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Allegrini 2018

L’espresso

Tal Lùc, la bottiglia che non vi aspettate ... È uno dei miei vini del cuore. Frequento e amo i vini friulani da sempre. Non soltanto i grandi bianchi, ma anche quei rossi come lo schioppettino, il refosco e il pignolo che recano l’impronta dell’identità di una terra. E amo i dolci”, quei vini dolci così fini e profondi, lunghi e complessi. Emozionanti. Che hanno il solo difetto di essere prodotti in quantità irrisorie. Il Picolit di questi vini è la bandiera. Ma chi ha bevuto una volta il Tal Lùc non può non elevarlo ad archetipo del vino moderno da meditazione. E io ne assaggiai una (e più d’una), di quelle 600 bottiglie da 0,375 del 1999, che lo portarono alla ribalta: la bottiglia perfetta, che segnò l’affermazione del Tal Lùc, fiore all’occhiello nella gamma eccellente dei vini di Lis Neris di Alvaro Pecoran: il Gns (pinot grigio), la Vila (friulano), il Picol (sauvignon), il Lis (pinot grigio, chardonnay e sauvignon), il Confini (pinot grigio, traminer e riesling). E poi, appunto, il Tal Lùc. Sono 2.600 le mezze bottiglie del 2008, ultima annata messa in vendita, di questo vino che viene dal piccolo vigneto Gris, meno d’un ettaro nel cuore delle proprietà di Alvaro Pecorari, a San Lorenzo Isontino: 95 per cento di verduzzo, il resto riesling, colore oro ambrato dal riflesso arancio, pesca sciroppata e confettura di albicocche, nota balsamica appena accennata, gusto pieno ma nient’affatto stucchevole, in equilibrio fra dolcezza, sapidità e mineralità. Come nasce? Lo racconta Alvaro: “Le uve appassiscono sui graticci per 120-130 giorni. La lentezza e la gradualità dell’appassimento sono il vero segreto di questo vino, che poi fermenta e matura in barrique sempre nuove e non viene mai filtrato”. Tutto qui? “Sì, basta aspettare. Aspettiamo, allora, di assaggiare il
2009, che sarà presentato fra qualche mese e che, secondo Alvaro, sarà al livello del mitico 1999.

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