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Milano Finanza

Se non ci guadagno ci bevo su ... Per la Consob non sono strumenti finanziari ma alcuni en primeur danno buoni ritorni... Il certificato 1996 sul Brunello ha reso il 15% annuo... Stufa di sentirli definire strumenti finanziari, di recente la Consob ha storto il naso, spiegando ufficialmente che non risultano assimilabili ad altri strumenti derivati. Non saranno quindi prodotti per speculare, eppure i certificati en primeur, che a scadenza riconoscono al titolare il diritto di ricevere una certa quantità di vino a un prezzo predeterminato, fanno registrare un numero crescente di investitorì appassionati. Se è vero infatti che le banche collocatrici non garantiscono in alcun modo un rendimento a termine, ma si limitano ad assicurare il valore di facciata del certificato nel malaugurato caso in cui non sia possibile consegnare il vino a scadenza, è altrettanto vero che le recenti débâcle incassate dagli strumenti più classici e diffusi di risparmio gestito (con ripercussioni negative anche sulla raccolta netta, per un lungo periodo in territorio negativo) hanno indotto i risparmiatori italiani a cercare alternative. Essendo poco remunerativo ripiegare sui titoli di Stato, la scelta è caduta per i più audaci anche su forme più esotiche di strumenti, i cui sottostanti spaziano dalle opere d’ arte ai gioielli, dai bond sulle catastrofi alla dismissione di polizze caso morte e, naturalmente, vino. La moda è stata importata dalla Francia dove è nata oltre 20 anni fa e dove il mercato è particolarmente fiorente. Il benchmark per determinare il valore dei certificati, neanche a dirlo, è il mitico Château Margaux, primo vino che ogni anno fissa il prezzo base per tutti i mercanti della zona del Bordeaux. Malgrado la scomunica di Consob, per adesso le performance sono di tutto rispetto. Tra le più significative, la prima emissione sul Brunello di Montalcino. Lanciata nel 1996, valeva 210 mila lire e dava diritto ad acquistare sei bottiglie. Quattro anni dopo, a scadenza, ogni bottiglia aveva un valore di mercato di 55 mila lire, ossia 330 mila lire per l’intero lotto, che corrisponde a un munifico 15% di rivalutazione annua. Per acquistare questi certificati è anche possibile rivolgersi a grandi enoteche: non fanno altro che accettare prenotazioni di lotti di bottiglie che vendono a sconto rispetto a quello che sarà il prezzo indicativo di commercializzazione di lì a qualche anno, quando i grandi rossi saranno finalmente giunti a maturazione. In alternativa, si può puntare sull’unico fondo d’investimento specializzato in questa disciplina, una sicav di diritto lussemburghese. Ad avviarla è stato Michel Tamisier, ex direttore commerciale di Carmignac Gestion, che ha fatto di Nobles Crus (isin: LU0332753077), questo il nome del fondo, il cavallo di battaglia della sua Elite Advisers. Arrivato sul mercato a inizio 2008, il fondo ha ripagato i sottoscrittori con una performance del 20,4% già il primo anno, e del 9,79% nel 2009. Nei primi due mesi del 2010, il ritorno sfiora già il 2%. 100 euro investiti nel fondo a inizio 2008 sono oggi diventati quasi 135. Una curiosità: a richiesta degli investitori interessati, le quote possono essere liquidate anche sotto forma di bottiglie di vino, estrapolate naturalmente dalla dotazione di portafoglio del fondo. Se quindi la performance dovesse in futuro flettere, resterà la consolazione di poterci bere sopra. Con rossi, per giunta, d’assoluto prestigio.

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