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La Repubblica

Il Grand Tour dei sapori d’autunno ... Byron ne teneva uno nascosto sul suo tavolo, diceva che il profumo gli “nutriva la fantasia”. Per Rossini era il “Mozart dei funghi”. Secondo Alexandre Dumas “rendeva gli uomini più amabili”. L’oggetto del desiderio è il tartufo che, con le castagne, è il piatto forte delle sagre autunnali. Si va, si assaggia slow, si gustano cibi prelibati e antichi paesaggi. L’appuntamento più ghiotto è ad Alba, Piemonte, con la fiera internazionale del tartufo bianco aperta fino all’8 novembre. Cuneo invece punta sul dessert: dal 15 al 18ottobre fiera del marrone, caldarroste, crema di castagne, marron glacés. La Val d’Aosta offre altro, formaggi e lardo. “Marché au Fort” da domenica prossima (11 ottobre) a Bard con fontina e lardo di Arnad. E, dal 25, una cascata di miele a Chatillon: millefiori, di rododendro, di castagno, di tarasacco e di tiglio. In Alto Adige e in Friuli si festeggia brindando. A Lagundo “Ars et vinum” con assaggi di canederli e speck (dal 16 ottobre al 5 novembre). E una tre giorni a Merano (16-18 ottobre) dedicata alla festa dell’uva: bande musicali, danzatori e un carro allegorico con un gigantesco grappolo di uva rossa e una corona fatta di mele. Vino anche a Tarvisio e Malborghetto in Friuli: “Ein Prosit” (19-23 novembre); mostra-assaggio (21 e 22 novembre) nella sale cinquecentesche del Palazzo Veneziano di Malborghetto. E poi maiale. A Sissa, Polesine Parmense e a Roccabianca, in Emilia Romagna, tutti i fine settimana di novembre “Novembre Pork... speriamo ci sia la nebbia!” con il culatello di Zibello, la spalla cruda di Palasone e la spalla di Sansecondo. Tartufo emiliano (fino al 30 novembre) alla Tartufesta con appuntamenti in tredici comuni, borghi medioevali arrampicati sull’Appennino, da Lizzano in Belvedere a Savigno a Sasso Marconi. Sagra dell’avarola infine (una castagna) a Melfi in Basilicata dal 24 al 25 ottobre: squisiti calzoncelli di Melfi e minuscoli calzoni con l’avarola lavorata con cioccolato e caldarroste mantecate. Scriveva Calvino: “Un castagno dal tronco cavo, un lichene celeste su una pietra, lo spiazzo nudo d’una carbonaia, quinte di uno scenario spaesato e uniforme, s’animavano in lui radicate ai ricordi più remoti”.

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