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Magazine Corriere Della Sera

Cavalli di razza - Cara Gabanelli, il vino in tv fa molto male ... Viva il vino! Chiarito il mio rapporto col nettare che ispirò il poeta Giorgio di Polcenigo alle nozze del nobiluomo Ridolfo Collaredo e monna Claudia di Maniago (“Mesci, o Laura, nel cristallo /sia vermiglio o sia vin giallo …”), mi chiedo se alcuni produttori non abbiano alzato un po’ il gomito. Lo dicono le reazioni alla puntata che "Report" ha dedicato al vino italiano. Un’inchiesta, come tutte quelle di Milena Gabanelli, serrata e spigolosa. Che cercava di mettere a fuoco, a distanza di anni dallo scandalo del metanolo, se è tutto in ordine nel gran business del vino italiano. E a questa domanda rispondeva che no, tra i vini straordinari (mostrati, coccolati, esposti in gioielleria) ce ne sono anche di pessimi e tra i produttori d’eccellenza (intervistati, blanditi, giustamente esaltati nei loro record) ci sono alcuni (alcuni) imbroglioni. Insomma: buon giornalismo. Che come ovvio, non essendo contemplata la trombetta lasciata ai trombettieri del mestiere, non poteva piacere a tutti. E fin qui ogni reazione, anche la più critica, spietata, implacabile, sarebbe stata legittima.
Qualcuno, però è andato oltre. Prima Andrea Sartori, a capo della Confederazione Italiana della Vite e del Vino, ha scritto una velenosa lettera di protesta a Berlusconi, Alemanno, Cattaneo, Petruccioli e Delfino e cioè a tutti meno la Gabanelli (troppo piccina per Lui. Sommo Pontefice del Gotto) bollando il programma come uno “sconcio carosello” e definendo Pier Paolo Vescovi, il direttore della Sezione di Alcologia clinica e sperimentale all’Università di Parma che aveva osato ricordare come l’alcool faccia ancora 20 mila morti l’anno, “un produttore di pillole”. Poi Manlio Collavini, che (coincidenza) ha un’azienda vinicola, ha steso una risoluzione della Commissione Agricoltura accusando "Report" di avere “attaccato il settore vitivinicolo nazionale” usando “fenomeni superati coe quello del metanolo” che secondo lui era una frode all’Aima e “non contro il consumatore” (sic) come se non ci fossero stati 19 morti. Ma il meglio lo ha dato il sottosegretario Teresio Delfino, che a chi paventava rischi dalla campagna Oms contro l’abuso di alcol ha risposto che lo spot “è stato realizzato in modo tale che i contenitori di bevande alcoliche che appaiono nel filmato non riproducono in alcun modo al consumo del vino”. Prosit. (arretrato de "Magazine - Corriere della Sera" del 16 dicembre 2004)

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