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TRA NUMERI E TREND

L’agroalimentare made in Italy supera la prova Covid: nel 2020 rappresenta il 15% del Pil italiano

Coinvolto e “sconvolto” dalla pandemia, il settore ha accelerato la digitalizzazione ed il delivery del food & beverage, e vale 522 miliardi di euro
AGROALIMENTARE ITALIANO, FATTURATO, MASTER IN ECONOMIA E MANAGEMENT DELLA COMUNICAZIONE E DEI MEDIA, PANDEMIA, PIL, UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA, Non Solo Vino
L’agroalimentare italiano resiste alla pandemia (ph: Prosciutto Toscano Dop)

Ad un anno dallo scoppio della pandemia il settore agroalimentare made in Italy supera la prova Covid: infatti, nel 2020 il comparto vale 522 miliardi di euro rappresentando ben il 15% del Pil italiano. Si tratta di un comparto strategico per il sistema Paese, con un giro d’affari che coinvolge 740.000 aziende agricole, oltre 330.000 realtà nella ristorazione, ben 230.000 punti vendita al dettaglio, 70.000 industrie alimentari e 4 milioni di lavoratori (fonte dati: Ansa, Cia e Coldiretti 2021). Emerge dal Seminario n. 10 “Food, Wine & Co. Food sustainability. Dal marketing al prodotto, ai territori e alle persone d’eccellenza”, promossa per valorizzare l’eccellenza delle realtà italiane nel settore agroalimentare ed enogastronomico dal Master in Economia e Management della Comunicazione e dei Media dell’Università di Roma Tor Vergata, diretto dalla professoressa Simonetta Pattuglia, per il “Welfair - Il benessere in fiera”, evento digitale organizzato da Fiera di Roma e dedicato ai temi del benessere e della salute.
Negli ultimi dieci anni diversi cambiamenti hanno coinvolto e “sconvolto” il comparto agro-industriale ed enogastronomico italiano, primo tra tutti la pandemia da Covid-19: dalla produzione al commercio, passando per l’intera filiera di approvvigionamento, nulla è più come prima. Da un lato, il lockdown ha accelerato fenomeni quali la digitalizzazione del food & beverage (Studio Reply 2021) e fatto crescere in maniera esponenziale il food delivery, per un giro d’affari nel 2020 di 706 milioni di euro pari al +19% sul 2019 (Osservatorio eCommerce b2c, 2020). Al tempo stesso, la fame ha subito un’accelerazione nell’ultimo anno: per questo motivo, i Paesi membri dell’Unione Europea si stanno impegnando per raggiungere l’obiettivo “Zero Hunger” (Fame Zero), il secondo obiettivo dell’Agenda 2030, attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari (Pre-summit, Nazioni Unite, 2021).
Il secondo mega-trend del food italiano, analizzato in occasione del Seminario, è stato incentrato sulla dimensione del cibo in rapporto ad uno stile di vita sano, ispirato al benessere e alla salute. Non a caso, 1 consumatore su 2 (il 54%) sceglie un’alimentazione più sana nel 2020 rispetto a 10 anni fa, prediligendo cibi biologici (International Food Information Council, 2021) e, in generale, si dà maggior attenzione al cibo come fattore fondamentale di wellness, salute e prevenzione (Fmsi, Crea 2020). Il cibo del futuro, invece, è plant-based: si stima, infatti, che il consumo di prodotti a base vegetale crescerà del 20% entro il 2024 (Indagine Innova Marketing Inside, 2021).
Per lo scenario del turismo enogastronomico in Italia, più di due terzi delle persone (69%) si aspettano che il settore dei viaggi offra opzioni più sostenibili e dichiarano di voler visitare mete alternative al di fuori dell’alta stagione (51%) anche per evitare il sovraffollamento (48%; Booking.com, 2020). Inoltre, secondo i dati del “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021” a cura della professoressa Robert Garibaldi se nel 2016 solo il 21% degli intervistati aveva svolto almeno un viaggio con principale motivazione legata all’enogastronomia, nel 2018 la percentuale è cresciuta al 30%, nel 2019 al 45%, sino al 55% nel 2021. E oggi? Più della metà degli italiani sceglie un viaggio in base al gusto.
Ma la chiave per restare competitivi nel futuro è la sostenibilità: secondo lo studio McKinsey 2021 il 16% dei consumatori è pronto a pagare di più per comprare alimenti eco-sostenibili, mentre, relativamente ai prodotti, il 22% degli oltre 120.000 prodotti riporta in etichetta un claim sulla sostenibilità (GS1 Italy, Report, IX edizione), per un giro d’affari che supera i 10 miliardi euro e registra un +7,6% nel 2020 sul 2019
. Inoltre, il 30% dei prodotti presenta indicazioni su come smaltire le confezioni (Osservatorio Immagino, 2021).
In ottica marketing e comunicazione, secondo la professoressa Pattuglia, “il food & wine rientra a pieno titolo nel settore “Entertainment allargato”: riesce infatti a mettere insieme turismo, shopping, attività di divertimento domestico in cucina e nel living delle proprie abitazioni, televisione, cinema, serie in streaming, festival, eventi, dalle expo alle sagre; diventano infine sempre più importanti i social media e il ruolo dei food Influencer” come i dati dimostrano (Cru Agency, 2020). E, in un’epoca di paura e incertezze, i consumatori, soprattutto quelli appartenenti alle nuove generazioni, chiedono sempre più trasparenza e sincerità alle aziende: più attenzione all’origine dei prodotti, alla tracciabilità e alle filiere controllate.

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