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Le api possono monitorare il Covid e prevedere altre ondate pandemiche: a dirlo uno studio del Crea

L’esperimento, a Bologna, nel marzo 2021: i tamponi nell’alveare dopo il passaggio delle api operarie sono risultati positivi
API, COVID, CREA, Non Solo Vino
Le api capaci di monitorare il Covid: a dirlo uno studio del Crea

Che fossero preziosissime per l’equilibro dell’ecosistema del pianeta era già risaputo. Sentinelle dell’ambiente e protagoniste dell’impollinazione delle piante, la loro importanza è sintetizzata nel celebre aforisma attribuito più o meno fedelmente ad Albert Einstein: “se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Ma da oggi questi piccolissimi insetti “rischiano” di essere ancor più fondamentali per la vita dell’uomo. Le api, infatti, potrebbero aiutare a monitorare il Sars-Cov-2 o prevedere altre ondate pandemiche anche meno gravi, come la comune influenza stagionale. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista “Science of the Total Environment” e realizzato nel progetto BeeNet, coordinato da Crea Agricoltura e Ambiente e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole.
L’esperimento è stato realizzato nell’apiario a Bologna del Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente del Crea, il 18 marzo 2021, quando la terza ondata della pandemia era al culmine e le condizioni ambientali consentivano elevate concentrazioni di polveri sottili nell’aria. Partendo dall’osservazione di una coincidenza fra quest’ultime e la circolazione virale, si è concretizzata l’idea di utilizzare le api mellifere (cioè quelle che producono il miele) anche per il monitoraggio di patogeni umani aerodispersi.Dei tamponi sterili sono stati posizionati all’ingresso dell’alveare e al termine dell’attività giornaliera delle api operaie sono risultati tutti positivi al virus, indicando la capacità delle api di intercettare il virus durante la loro attività di volo. Al contrario, nessuno dei campioni interni ha mostrato presenza di Covid-19, elemento che esclude le api stesse e i loro prodotti da un’eventuale trasmissione di Sars-Cov-2. I dati rilevati, quindi, non segnalano rischi per gli apicoltori in seguito alla manipolazione di api, favi e altri elementi costitutivi del nido, né per i consumatori dei prodotti dell’alveare, come miele e polline.
“Questo studio sperimentale ha dimostrato per la prima volta la possibilità di utilizzare le colonie di api nel monitoraggio di patogeni umani aerodispersi - spiega Antonio Nanetti, ricercatore Crea e coordinatore dell’esperimento - ed i risultati incoraggiano a proseguire questa ricerca, che può essere rilevante per la salute pubblica, contribuendo a migliorare la nostra capacità di prevedere ondate epidemiche anche meno gravi di quella di Covid-19, come quelle della comune influenza stagionale. Occorre però individuare i limiti di sensibilità di questo metodo nei confronti di vari patogeni aerodispersi,anche in rapporto alle variabili ambientali”. I risultati dell’esperimento suggeriscono la possibilità di costituire reti di monitoraggio basate sulle api e finalizzate alla sorveglianza epidemiologica. Il loro utilizzo, infatti, a differenza dei campionatori automatici impiegati nella rilevazione delle polveri sottili, è flessibile poiché non richiede infrastrutture specifiche e può essere facilmente replicato, adattandolo alle diverse caratteristiche del territorio.

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