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L’Amarone vince. È Docg ... Un vino a denominazione d’origine garantita che punta molto su qualità e riscoperta del passato. Il riconoscimento della Docg ottenuto giusto qualche settimana fa dall’Amarone della Valpolicella dopo anni di attesa e di tentativi, porta con sé importanti scelte sia sul piano commerciale che su quello tecnico. La riduzione della percentuale delle uve da mettere a riposo, che di base dal 70 passa al 65%, può infatti essere ulteriormente abbassata dallo stesso Consorzio di tutela, se ciò può rivelarsi utile a compensare una vendemmia troppo generosa o non qualitativamente eccezionale. Una possibilità in più di salvaguardate i listini. L’Amarone, come tutte le produzioni che richiedono un periodo più o meno lungo di affinameuto, parte da un costo all’origine già elevato, che si traduce in un prezzo franco cantina oscillante trai 16 e i 22euro. La riduzione dei quantitativi e conseguentemente delle bottiglie può se non risolvere, almeno contenere gli effetti delle crisi di mercato. Altra novità rispetto al passato è l’ampliamento dei vitigni utilizzabili nell’Amarone. Il nuovo disciplinare, infatti prevede la possibilità di inserire nella composizione delle uve fino al 10% di vitigni autoctoni, la cui esistenza è documentata in autorevoli testi del 1800, andati però perduti negli anni 60 quando fu stilato il primo disciplinare di produzione del Valpolicella, per cui i vecchi ceppi rimasti sono ora oggetto di studio. Se ne sta valutando come utilizzarli al meglio in modo da esaltare la tipicità del prodotto finale.

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