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L’espresso

Il vino dell’anno si chiama Pisellino ... Fa furore il vitigno che assomiglia alla Passerina e al Pecorino. E i produttori di Barolo dicono che nel 2015 le uve hanno un forte aroma di brasato... Ed eccoci, come ogni anno, al tradizionale appuntamento con la vendemmia e le previsioni enologiche, mai così promettenti.

Barolo Questo vino non smetterà mai di sbalordirci. Ormai ha assunto una tale potenza aromatica, una personalità così vigorosa, un carattere così prepotente che molti sommelier rifiutano di degustarlo senza l’assistenza di un medico. Il lungo, elaborato protocollo (tre anni in barrique, tre anni nella camera da letto di una vergine, un anno di master in un’università estera) non ci consente di sapere in anticipo come sarà il Barolo del 2015; ma i vigneron delle Langhe assicurano che le uve di Nebbiolo, grazie al caldo cocente di luglio, già emanano un beneaugurante aroma di brasato.

Sassicaia La risposta dei vini toscani è all’altezza. Tappo della Gherardesca promette un Sassicaia sensazionale, con un bouquet di profumi talmente ricco (da quest’anno anche ascella di
atleta e mina di lapis sminuzzata) che i sommelier, per elencarli tutti, si alterneranno in una lettura pubblica sulla piazza di Castagneto che durerà ventiquattro ore. Per non trascurare nessuno degli aromi che un solo sorso di Sassicaia contiene, si procederà in ordine alfabetico, dalla A di “Abba, disco degli” fino alla Z di “zucchero rovesciato al tramonto su un tavolo di legno di ulivo”. Oltre a Sassicaia e Ornellaia in produzione, da quest’anno, anche il Rotaia, da uve coltivate sulla vecchia massicciata dismessa della ferrovia Firenze-Scandicci costruita da Leopoldo di Toscana per raggiungere l’amante senza farsi notare. Ha un forte aroma ferroso e un inconfondibile retrogusto di biglietto strappato. L’enologo francese Patrick Lesoul ha suggerito di mettere in barile, per una migliore definizione del vino, anche un berretto di capostazione dell’epoca.
Franciacorta L’eccellenza degli spumanti italiani è ormai fuori discussione. Sono state sorprese dalla vigilanza diverse spie francesi, nascoste tra i tralci con vestiti mimetici, che cercavano di carpire il segreto delle nostre bollicine. Ma non c’è segreto, non c’è trucco: l’acino delle uve di Franciacorta è già naturalmente gassoso prima ancora di essere raccolto. Piccole esplosioni, simili a minuscoli rutti, annunciano che è tempo di vendemmiare, prima che tutti i grappoli scoppino come mortaretti. Molto attese le nuove norme europee: da quest’anno per tenere una bottiglia di Franciacorta in casa non è più necessario avere il porto d’armi, e per stapparla non sarà più obbligatorio ricorrere a un artificiere.

Lagunello Si deve al nuovo sindaco di Venezia, Brugnaro, il lancio di questo simpatico vinello da tavola, che si ottiene dalla attenta scolatura dei fondi di bottiglia e dei bicchieri mezzo pieni delle grandi navi da crociera che stazionano in laguna. Raccolti da apposite barche con grosse botti a bordo, e mescolati sapientemente dal dondolio delle onde, i resti di centinaia di vini diversi, invece di essere sprecati, danno vita a un prodotto molto gradevole, dal colore grigio-rosa e dal tipico retrogusto di rossetto lasciato sul bicchiere dalle crocieriste.

Fanghina In concorrenza con la Falanghina ecco la Fanghina, che alcune famiglie camorriste hanno messo sul mercato per rilanciare l’agricoltura nelle Terre dei Fuochi. Vigne piantate sulle discariche abusive, per dimostrare che quel terroir non solo non danneggia le piante, ma può dare al vino sapori insoliti, molto raffinati, come olio esausto, acido per batteria, arsenico. Ancora ignoto l’esito delle prime degustazioni perché il sommelier è morto già annusando il vino.

Pisellino Questo antichissimo vitigno abruzzese è stato riscoperto recentemente dagli stessi produttori che hanno rilanciato il Pecorino e la Passerina. E un bianco secco, piacevole, intenso, identico al Pecorino e alla Passenna e molto simile al Pirulino e alla Patacchina,che verranno riscoperti nel 2016 e nel 2017. Colpisce, di questi vini semplici e piacevoli, l’iter di produzione ridotto all’osso: si coltiva l’uva, si vendemmia, si lascia fermentare, si imbottiglia, si stappa e si beve, senza rompere troppo i coglioni.

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