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La Repubblica

Vendemmia ... Troppa acqua, per il vino è l’anno più amaro ... Giuseppe Cescon, 39
anni, terza generazione
di viticoltori.
“L’ultimo agosto così...
era novembre”. Piove sulle
viti di pinot grigio, chardonnay,
merlot, cabernet, raboso. Piove
e non smette mai. Fra i filari
spuntano funghi bianchi. “Abbiamo
combattuto per mesi e
mesi. Troppo caldo in inverno e
primavera, troppo freddo e soprattutto
tanta pioggia in questa
strana estate. Adesso lo posso
dire: siamo di fronte a un
dramma. Noi agricoltori saremo
anche bravi, belli e intelligenti,
ma contro onesta pioggia che scende a secchiate dalla prima
settimana di agosto, non abbiamo più
armi. Non ci resta che pregare
”. Sarà ricordata per anni,
questa vendemmia che rischia
di lasciare vuoti troppi tini. Gli
acini sono diventati “ciccioni”
per la troppa acqua succhiata
dalle radici o passata attraverso
la buccia dei chicchi e poi sono
scoppiati, provocando quello
che tecnicamente viene chiamato
- non c’è bisogno di traduzione
- “marciume acido”.
“Semplicemente, invece di maturare
il grappolo marcisce. “E pensare che basterebbero tre o
quattro giorni di sole, per bloccare
tutto. Potremmo recuperare i
grappoli ancora sani e portare in
cantina quel che resta del nostro
tesoro. Ma le previsioni non sono
buone. La parola “dramma” non
l’ho scelta a caso”. Dovevano essere
giorni di festa, questi, nel
Veneto - maggior produttore di
vini in Italia - e in tutto il Nord
Est. La vendemmia non è solo un
raccolto agricolo. Ci sono le gare
fra coltivatori, per poter dire “il
mio vino è più buono del tuo”. Ci
sono giovani e anziani fra i filari
per pagarsi i libri o arricchire la
pensione. Ci sono le cene quando
l’ultimo carro parte per la cantina,
i profumi dei mosti... Giuseppe
Cescon è uno che ci tiene, alle
cose buone. Il latte delle vacche,
il frumento scelto fra grani antichi,
i polli liberi fra i filari. “Con
una stagione come questa rischi
però di sentirti sconfitto. Già due
settimane fa l’assicurazione -
l’ho stipulata anche contro la
troppa pioggia - mi ha accertato
un danno pari al 30 per cento
per il peso e al 27 per la qualità.
Per quest’ultima lavoreremo bene
in cantina e cercheremo di recuperare.
Ma dobbiamo vedere
un cielo azzurro”.
Vendemmia amara in tutto il
Nord. Nel bergamasco, ad esempio,
è previsto - anche a causa
della grandine - un calo di produzione
del 30 per cento, che per
le aziende colpite dal ghiaccio caduto
dal cielo supererà il 50. A
Reggio E mili a non si riesce ad entrare
nei vigneti perla troppa acqua
caduta. Secondo Stefano
Masini della Coldiretti, accanto
al calo della produzione, “c’è l’aumento
dei costi per difendere le
viti dai parassiti favoriti dal clima
anomalo”. L’estate senza sole
avrebbe già provocato - per
uva, pere, latte e tutte le produzioni
agroalimentari - un danno
pari a un miliardo. “La vendemmia dei bianchi precoci-
dice
Diego Tomasi, agronomo che fa parte del Consiglio nazionale
per la ricerca e la sperimentazione
in agricoltura e segue il Centro
di Conegliano - ci dice purtroppo
che le previsioni di un calo
della produzione del 10 per
cento fatta a metà giugno era ottimistica.
Per pinot grigio, bianco
e nero, chardonnay e traminer
- già raccolti per 1’80 per
cento - in Veneto il calo è stato
del 30 per cento. Per i bianchi in
generale - compresa la glera
del prosecco-il calo sarà del 20
per cento. Per i rossi confermiamo
la previsione del meno 15 per
cento, ma soltanto se arriverà
questo benedetto sole”.
L’agronomo ricercatore racconta
la “guerra nei vigneti”.
“ Germogliamento anticipato e
poi ritardo nella maturazione. Il
1° luglio arrivano i primi attacchi
di peronospora, il fungo che secca
gli acini. Non siamo molto
preoccupati. Si fanno i trattamenti
antiparassitari e si aspetta
l’“invaiatura” -è il momento
in cui l’uva nera prende colore e
la bianca diventa lucida e trasparente-
che bloccagli attacchi di
peronospora. Ma questa ritarda
di almeno 10 giorni a causa della
pioggia e la peronospora continua.
In Veneto luglio ha portato
21 giorni d’acqua, 160 per cento
in più della media degli ultimi
vent’anni. I grappoli, causa l’acqua,
diventano sempre più pesanti:
150 grammi nel 2012,170
nel 2013, 210 nel 2014. L’acino si
gonfia di notte e si restringe di
giorno, se c’è il sole. Ma con i vigneti
sempre bagnati si sono superati
i limiti di plasticità egli acini
sono scoppiati, provocando il
marciume acido. Sono stati bravi,
i nostri coltivatori. Sono andati
nei campi a fare la sfogliatura,
liberando cioè i grappoli dalle foglie
per farli asciugare dal sole.
Ma non è stato sufficiente”.
Sono aumentati anche i trattamenti:
13-14 contro i 10 normali
nei vigneti tradizionali, più
di 20 contro 15 nel biologico, perché il rame veniva lavato via ad
ogni pioggia. I viticoltori vivono
giorni d’angoscia, indecisi se recuperare l’uva
ancora non matura,
per non perdere tutto, o se
aspettare il miracolo del sole. “La
Regione Veneto, e anche il Friuli
- dice Diego Tornasi - hanno
già deciso di chiedere alla Comunità
europea di poter arricchire i
mosti di 2 gradi zuccherini, e non
di 1, 5 come negli anni scorsi. E di
poter vendemmiare a 8 gradi e
non da 9 in su”. Per dare il giusto
zucchero a questa “uva cruda” si
useranno mosti concentrati. Alcune
aziende l’hanno conservato
dall’anno scorso, altre dovranno
produrlo quest’anno, con un
altro taglio alla produzione.
Inutile chiedere all’oste come
sarà il suo vino. Ma l’agronomo
non si tira indietro. “Non sarà
un’annata eccellente. I nostri
contadini hanno fatto tutto il
possibile. Adesso si metterà alla
prova l’abilità degli enologi. Anche
loro sono seri professionisti.
Faranno tutto il possibile, e senza
inganni, per salvare il tesoro
delle nostre campagne”.

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