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FUTURO

La Toscana enoica mette sul tavolo del Governo la ricetta per la ripartenza

Le richieste all’Esecutivo dei “big” del settore: da Albiera Antinori a Donatella Cinelli Colombini

Il mondo del vino toscano vuole ripartire veloce e alcuni dei suoi “big” lanciano proposte per il presente e il futuro del settore. Il “destinatario” è il Governo Conte, in vista degli Stati Generali dell’Economia che partiranno dopo domani, e in cui sarà tracciata la linea economica per la ripresa del Paese. Il vino toscano, protagonista ieri nel dibattito “Into a new era”, organizzato dai Sommelier Ais e Gruppo Editoriale, è stato rappresentato per l’occasione da Albiera Antinori, presidente della Marchese Antinori e del Consorzio Vino Bolgheri, Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi de' Frescobaldi, e Donatella Cinelli Colombini, produttrice a Montalcino con Casato Prime Donne e fondatrice del Movimento Turismo del Vino. Tra le richieste dirette all’Esecutivo c’è quella di una particolare attenzione al sistema dei dazi americani; al rilancio dei consumi con la revisione dell’Iva; la necessità dello sgravio del costo del lavoro per il mondo della ristorazione ed investimenti a sostegno dell’enoturismo e dell’ e-commerce ma “tutto senza indugi”. Perché la rapidità sarà fondamentale. Quello che viene sollecitato è l’avvio di una nuova era per l’enologia che i produttori si preparano ad affrontare portando proposte concrete all’attenzione del Governo in tema di rilancio e salvaguardia. Un nuovo approccio e nuovi strumenti da vagliare ma sempre nell’ottica di garantire una continuità ad un settore che, nonostante le difficoltà (anche logistiche) degli ultimi mesi, guarda al futuro con ottimismo e fiducia. Adesso è il momento di far sentire la propria voce a pochi giorni da un importante appuntamento istituzionale, e dopo che il ministro Roberto Gualtieri ha stanziato per il rilancio del made in Italy all’estero 1,4 miliardi di euro, di cui una quota andrà auspicabilmente a coprire anche il comparto agroalimentare.
Sulla salvaguardia ed il rilancio del settore vitivinicolo, Lamberto Frescobaldi, non ha dubbi: “il vino italiano all’estero è andato molto bene in questi anni e non vedo impedimenti alla ripresa di tale vivacità. Premesso che a causa di questa emergenza sanitaria nel nostro Paese mancheranno quest’anno circa 60 milioni di turisti provenienti dall’estero, adesso necessitiamo un maggiore sostegno istituzionale. In particolare al Ministro chiediamo di seguire con grande attenzione la questione dei dazi con l’America pronta a imporre nuove limitazioni a prodotti europei ed anche italiani, il che significherebbe una mazzata terribile per la nostra economia. Un’altra questione essenziale per la competitività è il peso delle imposte. Il mondo della ristorazione, dove i grandi vini hanno il loro principale canale distributivo, è fortemente penalizzato, non solo dalle imposte ma anche dagli alti costi di manodopera. Un alleggerimento di tale carico, unitamente ad una revisione al ribasso dell’Iva, ora al 22%, contribuirebbe verosimilmente, se resa evidente, a rilanciare i consumi”.
L’importanza del mercato americano per l’enologia toscana è stata sottolineata anche da Albiera Antinori, alla guida della Marchesi Antinori, primo brand italiano in Florida e fortemente orientata all’internazionalizzazione, con aziende di proprietà in California e Cile. “Concordo con quanto sostiene Lamberto Frescobaldi in merito alle preoccupazioni per possibili dazi americani, tuttavia sono positiva e fiduciosa che quel mercato sappia riprendere velocemente quello sprint che da sempre lo contraddistingue. Quello che serve adesso è una strategia a lungo termine: le idee ci sono, ma non basta annunciarle, bisogna iniziare a metterle in pratica: basta indugi. Chiediamo sostegno - ha aggiunto Albiera Antinori - ma al contempo anche noi cerchiamo di fare la nostra parte per ripartire, anche con iniziative semplici come la fruibilità delle cantine. Ritengo che l’e-commerce, modalità di acquisto che in questi tre mesi in Italia si è molto sviluppata, rimarrà un canale di vendita in più, un aiuto, ma non è paragonabile all’emozione di scoprire cosa c’è dietro la produzione di un vino e niente potrà sostituire le visite in cantina. Per le degustazioni online dovremo inventarci qualcosa in più di ciò che abbiamo fatto finora”.
Donatella Cinelli Colombini, produttrice a Montalcino con Casato Prime Donne, focalizza la propria attenzione sull’enoturismo in questa nuova era post-Covid. “Oggi il turismo enogastronomico è la prima motivazione di scelta dei turisti. Inoltre, in considerazione delle difficoltà causate dal Covid-19, abbiamo di fronte l’opportunità di riportare i viaggiatori italiani a scoprire un turismo di prossimità. Pertanto chiediamo al Governo e agli Stati Generali dell’Economia che sia messa in campo un serio impegno nella promozione ed una massiccia campagna di comunicazione usando le reti pubbliche per promuovere il mondo del vino e del turismo”. Cinelli Colombini chiede anche di “modificare il sito “italia.it”, dove il vino non ha alcuno spazio e questo è gravissimo per un Paese come il nostro. Inoltre occorre creare collegamenti tra le persone e i territori. Servono interventi immediati. Non basta la governance focalizzata sui singoli territori, occorre una manovra di comunicazione importante per riattivare il turismo italiano perché mancano all’appello 59 milioni di turisti stranieri”.
La produttrice di Casato Prime Donne ribadisce alcune idee da sviluppare già evidenziate alcune settimane fa per ridare slancio al turismo del vino: e quindi organizzare opportunità all’aria aperta, creare punti di assaggio con prodotti tipici e, soprattutto, aprire nei week end come conferma anche Albiera Antinori che ha accolto i visitatori nella cantina aziendale di Bargino, un’autentica “cattedrale del vino”. La risposta è stata molto buona. “Già nel primo fine settimana abbiamo ricevuto oltre 300 turisti. Niente in confronto a prima del Covid-19, ma siamo fiduciosi che ben presto si possano raggiungere buoni risultati sia sui mercati sia per il turismo del vino”.
Donatella Cinelli Colombini, facendo riferimento ai dati dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul Turismo del Vino redatto dall’Università di Salerno per le Città del Vino, afferma che la sorpresa più interessante è che “il 60% degli enoturisti hanno dichiarato di visitare più frequentemente le cantine della propria regione ed in questa classifica la Toscana si è confermata la prima destinazione enoturistica italiana con il 45% di preferenze. Il turismo del vino è paragonabile ad un treno in corsa che il Covid ha fermato e che adesso vorrebbe poter tornare ai fasti di un tempo. Nel 2019, le visite in cantina sono state 15 milioni per un giro d’affari di 2,65 miliardi di euro. Se gli stranieri torneranno il merito sarà anche della rete web che rappresenta lo strumento più utilizzato per organizzare un viaggio ed una escursione in cantina. La voglia di venire in Italia c’è, lo dimostrano gli oltre 300 milioni di visualizzazioniprodotte dalle ricerche online. Cogliamo questo come un segnale incoraggiante per una pronta ripartenza”.

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