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COMMERCIO, SCIENZA A POLITICA

Le frodi rubano al mercato del vino Ue 1,3 miliardi di euro all’anno

La Commissione Europea propone di implementare la banca dati sugli isotopi per la tracciabilità dell’origine
ANALISI ISOTOPI, COMMISSIONE UE, ORIGINE, vino, Italia
La Commissione Ue: implementare la banca dati sugli isotopi per combattere le frodi nel vino

In un mercato del vino in cui molto del valore aggiunto di una bottiglia dipende dalla provenienza geografica, la tracciabilità resta un tema fondamentale. E tra “Qr code”, “block chain”, fascette e così via, un metodo di cui si parla da tempo nel mondo del vino, ma uscito dal dibattito più recente, è quello dell’analisi degli isotopi, ovvero, semplificando, degli atomi di sostanze che si trovano nei vini di “quel” territorio rispetto ad un altro. Sistema sulla cui efficacia i pareri da sempre si dividono, ma che, in ogni caso, per funzionare richiede un database corposo e costantemente aggiornato. Cosa che fino ad oggi non è successa. E dare un nuovo impulso a questo processo è l’obiettivo della consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea, nei cui intendimenti si legge la volontà di implementare questo strumento antifrode. Partendo dal fatto che le truffe e le contraffazioni “rubano” al mercato regolare del vino in Europa qualcosa come 1,3 miliardi di euro all’anno, il 3,3% del totale, con un danno importante a livello economico, ma anche di immagine e credibilità.
“Di conseguenza, è necessario migliorare e rafforzare la lotta contro la frode nel settore vitivinicolo dell’Unione, in particolare per quanto riguarda il funzionamento della banca dati analitica dei dati isotopici di cui all’articolo 39 del regolamento delegato (UE) 2018/2732 della Commissione e il coordinamento delle relative responsabilità negli Stati membri e con il centro di riferimento europeo per il controllo nel settore vitivinicolo (ERC-CWS).
Ciò contribuisce alla strategia della Commissione “A Farm to Fork strategy for a fair, healthy and environmentally-friendly food system”, si legge nel documento, sul quale chi vuole può dare un feedback fino al 13 aprile 2021. “Prendendo la media degli ultimi 5 anni di produzione vinicola dell’Unione, la quota di vini che hanno ottenuto una Dop o una Igp - si legge nel documento - segue una costante tendenza all’aumento, arrivando a superare il 60% della produzione totale. Nella campagna 2019/20, la quota ha sfiorato il 70%. Pertanto, e dato che i vini che hanno ottenuto un riconoscimento DOP o IGP sono a maggior rischio di frode, è necessario prevedere nella banca dati una quota maggiore di questi vini, oggi al 40% del totale dei vini Dop o Igp dell’Unione”. Da qui la proposta, in sintesi, di coinvolgere di più organizzazioni ed enti di controllo, per fornire più campioni da analizzare e creare una banca dati per il confronto con i vini da sottoporre a controllo, per verificarne la reale origine.
“I dati isotopici mancanti e gli insiemi di dati incompleti possono portare a ritardi o addirittura vanificare l’esito delle indagini su casi di sospetta frode vinicola, il che potrebbe comportare l’immissione sul mercato di vino contraffatto. Questa mancanza di dati - si legge ancora nel documento - minaccia non solo la reputazione dei vini dell’Unione Europea, ma può anche avere un impatto sull’importo delle accise applicate. Ciò crea il rischio che le accise vengano applicate a categorie di vini non correttamente etichettate. Pertanto, è necessario migliorare l’attuale quadro giuridico per la banca dati analitica dei dati isotopici in modo da garantire che sia aggiornata entro un determinato periodo di tempo, e quindi fornire una migliore protezione contro le frodi nel settore del vino dell’Unione Europea. Dati alcuni problemi di attribuzione in alcuni Stati membri, è anche necessario chiarire quali parti interessate hanno il diritto di accedere ai campioni e ai file”.

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