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La Repubblica

Lo champagne centenario riemerge dal Mar Baltico ... Ritrovate 168 bottiglie in una nave affondata nel 1880 Oggi a Reims l’assaggiò di un gruppo di esperti... Arcipelago Mar Baltico, 16 luglio 2010: alcuni sommozzatori tro vano nel relitto di una nave affondata - sembra nel 1880 - 168 bottiglie di vino. Le riportano in superficie e, quando i tappi saltano a causa del cambiamento di pressione, scoprono che si tratta di spumeggiante Champagne. Indagini, ricerche negli archivi, analisi, studi dei materiali. Dicembre 2010: 47 di queste bottiglie, marchiate nel tappo dall’inconfondibile logo “VCP”, rimaste per oltre un secolo e mezzo sott’acqua nel buio totale, auna temperatura costante di 5 gradi, tornano alla casa madre, la Veuve Clicquot Ponsardin, a Reims. Oggi, venerdì 25 maggio 2012, sempre a Reims, le bottiglie dello “Champagne più vecchio del mondo” - nel frattempo sottoposte a controlli minuziosi, aperte e ritappate manualmente con tappi preparati ad hoc dal più importante produttore mondiale, e poi conservate in ambiente ideale per umidità e temperatura - vengono fatte assaggiare per la prima volta a un ristrettissimo gruppo di esperti estranei allo staff di Veuve Clicquot. Com’è questo Champagne? L’anteprima rivela che del perlage, cioè delle bollicine, resta solo una tenue traccia ed è decisamente più dolce dello Champagne che noi beviamo. Ma è “un vino eccellente, vivo, che ha conservato i suoi aromi originali, naso speziato, con tracce di caffè, al gusto note di fiori bianchi e accenti di agrume”, dice Dominique Demarville, chef de caves di Veuve Clicquot. E se la minore presenza di bollicine dipende in parte dallo sbalzo di pressione, lo zuccheraggio più di quello attuale, che rende quello Champagne simile a un vino da dessert, non è frutto di una degenerazione causata dal tempo, ma risponde semplicemente al gusto dell’epoca e del maggiore consumatore di Champagne alla fine del 1700, la Russia con la sua Corte, alla quale le bottiglie arrivavano dopo una traversata pericolosa, causa di tanti naufragi. Nulla di sorprendente, dunque, nel fatto che il battello sfortunato rinvenuto nel 2010 sui fondali del Baltico non abbia mai raggiunto la sua meta. Forse non era nemmeno diretto in Russia ma in Finlandia, stando almeno al luogo del ritrovamento. Nemmeno questo stupisce: lo Champagne era apprezzatissimo da tutta la nobiltà europea e godeva già della massima reputazione, tanto che Madame Clicquot aveva spedito agli Zar un lotto segreto di bottiglie persino nel 1814, nonostante il blocco imposto da Napoleone. La Vedova era infatti riuscita a imporre per la propria azienda una fama internazionale anche grazie a un’esasperata ricerca della perfezione, che partiva dalla selezione delle uve migliori per arrivare alle bottiglie in vetro soffiato e ai tappi che portavano incisa la sigla “VCP”. Proprio quei tappi hanno preservato lo Champagne dalle infiltrazioni di acqua di mare, e sono ancora quei tappi ad aver permesso, grazie alle iniziali, l’identificazione del produttore, essendo tutte le bottiglie ovviamente prive di etichette, con quelle “VCP” di gran lunga meglio conservate rispetto alle bottiglie ritrovate di altre marche. Fa evidentemente una certa impressione, al di là del valore storico, l’idea di bere oggi - in condizioni pressoché ideali - uno stesso Champagne che era stato assaggiato e approvato dalla Vedova. Rimane, oltre all’esperienza unica di una scoperta forse irripetibile, il fascino di una storia che riporta a una donna imprenditrice che vedeva lontano, con voglia e capacità di innovare e di garantire un livello di qualità dei propri prodotti straordinario per l’epoca.

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