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UN MUST DI RAI1

Narrare l’enogastronomia italiana con l’emozione: la nuova “Linea Verde”, partita col botto

Nella prima puntata il 20% di share. Il conduttore Federico Quaranta: “raccontiamo storie uniche, e l’Italia del vino e dell’agricoltura ne ha tante”
DANIELA FEROLLA, FEDERICO QUARANTA, LINEA VERDE, vino, Italia
Federico Quaranta e Daniela Ferolla, alla guida di Linea Verde

L’Italia dell’agricoltura e dell’enogastronomia è ricchissima di storie da raccontare, e gli italiani hanno voglia di ascoltare. Lo dimostra, tra gli altri, il successo della nuova edizione di “Linea Verde”, trasmissione storica che racconta da oltre 50 anni racconta il Belpaese agricolo ed enogastronomico agli italiani, in onda ogni domenica alle 12.20 su Rai1, e condotta da Federico Quaranta, voce storica di “Decanter”, in onda su Radio2 (insieme a “Tinto” Nicola Prudente) e Daniella Ferolla e Peppone Calabrese. E che è partita con il botto: la prima puntata, dalla Puglia, domenica scorsa, ha fatto il 20,6% di share. “È un grande risultato, 4 punti in più dell’anno scorso - commenta a WineNews Federico Quaranta - dopo il successo clamoroso di Linea Verde Estate, che ha avuto con picchi di ascolto del 22.6%. E con l’edizione invernale l’obiettivo è di fare almeno altrettanto, è un progetto ambizioso ma sono sicuro che ci riusciremo. Perchè abbiamo cambiato il paradigma, non siamo solo semplici cronisti, ma vogliamo raccontare vino, agricoltura ed enogastronomia dal punto di vista emozionale. Per esempio, abbiamo appena girato una puntata sulle 50 vendemmie del Sassicaia. Avremmo potuto benissimo andare in azienda, far vedere la vendemmia, la pressatura e così via. In realtà abbiamo voluto raccontare una storia, che inizia proprio con “c’era una volta”, partendo dalla spiaggia di Bolgheri, e racconta le vicende di Mario Incisa della Rocchetta, della moglie Clarice della Gherardesca, che ereditano per dote queste terre incredibili, dove lui mette i cavalli ma già pensa a questo vino di taglio bordolese, e tutti lo prendono per matto, anche il padre, e poi lui insiste, poi l’incontro con Gino Veronelli e con Giacomo Tachis, per arrivare negli anni ad aver fatto del Sassicaia uno dei vini più conosciuti, amati e premiati del mondo. Ecco, se avessimo raccontato solo il vino ed il suo aspetto tecnico, saremmo restati lontani da quello che la gente vuole ora, ovvero l’emozione, e una storia, che in quanto tale è unica ed irripetibile, come la vita.
È questo che vogliamo portare avanti, il concetto stesso di narrazione. Dobbiamo superare il racconto tecnico - dice Quaranta - se non c’è la suggestione, l’emozione, la storia, serve a poco, e in Italia di storie e di bellezze da raccontare ne abbiamo tantissime, ogni paesaggio rurale è ricchissimo da questo punto di vista”.
E questo, spiega il conduttore, “serve andare oltre questo concetto di “identità italiana” che va molto di moda, oggi, perché “identità” vuol dire “identico”, mentre l’Italia, come dimostra il vino con le sue tante espressioni, così come la cucina, è fatta di tante singolarità ed identità, e la nostra identità nazionale è data da l’unione di tutte queste singolarità, un’unione di diversità che ci è costata tanta fatica, ma che è una cosa grandissima”.
“Mi diverto tantissimo a raccontare anche il vino a Linea Verde, anche perché il vino implica la convivialità. Il vino viene raccontato spesso come il prodotto della terra, ma il prodotto della terra è l’uva. Il vino è un viaggio culturale dentro al quale ci sono tutti i sogni, le aspirazioni, i vizi e le virtù dei produttori, il vino assomiglia ai produttori, non alla loro terra, e tira fuori le caratteristiche dei popoli che lo producono. Per esempio - conclude Quaranta - se prendi il Piemonte, il Barolo è austero, elegante, riservato come il torinese, un po’ sabaudo. Un Puglia il Negramaro racconta quella veracità, quella potenza di emozioni, di abbracci, l’accoglienza. In Liguria incontri il Pigato che è esattamente come i liguri: è poco, un po’ austero, non si lascia andare, però ti stupisce. Penso che non ci sia soggetto migliore del vino per raccontare il nostro popolo”.

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