02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
ABITUDINI E SISTEMI ALIMENTARI

Mangiare sano e sostenibile: le nuove sensibilità degli italiani per salvaguardare il pianeta

Verdure, frutta, cereali, legumi e acqua considerati fondamentali, sì a radici e alghe, troppo presto per gli insetti. A dirlo il nuovo studio Nestlé
AMBIENTE, CIBO, INSETTI, ITALIANI, NESTLÈ, SALUTE, Non Solo Vino
Mangiare sano e sostenibile: gli italiani a tavola secondo Nestlè

Verdure, frutta, cereali, legumi e acqua sono, per gli italiani, i cibi considerati fondamentali per l’umanità, quelli che vorrebbero portare su un altro pianeta in quanto irrinunciabili per il loro benessere. A dirlo è lo studio “Cibo e Futuro” di Nestlé, dal quale emerge una maggiore consapevolezza verso una nuova visione del cibo, centrale per tematiche come la salute e l’impatto ambientale, a tal punto che i consumatori si dichiarano pronti a far loro alimenti insoliti che sono più sostenibili e salutari, come ad esempio radici, alghe, micro-proteine (di origine fungina) o addirittura gli insetti, che rimangono però la pietanza che la popolazione è più restia a mangiare.
Nel 2019 la Commissione EAT-Lancet, composta da 37 scienziati e ricercatori da 16 Paesi, ha pubblicato un rapporto sul Global Planetary Health Diet, da cui si evince che la produzione di cibo e il nostro stile alimentare sono la principale causa mondiale dei cambiamenti climatici. Venivano inoltre date precise indicazioni su quali cibi, e in che quantità, dovrebbero far parte della nostra dieta quotidiana: frutta e verdura devono costituire metà del piatto, mentre un terzo è dato da cereali integrali e la maggior parte delle proteine devono arrivare da legumi e frutta a guscio. La ricerca di Nestlé ha rimarcato un cambiamento oggettivo nella popolazione, perlomeno italiana, con una risposta positiva che lascia ben sperare. Tra i cibi considerati fondamentali per l’umanità, quelli che vorremmo portare su un altro pianeta, troviamo in cima verdure (62%), frutta (59%), riso e cereali in generale (42%) e legumi e acqua (a pari merito col 40%).
Alla domanda “A quale dei cibi considerati del futuro si pensa di adattarsi in tempi rapidi”, gli italiani rispondono con le alternative vegetali (57%), le radici (39%), le alghe (37%) e le micro-proteine (di origine fungina) (21%). Ma quando viene chiesto loro “Quali cibi avresti più difficoltà ad accettare/introdurre nella tua alimentazione”, il feedback è quasi unanime: gli insetti (74%). Carne rossa, bevande gassate e alcolici sono invece tra gli alimenti considerati più impattanti sull’ambiente in relazione ai diversi fenomeni quali i cambiamenti climatici, l’erosione delle foreste, la gestione dei rifiuti, l’estinzione di alcune specie animali, lo spreco dell’acqua, lo sfruttamento dei lavoratori e la salute umana. Stando ai dati dell’Osservatorio Nestlé, la carne viene assunta per il 57% dalle 2 alle 4 volte a settimana. Un consumo quindi abbastanza appropriato e corretto, che potrebbe essere un valido compromesso fra la nostra salute e quella dell’ambiente.
“Chi segue diete particolarmente rigide e non bilanciate è più soggetto ad incorrere in carenze, anche gravi - dichiara Giuseppe Fatati, Presidente dell’Osservatorio Nestlé - oltre alle proteine nobili, la carne contiene vitamina B12, essenziale nei processi di formazione dei globuli rossi e per le cellule del sistema nervoso”. Lo studio “Cibo e Futuro” evidenzia quanto sia necessaria, e ormai impressa nell’immaginario di tutti, la ricerca di un nuovo equilibrio nelle abitudini e nei sistemi alimentari e permette anche una lettura positiva nei confronti degli italiani. Dall’indagine Nestlé emerge una nuova Italia a cui piace sì mangiare sano e mangiare bene, ma anche in modo sostenibile, con la volontà di salvaguardare l’ambiente il più possibile e di ridurre gli effetti del cambiamento climatico. Un Paese avviato verso la sostenibilità alimentare, ma sempre sulle tracce delle proprie tradizioni alimentari.

Copyright © 2000/2021


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2021

Altri articoli