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Allegrini 2018
GLI ASSAGGI

Le Famiglie Storiche presentano il loro Amarone: in assaggio alla Bottega del Vino le ultime annate

Le etichette delle 13 famiglie della Valpolicella, che hanno contribuito al successo nel mondo, di scena nel locale storico di Verona

Al netto della querelle in atto fra l’associazione e il Consorzio Vini della Valpolicella, per avere un’idea completa di come si sta muovendo il territorio dell’Amarone è importante anche la degustazione delle cantine che hanno comunque contribuito al successo e alla crescita del vino veronese più famoso al mondo. Immancabile, quindi, l’appuntamento all’Antica Bottega del Vino - storica enoteca che lungo via Mazzini, rilevata nel 2011 dalle stesse Famiglie Storiche e capitanata dal Luca Nicolis, da sempre riconosciuta a livello internazionale per la profondità della sua carta dei vini - dove le 13 cantine associate hanno organizzato un mini-evento/degustazione dell’ultimo Amarone in commercio per ognuna di esse: principalmente etichetta base annata 2015, ma non solo, tutte accomunate da spiccato calore temperato da una ragguardevole sapidità e balsamicità.
Si sono presentati, quindi, decisamente intensi, per la maggior parte, i vini serviti dal capo-sommelier Alberto Bongiovanni, complice un’annata dai frequenti picchi di calore ma non siccitosa, che ha permesso di portare in cantina uve sane e mature. È il caso dell’Amarone Classico 2015 di Allegrini, azienda fra le più antiche della Valpolicella, fondata nel XIV secolo e sempre stata all’avanguardia sia in vigna che in cantina: profumato di fiori e ciliegia con buona componente balsamica, il vino si sviluppa centrale e caldo dal finale pepato. Sempre molto profumato (di viola) e caldo, con un sorso profondo e croccante di mora è la versione classica 2015 di Begali, che ha sede a San Pietro in Cariano e che conta su 12 ettari di vigna, con il primo imbottigliamento datato 1986. Ha la grazia della rosa, sia al naso che al sorso (dolce in ingresso e leggermente ammandorlato infine) l’Amarone Classico 2011 di Brigaldara della famiglia Cesari, che ha acquisito la villa negli anni 30 del ’900, arrivando oggi a possedere 50 ettari divisi fra uliveti e vigneti.
Viola e rosa, piccoli frutti rossi, melograno e ciliegia è la palette aromatica che propone il fresco Amarone Classico 2011 di Guerrieri Rizzardi, casa nata dall’unione di due famiglie nobili veronesi, che riconosce in Negrar la culla dei suoi cru, a cui negli anni ’70 ha aggiunto la tenuta di Soave. Si torna al 2015 con l’Amarone Classico di Masi di proprietà della famiglia Boscaini, che dal Veneto al Trentino, all’Argentina ha sviluppato un’esperienza tecnica notevole, soprattutto sull’appassimento delle uve: risulta infatti profondissimo il loro vino, di ciliegia sotto spirito, spezie calde ed erbe balsamiche intense, dal sorso asciutto. Conforta di dolcezza fruttata al naso e di un lungo sorso fresco e aderente e infine sapido, l’Amarone 2013 di Musella, azienda fondata da Emilio Pasqua, convintamente biodinamica, che si trova a sud della Valpolicella immersa in un parco ricco e armonioso.
Dolce di ciliegia e pesca con erbe aromatiche delicate, ad introdurre un sorso dal tannino deciso ma che finisce succoso: ecco l’Amarone Classico 2015 di Speri, che può contare su 7 generazioni di esperienza storica, appassionatamente fedele alla Valpolicella e ai suoi vitigni autoctoni. Tedeschi (condotta oggi dai fratelli Antonietta, Sabrina e Riccardo, eredi della lungimiranza del padre Lorenzo che produsse fra i primi cru di Amarone nel 1964) ha presentato due vini, fra cui l’Amarone Marne 180 2016: decisamente balsamico e scuro, accoglie la bocca con un sorso intenso, dolce e fruttato dal finale pepato e fresco. Quindi Tenuta Sant’Antonio: l’azienda - gestita dai 4 fratelli Castagnedi, che sta investendo in ricerca e tecnologia per ridurre al massimo l’intervento su vigna e vino - ha presentato l’Amarone Antonio Castagnedi 2015, dall’impatto intenso e caldo che lentamente dà spazio a note balsamiche fresche e fruttate. Ciliegia candita e alloro, dal sorso molto aderente e infine dolce è l’Amarone Classico 2015 di Tommasi, cantina che può contare su 205 ettari vitati di cui 105 nella Valpolicella Classica, in cui - fra i primi - hanno introdotto l’allevamento a guyot.
Torre d’Orti ha invece presentato un Amarone 2016 decisamente profondo all’olfatto e al sorso di violetta, amarena e vaniglia, intensamente dolce in entrata e dallo sviluppo sapido: l’azienda di Franco e Luciano Piona ha permesso ai due fratelli di riscoprire le proprie radici in Valpolicella dopo il successi riscontrati in Custoza. È un Amarone Classico decisamente complesso (profumato di viola, amarena, mora, alloro ed erbe officinali, dal sorso aderente ma ben bilanciato nelle sue durezze e morbidezze) la versione 2015 di Venturini, che conta su 12 ettari a vigneto a San Floriano (tutti allevati secondo la tradizionale pergola semplice o doppia) gestiti con cura da ormai 3 generazioni. Infine l’etichetta di Zenato, cantina dall’”anima nel Lugana e il cuore nella Valpolicella”: Alberto e Nadia oggi hanno preso il testimone dal padre Sergio nel continuare a valorizzare le varietà locali. Il loro Amarone Classico 2015 sa di ciliegia e dragoncello, anche al sorso, che si rivela sapido e pepato, con un piacevole ritorno dolce e caldo.

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