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LO STATO DELL’ARTE

La “resistenza” dei grandi vini italiani. Che soffrono ma non crollano. I dati aggiornati Ismea

Tra chi perde qualcosa, chi resiste e chi cresce appena, le quotazioni degli sfusi (indicative, con tante altre variabili in gioco in fase di mercato)
MERCATO, PREZZI, vino, Italia
La “resistenza” dei grandi vini italiani. Che soffrono ma non crollano. I dati aggiornati Ismea

“Di certo non siamo felici come in altri tempi, ma viste le prospettive che avevamo a marzo diciamo che abbiamo resistito. E non è poco. Anzi, i dati a settembre ci dicono che le vendite in volume sono addirittura cresciute del 2% sul 2019”. Sono parole confortanti, quelle che arrivano sul Barolo, uno dei grandi vini d’Italia e del mondo, raccontate a WineNews da Matteo Ascheri, alla guida del Consorzio di Barolo e di Barbaresco, in vista di una fine anno che, di norma, è il momento più importante per il consumo dei grandi vini italiani, ma che, in questo 2020, segnato dal Covid è più imprevedibile che mai. “Difficile dire quel che sarà, di certo gran parte della ristorazione manca e mancherà, magari terrà meglio la regalistica aziendale, ma vedremo. Di certo fin qui è andata meno peggio di quanto si temeva. Magari si è perso un po’ di valore aggiunto perchè su vini come il Barolo, in questo senso, l’horeca è fondamentale, ed è un canale in difficoltà in tutto il mondo. Ma tra un’annata 2016 importantissima, il prestigio del Barolo e altri fattori, fin qui abbiamo retto. C’è stata un po’ più di Italia, ma anche i mercati stranieri, che, per Barolo, valgono quasi l’80% del totale (sui 14,5 milioni di bottiglie prodotte in media ogni anno, ndr), non sono poi crollati. L’Asia sta ripartendo bene, la Germania ha retto, così come gli Usa che hanno visto più oscillazioni ma alla fine sono sui loro livelli, e gli ordini continuano ad arrivare, mentre un po’ più in sofferenza è il Regno Unito. Ma fin qui abbiamo retto. Ed anche in vista di un nuovo lockdown, se arriverà, quello che conforta rispetto al primo, quando andavamo in un terreno totalmente sconosciuto, è che così come abbiamo visto una ripresa importante dopo maggio 2020, confidiamo di rivivere lo stesso dopo le eventuali nuove chiusure. Sperando che il 2021, se arriverà un vaccino o se si troveranno cure e rimedi più efficaci, sia davvero un anno di ripresa”. Intanto, però, non è crollo, come dimostrano le quotazioni degli sfusi, spiega il presidente Ascheri: “per Barolo siamo sui 600 euro ad ettolitro, anche se va detto che di 2016 di fatto non ce ne è più”. Anche per questo il portale Ismea ha infatti rimosso il dato relativo alle quotazioni degli sfusi sul Barolo, ripreso da WineNews nei giorni scorsi, perchè ritenuto dalla stessa Ismea “non rappresentativo, in quanto influenzato dalle dinamiche straordinarie che stanno colpendo tutti i mercati, in ragione della emergenza epidemiologica in atto”. Ed i dati aggiornati da Ismea sui prezzi medi mensili degli sfusi (dato di settembre rilevato da WineNews il 2 novembre, da prendere come puro riferimento di massima), mostrano che, almeno per le denominazioni più importanti del vino italiano, pur con qualche perdita, ma anche qualche debole aumento, le quotazioni tutto sommato restano a buoni livelli. Tra i grandi rossi, per esempio, il Brunello di Montalcino è segnalato sui 905 euro ad ettolitro, il Chianti sui 100, il Chianti Classico sui 252, l’Etna sui 200 euro, il Valpolicella “base” sui 130, e nelle grandi produzioni, tiene anche il Montepulciano d’Abruzzo, stimato sui 66 euro ad ettolitro, per fare alcuni esempi. Con valori, dunque, in qualche caso in calo di qualche punto, in altre sostanzialmente in linea con un quadro di normalità. Discorso che vale, ancor di più, per le varietà bianchiste: il Prosecco Doc, sui 162 euro ad ettolitro, è addirittura in leggerissima crescita su settembre 2019, così come il Soave Classico, sui 120 euro ad ettolitro (più in difficoltà la versione “base”, sugli 80 euro), mentre è sostanzialmente stabile il Gavi sui 280, così come l’Asti Moscato sui 170.
Riferimenti di massima, da prendere come pura indicazione, poiché i prezzi possono variare, anche in maniera sensibile, in fase di contrattazione, a seconda della qualità delle singole partite, dei produttori, della annate, dei trend di mercato e delle esigenze di domanda e offerta. Tanto più in un quadro complesso ed in costante ed imprevedibile evoluzione come quello che tutti, nella vita quotidiana e nei diversi settori economici, stanno vivendo. Ma sono numeri che raccontano di un settore che, a livello generale, soffre ma tiene, per ora, come raccontano anche i dati sulle giacenze nelle cantine del Belpaese, che, al 21 ottobre 2020, sostanzialmente a vendemmia finita, registrano 37,6 milioni di ettolitri di vini (2,6% sul 15 ottobre 2019) e 10,4 milioni di ettolitri di vini ancora in fermentazione (rispetto ai 5,4 del 2019), secondo i dati dell’ultimo bollettino Cantina Italia del Ministero delle Politiche Agricole. Un po’ di vino in più, insomma, ma non uno scenario apocalittico, come si era temuto all’inizio della pandemia.

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