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Vino a lenta degustazione ... Una cultura che si fa strada gradualmente, anche lo spumante prepara la riscossa... L’esperienza di Giv, Bisol e altri produttori toscani... Le prime esperienze sono iniziate una decina di anni fa e oggi continuano con prospettive di crescita lenta ma costante. Sono sempre di più le aziende vitivinicole italiane che esportano vino di qualità in Cina. “Un paese che ama il Chianti”, spiega Rolando Chiossi, presidente di Giv, uno dei maggiori gruppi italiani in questo settore. “Dopo aver avviato i rapporti con un nuovo importatore che cura l’area interna del paese”, aggiunge, “siamo passati da qualche centinaio di migliaia di euro di fatturato a superare il milione di euro nel 2007”. Giv, sede a Calmasino, in provincia di Verona, ha chiuso il 2006 con un giro d’affari di 265 milioni di euro, che dovrebbero salire a 280-290 entro dicembre. “E una cifra ancora limitata perché vogliamo fare piccoli passi ed essere certi della solvibilità dei clienti. Infatti non spediamo nulla se prima non è stato effettuato il pagamento”, avverte Chiossi.

Fra gli esempi storici di rapporti con Pechino vi è quello di Alessandro e Antonietta Francois, titolari di Castello di Querceto, azienda del Chianti classico presente in Cina dal 1997. Qui la società fattura circa 50 mila euro all’anno, l’1 % del fatturato. “Esportiamo in particolare la fascia media Chianti e Classico riserva”, spiega Alessandro Francois. La proprietà si estende su 190 ettari, 60 dei quali a vigneto. “Il primo approccio con la Cina è avvenuto a una manifestazione fieristica. A distanza di anni posso dire che la cultura del vino in questo paese è ancora ai minimi termini, anche se l’interesse per il prodotto cresce”. Se all’inizio il mercato aveva preso piede nei grandi alberghi internazionali, ora si sta estendendo. “Adesso il consumo di vino avviene anche nel privato e nei ristoranti locali”, aggiunge Francois.

Anche l’azienda Marchesi Mazzei fattura 50 mila euro in Cina. Ai quali si aggiungono altri 90 mila euro in un mercato in realtà più sviluppato, quello di Hong Kong. I1 tutto rappresenta ancora una parte minima del giro d’affari, 1’1%, ma le prospettive sono di crescita. “In questi mercati, con i quali lavoriamo dal 2000, vendiamo prodotti di fascia medio-alta quali il Chianti Classico Fonterutoli e Castello di Fonterutoli, Poggio alla Badiola Toscana e Siepi Toscana igt”, spiega Filippo Mazzei, amministratore delegato. “Sono aree in crescita, anche se oltre il 90% del mercato è dominato dai vini domestici. Per avere risultati sui vini più importanti sarà necessario aspettare qualche anno”. La famiglia Mazzei possiede il castello di Fonterutoli, lungo la via Chiantigiana, dal 1435. Attorno all’edificio si estendono 650 ettari, di cui 117 a vigneto. Altre terre di proprietà si trovano a Belguardo nella Maremma toscana e in Sicilia vicino a Noto. Presidente della società è Lapo Mazzei, tra i fondatori di Findomestic (banca attiva nei prestiti personali) e presidente della Cassa di risparmio di Firenze negli anni 80.

Conta di crescere molto in Cina Salcheto, azienda di Montepulciano che ha registrato nel 2006 un giro d’affari di 27 mila euro e che dovrebbe salire a 40 mila entro dicembre, pari al 3,5% del fatturato. A guidare l’azienda, di proprietà della società Lavinia srl, è Michele Manelli, supportato da un team tecnico. “Siamo in Cina dal 2005, entrati su nostra iniziativa, senza intermediari”, spiega il responsabile. “Qui vendiamo un po’ tutte le etichette, con prevalenza dei prodotti base. Del resto, è naturale che sia così in un paese dove il grosso del mercato preferisce i vini di fascia bassa, molti dei quali sono prodotti nel paese, anche se più che di vini si dovreibbe parlare di bevande con alcol”.

A dover combattere per farsi conoscere in Cina è anche lo spumante. “E un prodotto che soffre la forte concorrenza dello champagne nei mercati emergenti”, racconta Gianluca Bisol, direttore generale dell’azienda di famiglia, che su 100 ettari produce spumante a Valdobbiadene (Treviso) da diverse generazioni. “Il nostro momento sarà successivo”, aggiunge, “come è già successo negli Usa o in Gran Bretagna”. In ogni caso l’azienda fattura oggi in Cina 50 mila dei 7,5 milioni di euro di giro d’affari complessivo, più altri 15 mila attraverso la Jadan, altra società del gruppo.

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