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La Repubblica

Dall’archeologa arborea allo scrittore gli eroi della nuova civiltà contadina ... Un incontro di spiriti diversi non è solo un gioco di parole per definire il Premio Nonino. Perché i numeri sono seri: ieri la quarantaduesima premiazione in un contesto familiare che da 120 anni distilla grappe e acquaviti. Per cinque volte ha anticipato le scelte del Nobel: Rigoberta Menchu, V.S. Naipaul, Tomas Transtroemer, Mo Yan, Peter Higgs. Molti pensano che sia un premio letterario, invece è nato nel ’75 come Risit d’atri (Barbatella d’oro), un riconoscimento a chi tutelava gli antichi vitigni friulani, alcuni a rischio d’estinzione. Due anni dopo, sempre legato al tema della terra e della civiltà contadina, s’è affiancato il premio letterario nazionale, dal 1984 internazionale. Agli inizi, spiegare dove si trova Percoto a un interlocutore straniero non era facile. La formula più usata era: “Vicino a Venezia”. Vicino a Palmanova sarebbe stato più corretto, ma c’era il rischio di dare, come Stefania Sandrelli in “C’eravamo tanto amati“, tra Peonis e Trasaghis, una risposta che richiedeva un’altra domanda: dov’è Palmanova? Qui sono stati premiati Amado e Senghor, Sciascia e Abbado, Lévi-Strauss ed Elias, ma anche il pane di Altamura e il radicchio Rosa di Gorizia. Pure i Nonino di strada ne hanno fatta, dai tempi del bisnonno Orazio che girava con un alambicco su un carrettino e distillava a domicilio, cascina per cascina. Hanno inventato la distillazione da monovitigno, partendo dal più raro, il Picolit. Poi hanno distillato l’uva, poi alcuni frutti e il miele. La grappa, considerata meno delle ciabatte di Cenerentola, è velocemente diventata una status symbol. Attualmente c’è una fase d’allargamento (di utilizzo e di mercato ). Da qui nasce “That’s Amaro!” (chissà quanti ne avrebbe bevuti Dean Martin ). Oppure Nonino-tonic, sfida diretta al gin cui subentra la grappa, senza dimenticare nel bicchiere un rametto di rosmarino che non è solo decorativo. I premi, tra villotte furlane e arie della Traviata, coro delle Mani Bianche e suggestivi giochi di luce (non c’è da stupirsi, semmai da commuoversi: la regia è di Ermanno Olmi). Il mercato (la grande distribuzione) ha bisogno di poche varietà e grande quantità. Molti frutti “minori” progressivamente spariscono. “Lotta continua a favore delle biodiversità” urla Giannola Nonino. Applausi. Nel suo terreno di 8 ettari, vicino a Città di Castello, Dalla Ragione cura (tiene in vita) circa 500 alberi dimenticati, che danno le mele a muso di bue, le mele a culo d’asino, i fichi dei frati zoccolanti, le pere fiorentine e le pere palombine. Cyprian Broodbank è premiato per la ricerca storica e geografica sul Mediterraneo, tra miti arcaici e realtà migratorie. Premio Inter-nazionale a Pierre Michon, francese della Creuse, per “Vite minuscole”. Bel libro e autore sincero: “Ho cercato di fare lo scrittore d’avanguardia per liberarmi dall’ambiente contadino in cui sono nato e cresciuto. Ho cambiato strada quando ho visto l’orto abbandonato di mio nonno Félix e ho capito che mio dovere era raccontare le vite di persone del posto, allegre o tragiche, vite che nessuno altrimenti avrebbe raccontato. Ho convocato i miei morti”. Premio “Maestro del nostro tempo” a John Gray, inglese, filosofo dell’ antiliberalismo. Aveva previsto la grande crisi con anni d’anticipo, e la vittoria di Trump in agosto. Non era difficile prevederla, dice: lui inesperto, Hillary esperta, ma è proprio questa esperienza governativa che ha giocato a suo sfavore. “Piaccia o no, siamo in un mondo nuovo”. E l’Europa cosa diventerà? “Sarà orbanizzata. Credo che l’Ue durerà ancora tre anni, Brexit è solo l’inizio”.

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