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La Repubblica

“Vietato vendere prosecco alla spina” i vignaioli veneti contro i pub inglesi ... Londra, dilaga la moda di spillano come la birra I produttori insorgono: “Va versato dalla bottiglia chi non lo fa deve essere punito per frode”... Dio salvi il Prosecco. A insidiare il rango dello spumante doc delle colline trevigiane, sono i pub inglesi dove è invasa la moda di spillarne una pinta ai clienti assetati, quasi fosse un birra qualunque e non un’eccellenza in bollicine che può essere venduta soltanto in bottiglia di vetro e con la regolare fascetta del consorzio di tutela Docg, a garanzia di qualità e provenienza. A scatenare il putiferio, fa sapere la “Tribuna di Treviso”, è stato tale Marcus Hilton, proprietario di un pub nella cittadina di Wakefield, non lontano da Leeds, che si è fatto fotografare mentre serviva il Prosecco alla spina, ma il suo esempio è stato rapidamente imitato nei locali della Gran Bretagna, tanto che il popolare “Daily Mail” vi ha dedicato un reportage di costume: “Molto più economico, e leggermente più dolce dello champagne, il Prosecco è visto sempre più come il modo migliore per rendere effervescente una serata in compagnia”, assicura il tabloid “e la sua popolarità è cresciuta così in fretta che i pub hanno iniziato a servirlo alla spina. Decine di locali hanno installato le attrezzature necessarie a spillarlo: costa in media 4 sterline al bicchiere e i consumatori apprezzano la novità perché permette di risparmiare, evitando di comprare un’intera bottiglia da 25 sterline e più”. Apriti cielo. Rimbalzata sui social network, la notizia è approdata a Valdobbiadene, cuore pulsante del Prosecco, dove i tre consorzi di produttori sono letteralmente insorti, intimando il rispetto delle modalità di erogazione, pena immediate azioni legali. Il primo passo è stata una mail ufficiale al Daily, per ribadire che “il prosecco alla spina non è fattibile e chi infrange le regole dell’Unione europea sarà perseguito per frode”: messaggio recepito dal quotidiano, che è tornato sull’argomento invitando gli esercenti britannici al rispetto delle “buone abitudini”. Ma la querelle è tutt’altra che chiusa. A Londra e dintorni, riferiscono testimoni, il malvezzo è largamente diffuso e i consorzi hanno investito della vicenda il ministero dell’Agricoltura e l’Istituto repressione frodi. Il mercato britannico,oltretutto, vale quasi 5 milioni di bottiglie l’anno (per un fatturato di 22,4 milioni nel 2013) tanto da rappresentare il terzo Paese d’importazione del Docg, dietro Germania e Svizzera. Altolà ai trasgressori d’Oltremanica, allora, ma anche in casa nostra non mancano i furbetti sorpresi a riempire calici di bianco frizzante senza aprire la regolamentare bottiglia certificata. Ne sanno qualcosa i “ranger del Prosecco”, agenti vigilatori con qualifica di pubblica sicurezza sguinzagliati in negozi, bar, ristoranti, enoteche, a caccia di sofisticazioni e abusi: “Lavorano a pieno regime contro chi danneggia le nostre produzioni e spesso portano a casa risultati concreti”, commenta Stefano Zanettin, il presidente del Consorzio di tutela Prosecco doc “le multe comunitarie variano da 2mila a 20mila euro e costituiscono un valido strumento dissuasivo, tuttavia noi puntiamo sempre sull’educazione al consumo e sulla moral suasion nei confronti degli operatori commerciali”.

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