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DAL CONGRESSO A CONEGLIANO

L’appello degli enologi: “no alla negatività, ci vuole un nuovo rinascimento del vino italiano”

Il presidente Assoenologi Cotarella: “non può essere sostituito”. Ministro Lollobrigida: “filiera unita”. Zoppas, presidente Ice: “per creare valore”

“Abbandonare la negatività ed essere proattivi per affrontare la difficile congiuntura di concerto con le istituzioni con le quali si è rinsaldato il rapporto” ed “avere la forza di immaginare un nuovo rinascimento del vino italiano”: è questo l’appello lanciato dagli enologi italiani riuniti nel Congresso Assoenologi n. 79 a Conegliano (28-30 maggio), nel cuore delle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, dove si è aperto ieri, con i messaggi del Commissario Europeo per l’Agricoltura Christophe Hansen e della Premier Giorgia Meloni, ma anche del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. A raccoglierlo, sul palco, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che, ricevendo il premio “Personaggio dell’anno 2026 Assoenologi” - con i riconoscimenti 2026 andati anche al direttore WineNews, Alessandro Regoli, “Enologo ad honorem” e “Premio Assoenologi Comunicazione Italia”, al presidente Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia, “Premio speciale territorio”, e Stevie Kim, Managing Partner Vinitaly, “Premio Assoenologi Comunicazione Internazionale”, da oggi soci onorari insieme a Matteo Zoppas, presidente Ice, Federico Bricolo, presidente Veronafiere, e Fabio Chies, sindaco Conegliano, e, ancora, Dario Stefàno, presidente Ceseo-Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa di Roma - ha parlato di un settore del vino “unito. Ci sono enologi, associazioni agricole, produttori. In Italia oggi il settore vino fa sistema. Io chiedo sempre che le soluzioni arrivino dai tavoli del vino. Quando sono unitarie, io le sposo. Non ero convintissimo che il dealcolato fosse una soluzione per il mondo del vino, ma una volta arrivata l’unanimità del Tavolo abbiamo autorizzato un sistema che proteggesse le Indicazioni geografiche e permettesse anche di sviluppare quel mercato. Sull’estirpo non sono particolarmente convinto. Noi sosteniamo il settore agricolo per due ragioni: la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente. Non saprei bene oggi come sostituire i vigneti e non vorrei ritrovarmi con campi abbandonati o terreni improduttivi. Anche sull’aumento delle aree produttive ci sono opinioni diverse. Se il settore dovesse arrivare all’unanimità anche sull’estirpo, sarei pronto a procedere. Ma se questa strada non fosse condivisa, credo che le soluzioni possano essere altre. Io proverei ancora a puntare sulla qualità, sulla produzione e sull’affermazione nei mercati. La crisi di Bordeaux e di alcune aree del vino francese dipende anche dal fatto che il differenziale di prezzo oggi è spesso più alto del differenziale reale di qualità. I consumi cambiano, c’è un boom degli spirits soprattutto tra i giovani. Su questo bisogna intervenire spiegando bene la differenza e coinvolgendo anche il mondo della ristorazione. Stiamo facendo analisi per trovare le soluzioni più idonee. Io mi affido sempre a chi ha maggiore competenza tecnica, assumendomi poi la responsabilità delle scelte”.
Prima però, il ricordo degli enologi italiani di Carlin Petrini, fondatore Slow Food, che ci ha lasciato nei giorni scorsi, e “che aveva preconizzato quanto sta accadendo già l’anno scorso proprio nella sua relazione al Congresso di Agrigento - ha ricordato il presidente Assoenologi Riccardo Cotarella - è il tempo di ritrovare il legame del vino con la terra, di rinsaldare i rapporti con le comunità di cui tutta la società beneficia”.
Ma è anche il tempo di reagire “alla diminuzione dei consumi che si accompagna a un calo della passione per il vino che rischia di far diventare il vino una bevanda qualunque - ha esordito Cotarella in apertura del Congresso “La Scuola del vino - Mercati, giovani e nuove sfide enologiche”, al Teatro Accademia di Conegliano - per affrontare la situazione complicata da elementi “politici” che si riverberano sul nostro e sugli altri settori negativamente, come le guerre, i dazi, facilmente risolvibili, gli ingiustificati ricarichi dei prezzi al consumo che allontanano i giovani dal consumo, gli attacchi diretti al vino come fosse tout court alcol, dobbiamo abbandonare il pessimismo e mettere da parte la rassegnazione. In quasi 60 vendemmie (ne manca solo una per arrivare alla cifra tonda, ndr) ho vissuto molte crisi e ho sempre visto il rimbalzo positivo: perfino dopo il metanolo c’è stato un rinascimento. Il vino non può finire, perderemmo un elemento iconico del nostro Paese e delle nostre vite. Il suo valore culturale non può essere sostituito da bevande diverse. Dobbiamo fare del nostro meglio, adottare un atteggiamento sfidante: diversamente siamo destinati, e non voglio, per scaramanzia, neppure dire a cosa”. Ed a riprova dei corsi e ricorsi storici a cui anche il vino è soggetto, Cotarella ha mostrato un articolo del “The New York Times” del 1984 in cui il giornalista Paul Gillet illustrava la diminuzione delle vendite dei vini statunitensi del 4,9% rispetto all’anno recedente, “dovuta all’incapacità del settore di fare marketing in modo efficace d essenzialmente alla preoccupazione per la salute dei consumatori e ancor più al forte rumore mediatico dedicato dai media e dai giornali all’argomento”. Nell’articolo si leggeva anche una dichiarazione di Sandra Mclver: “c’è molta disinformazione che finisce nei titoli dei giornali - sottolineava la nota produttrice della Matanzas Creek Vinery di Santa Rosa in California - e, con la nostra fobia nazionale per la salute, queste informazioni vengono subito recepite e le persone modificano le proprie abitudini. Poiché molte piccole cantine sono solo marginalmente redditizie, anche un calo incrementale delle vendite causato da notizie negative e avvertenze in etichetta può essere devastante”. Alla fine dell’articolo Gillet si chiedeva se questo fosse per il vino un semplice intoppo o se “la festa fosse finita” e tristemente optava per questa seconda ipotesi. “Sono passati 42 anni da quell’articolo - ha proseguito Cotarella - e quel testo è ancora attuale. Si parla di vino molto spesso riferendosi all’alcol, che ne è solo una piccola componente, come per esempio recentemente si leggeva su un quotidiano nazionale: “bastano due bicchieri di vino al giorno per aumentare il rischio di tumore al colon-retto del 25%: l’allarme nel nuovo studio e il parere dell’esperto”. L’utilizzo di un linguaggio diverso, accessibile, comprensibile che racconti non i tecnicismi, ma il territorio, i produttori e le loro famiglie, i vigneti e la convivialità che solo il vino è capace di accendere è uno degli ingredienti per avvicinare i giovani, che, diversamente dal passato, non hanno consuetudine con il vino nella quotidianità della tavola familiare. Non possiamo che essere noi enologi, sommelier e addetti ai lavori - ha concluso - a contrastare il calo dei consumi e l’attacco salutistico al vino. Risolvere la crisi dipende dal nostro atteggiamento proattivo, che come Assoenologi abbiamo adottato da tempo”.
Su questo percorso il vino trova il sostegno della politica, come hanno confermato i messaggi inviati dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ne hanno ribadito le azioni. “Ci siamo battuti in Europa per una riforma del regolamento sulle Indicazioni geografiche, forse più vicina alla realtà italiana, per mantenere intatte le risorse comunitarie e promuovere il commercio internazionale - ha sottolineato il Premier Meloni - condanniamo ogni tentativo di demonizzazione del vino con etichette o sistemi di informazione fuorvianti per il consumatore. Il vino è l’elemento cardine della Dieta Mediterranea, simbolo di benessere e convivialità, da difendere e valorizzare, ovviamente nel quadro di un consumo consapevole e responsabile. Continueremo a fare la nostra parte per aiutare il settore e la Nazione, partendo dalle opportunità offerte dagli accordi commerciali sottoscritti dall’Unione Europea con l’America Latina, l’India e l’Australia. Ma siamo anche intenzionati a fare del nostro meglio per valorizzare le opportunità di sviluppo del settore, come ad esempio nel turismo, un ambito in grande crescita che sta ottenendo sempre maggiori successi. Porteremo avanti il lavoro di connessione tra i produttori e gli agricoltori, ma anche soprattutto con i loro collaboratori enologi, che nella filiera di oggi rappresentano un pilastro fondamentale”. Dal canto suo il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato l’importanza del settore viticolo-enologico non solo come eccellenza mondiale, ma anche come parte integrante della storia, delle tradizioni e delle comunità che “il Governo sostiene per rafforzarne la competitività, tutelare il lavoro e promuovere modelli produttivi di qualità. La tradizione conviviale rimane simbolo di socialità e condivisione e la promozione del consumo consapevole e responsabile è fondamentale anche nell’ambito di una strategia a livello mediatico. La prevenzione dei comportamenti a rischio e la tutela della salute sono obiettivi prioritari, che richiedono il coinvolgimento di istituzioni, categorie produttive, associazioni e mondo della formazione. Investire in innovazione, ricerca scientifica e tutela delle denominazioni di origine è essenziale in un contesto sempre più competitivo. Il Ministero dell’Interno garantirà il massimo impegno per tutelare la legalità economica e la sicurezza delle filiere”.
Ad illustrare le azioni messe in atto dal Governo in carica per reagire a questo momento di crisi, anche cambiando il modo di comunicare, è stato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, stimolato dalle domande di Luciano Ferraro, vice direttore del “Corriere della Sera”. Sicuramente l’elemento più importante negli ultimi tempi è stato l’aumento dei fondi per il settore del vino da utilizzare “per valorizzare non solo il vino, ma anche il territorio, nelle sue declinazioni più opportune, tra cui sicuramente la vocazione turistica e la difesa dell’ambiente, custodito prima di ogni altro dai nostri agricoltori - ha specificato il Ministro - il Governo ha investito su due grandi filoni principali, più un terzo. Abbiamo investito 16 miliardi di euro sul settore agricolo. Sul settore vitivinicolo siamo passati da 100 milioni di investimenti che ho trovato nel Ministero a 1 miliardo e 100 milioni. Abbiamo investito sulla capacità di resilienza delle aziende, sull’efficientamento, nel bando filiere che abbiamo voluto, perché dalla produzione alla distribuzione si deve lavorare in squadra per affrontare dinamiche che permettano di dare valore aggiunto, ripartendo dalla qualità iniziale. Abbiamo lavorato sui consumi energetici: 2.500 aziende vitivinicole installeranno pannelli solari, ma non a terra consumando terreno agricolo, perché questo lo abbiamo evitato con un intervento normativo specifico che pone fine alla speculazione sui terreni agricoli. Queste aziende risparmieranno circa il 30% dei costi energetici installando pannelli sui luoghi di trasformazione, sulle serre, sulle cantine. Io sconsiglierei di far diventare le cantine dei “mosaici”, non perché non lo meritino, ma perché non vorrei che le Soprintendenze impedissero qualche intervento. Sto scherzando, naturalmente, con grande rispetto per le Soprintendenze. Credo però che le aziende siano altra cosa e ci siano cantine bellissime ovunque, che possono essere destinate anche al turismo e all’enoturismo, che nella multifunzionalità dell’azienda rappresentano una risorsa. Abbiamo finanziato complessivamente 24.000 aziende agricole, di cui 2.500 vitivinicole. Abbiamo investito sul ricambio generazionale e continueremo a farlo. Poi c’è la protezione del sistema vitivinicolo e agricolo in generale. La Legge di tutela dell’agroalimentare, approvata il 15 aprile dopo essere rimasta nei cassetti del Parlamento per oltre 10 anni, permette di evitare contraffazioni con sanzioni più elevate per chi danneggia i nostri imprenditori e il patrimonio che generazioni hanno saputo trasmettere. Abbiamo lavorato anche a una nuova etichetta che permetterà una maggiore riconoscibilità dei nostri prodotti. Il Consorzio del Prosecco è stato il primo ad aderire. L’etichetta porterà il tricolore e un Qr code che spiega il prodotto e permette la riconoscibilità della qualità. Lo Stato garantisce la protezione dalle imitazioni di qualsiasi tipo. Ringrazio le forze dell’ordine e gli ispettori del controllo qualità, insieme all’Unione Europea, per i controlli che anche in questi giorni hanno portato al ritiro di circa 500.000 bottiglie che evocavano impropriamente il Prosecco. Poi c’è la promozione, il racconto del vino. Il vino deve tornare a essere raccontato come parte di un’alimentazione bilanciata. Il mio primo voto in Europa è stato contro il divieto di finanziare con fondi europei la promozione del vino. La posizione italiana precedente era quella dell’astensione, ma una Nazione produttrice deve prima di tutto difendere ciò che è nel proprio interesse. Abbiamo lavorato sulla promozione con più di 100 milioni di euro di fondi, perché siamo interessati a rafforzare i mercati che abbiamo, consolidandoli e ampliandoli. Le scuole di eccellenza come questa di Conegliano permettono di arrivare a un concetto fondamentale: una cosa è fare un prodotto a base di uva, un’altra è fare un buon vino. Gli enologi cercano di fare un buon vino che abbia spazio nei mercati. C’è molta concorrenza nel mondo, ormai il vino cercano di farlo quasi tutti, ma l’Italia continua a essere leader. E credo che gran parte del merito spetti proprio agli enologi, che realizzano vini di alta qualità che vanno raccontati per quello che valgono, anche all’interno della Cucina Italiana. Chiudo su questo: Vinitaly è, a mio avviso, la regina mondiale degli eventi dedicati alla promozione del vino. Non è seconda nemmeno a Parigi per capacità di promuovere non solo il vino in termini commerciali, ma la cultura del vino e una salute compatibile con il sistema vino. A Verona quest’anno abbiamo avuto modo ancora una volta di rendere centrale il settore del vino, coinvolgendo i giovani, le scuole e mostrando esempi concreti”. Campagna, quella sul consumo moderato di vino che ha avuto sulle reti Rai 71 milioni di contatti, ma ci sarà un secondo step? “Tre anni fa eravamo sulla difensiva - ha ricordato Lollobrigida - Il vino veniva attaccato e molti avevano paura di dire quello che alcuni di noi rappresentavano con coraggio, venendo anche attaccati sul piano personale. Dire che il vino non fa male non è una vergogna. Oggi lo dicono gli scienziati. Noi lo dicevamo partendo da un dato: la Nazione con la maggiore longevità in Europa è l’Italia. Esiste il bere moderato, il bere responsabile. C’è un fattore di età: per un giovane un certo quantitativo può essere tollerabile, per una persona più adulta cambia. Lasciamo queste valutazioni alla scienza. Ma la prima affermazione doveva essere categorica: il vino non era quel pericolo che qualcuno tentava di rappresentare. Oggi siamo in una fase diversa, in cui dobbiamo spiegare e raccontare. Lo spot che abbiamo realizzato racconta l’Italia, l’ambiente, la qualità, l’identità, la tradizione e spiega che il vino è l’elemento intorno al quale ruota tutto questo. È uno spot che ha avuto grande successo e che abbiamo promosso anche durante le Olimpiadi Invernali. Gli atleti venuti in Italia hanno apprezzato molte cose, ma il cibo e il buon bere sono quelli che hanno portato nel cuore. Sport e vino non sono incompatibili. Non è un segreto che nei primi Giri d’Italia il vino fosse presente, così come Sinner ha festeggiato con un vino italiano, non con Champagne, ma con Asti. Il vino è compatibile con un bere responsabile. Non bisogna esagerare, bisogna avere un’alimentazione bilanciata e non eccedere in niente, non solo nel vino. Il vino non è solo alcol. È molto altro. E questo lo abbiamo voluto raccontare. Lo stiamo facendo anche in Paesi che hanno un pregiudizio rispetto al vino. Siamo stati nei Paesi “Stan”, in Paesi islamici. A tavola non portavano vino. Noi abbiamo detto: senza vino non facciamo una cena italiana, perché senza convivialità non si crea lo stesso clima. Abbiamo portato anche Cannavaro, che è l’allenatore dell’Uzbekistan. Devo dire che il vino è stato apprezzato da tutti. Cerchiamo in ogni modo di promuovere questo nostro grande prodotto e di rafforzarlo sui mercati. Alcuni settori vanno meglio, altri meno, ma la sfida è fare sempre meglio. Se giochiamo sulla quantità standardizzata e sul centesimo di prezzo, l’Italia perde. Dobbiamo lavorare sulla qualità e sulla capacità di raccontarla”. E sulla trasmissioni che demonizzano, ha sottolineato Lollobrigida, “è giusto raccontare anche le problematiche, ma bisogna ricordare che se uno sbaglia ce ne sono altri 100.000 che fanno bene il loro lavoro e tengono in piedi questa Nazione. Noi abbiamo appena chiuso una convenzione più ampia con la Rai. Negli ultimi anni il Ministero aveva smesso di pianificare con attenzione questo tipo di attività. Adesso inizieranno trasmissioni che promuoveranno il sistema Italia, raccontando agricoltura, identità, ristorazione e prodotti: dove vengono prodotti e come vengono prodotti. E il vino, per quanto mi riguarda, è centrale. Qualsiasi tavola senza vino è, secondo me, una tavola più noiosa. Non entro oltre nel merito della salute, ma certamente il clima che si respira intorno a una tavola con un bicchiere di vino è diverso e, a mio avviso, anche più positivo”.
“Dietro il successo del vino italiano nel mondo, che sfiora quasi gli 8 miliardi di euro di export - ha detto il presidente Ice Matteo Zoppas - ci sono la qualità delle nostre produzioni, la storia delle cantine, la forza dei brand e il legame con il territorio. Deve essere riconosciuto il lavoro degli enologi e dell’associazione che li rappresenta, che è tra i principali fattori che consentono, anno dopo anno, di accrescere la qualità dei vini italiani e la loro notorietà nel mondo, definire i trend, contribuendo anche alla diffusione della cultura e dell’identità del vino. Fondamentale, in questo percorso, è il ruolo delle loro attività di ricerca e sviluppo continue, che mettono a disposizione degli imprenditori strumenti e competenze decisive per sostenere la crescita del settore e il progressivo miglioramento del posizionamento dei vini italiani nello scenario internazionale. Ancora di più oggi, con le criticità dei mercati, dobbiamo stare vicino a imprese e imprenditori. Insieme al Governo italiano, alla Premier Giorgia Meloni che ha istituito il Tavolo sul Vino, al Ministro Francesco Lollobrigida ed al Ministro Antonio Tajani, mi auguro di continuare a creare quel maggiore valore che questo prodotto merita, importante Ambasciatore del Made in Italy nel mondo”.
E dall’Italia al mondo, all’Ue, accanto al messaggio del Commissario Ue per l’Agricoltura Christophe Hansen, è arrivato anche quello dell’europarlamentare Dario Nardella: “è passato un anno dalla riunione di Agrigento e sono successe molte cose. Anzitutto, il nuovo Pacchetto per il Vino che abbiamo votato a larghissima maggioranza in Parlamento Europeo a Strasburgo, una carta di intenti e di azioni molto concrete. Pensiamo ad esempio alla possibilità di introdurre i progetti dell’enoturismo nel programma europeo di finanziamenti. Pensiamo alla possibilità di estendere da 3 a 9 anni la promozione europea per tutte quelle attività di promozione vitivinicola, da convegni a eventi, e ovviamente progetti di promozione internazionale, ma pensiamo anche alle risorse disponibili e agli strumenti che riguardano le situazioni più difficili, la crisi che abbiamo di fronte come lo stoccaggio dei prodotti o come anche in via del tutto eccezionale e estrema il rimpianto di vigneti. Tutte queste misure devono e possono essere utilizzate in modo molto concreto, tenendo conto che il rapporto tra vino e turismo in Italia è qualcosa che per noi è già realtà. Siamo ormai a più del 20% del fatturato di tutte le aziende vitivinicole che viene dall’enoturismo, con una spesa media di ogni visitatore in una cantina che supera i 120 euro, pensiamo anche al volume di affari che supera i 3 miliardi di euro. Sono tutti numeri incoraggianti che ci dicono cosa? Che il turismo è una parte integrante ormai dell’attività vitivinicola. Tuttavia, dobbiamo fare attenzione ad alcuni aspetti. Non possiamo sostituire il reddito dei produttori vitivinicoli solo con il turismo. Il turismo è un’attività complementare che integra l’attività dell’azienda vitivinicola. Questo è fondamentale perché altrimenti rischieremo di fare solo un discorso quantitativo, cioè di usare la leva dell’enoturismo solo per muovere flussi, quando invece l’enoturismo è una straordinaria leva per la cultura, per affermare, promuovere, consolidare quello straordinario patrimonio culturale che è il vino. Mettiamoci nei panni di un visitatore che arriva in una regione, vuole fare un’esperienza, vuole vivere qualcosa di inedito, vuole vedere la tradizione, la cultura di quel luogo. Ecco, il vino forse è l’unico prodotto che riesce a unire tutti questi fattori. Per questo dobbiamo difendere anche il vino ed è inutile girarci intorno, torna nuovamente il rischio di una politica allarmistica sulla comunicazione al consumatore attraverso soluzioni sbrigative sull’etichettatura salutistica - ha detto Nardella - è chiaro che siamo tutti uniti per difendere la salute ma vogliamo anche difendere sulla base di evidenze scientifiche il valore del prodotto vino che più che una bibita è un alimento, non può essere associato in modo asettico agli altri alcolici. Peraltro proprio oggi, quando vi sto registrando questo messaggio, abbiamo a Firenze il Commissario Europeo alla Salute e alla Sicurezza Alimentare Olivér Várhelyi e con lui parlerò del tema dell’etichettatura del vino. Giusto informare in modo completo tutti i consumatori, sbagliato è inserire messaggi che spaventano e allarmano perché il vino in moderate quantità, quando non è abuso, è un prodotto che si integra benissimo con la dieta mediterranea. Tutto questo fa parte del lavoro di promozione del vino e dei nostri territori, per questo voi enologi siete degli interpreti del territorio, non siete soltanto coloro che introducono l’appassionato, il visitatore, il cliente, l’acquirente in una cantina. Avete un ruolo molto più difficile, molto più complesso e vorrei dire strategico, di rafforzamento di questa visione culturale del vino come parte integrante di un patrimonio di civiltà, di storia, di cultura che vuole guardare anche in avanti. Con Riccardo abbiamo fatto un bellissimo evento con i giovani proprio a Firenze, era l’impegno che avevamo preso ad Agrigento, io sono pronto a prendere un altro impegno con voi per un appuntamento che possa attraversare le nostre bellissime regioni italiane mettendo insieme gli operatori del turismo di tutti i livelli con il mondo straordinario e ricco e plurale del vino”.

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