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CIBO&TECH

Nasce “Ristocasa”, la guida digitale per orientarsi ed entrare in contatto col pianeta food delivery

La consegna del cibo a domicilio, per il Presidente Fipe Enrico Stoppani, “per molti ristoranti è l’unico modo per tenere in piedi l’attività”
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Una guida per il food delivery

Nasce “Ristocasa”, una guida digitale per orientarsi nel mondo del food delivery, comparto che, in queste settimane di emergenza da Covi-19, sta tenendo in piedi il mondo della ristorazione italiana alle prese con difficoltà economiche legate alla chiusura obbligatoria dei locali.Per questo Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha sviluppato con il supporto della startup pOsti, una vetrina digitale già attiva e a disposizione di tutti gli esercizi (ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie) che vorranno usufruirne per fornire agli utenti le informazioni necessarie alla richiesta del servizio di consegna a domicilio: telefono, indirizzo, sito internet, tipologia di cucina e fascia di prezzo.
Uno strumento che consente di individuare tutti i locali che fanno delivery e in particolar modo quelli che decidono di gestirlo con i propri mezzi sfruttando le risorse umane aziendali ed evitando, per evidenti ragioni di economicità, di appoggiarsi a fornitori esterni. Il servizio permette ai potenziali fruitori di circoscrivere l’area di ricerca dei ristoranti e individuando quelli presenti ad una distanza definita dalla propria abitazione. Un modo per “snellire” i passaggi e avere un contatto più immediato con il punto vendita visto che la prenotazione di un pasto a domicilio, di un gelato o di un prodotto di pasticceria, potrà essere effettuata tramite contatto diretto con il ristorante.
“A causa delle misure restrittive in vigore per contrastare l’epidemia da Covid-19 - dichiara Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe - Confcommercio - il food delivery è diventato un servizio particolarmente apprezzato dai consumatori e per molti ristoranti è l’unico modo per tenere in piedi l’attività. Il lancio della piattaforma Ristoacasa va proprio in questa direzione. Vogliamo supportare gli imprenditori a sviluppare al meglio il servizio a domicilio, dando visibilità anche a chi per la consegna conta sulle proprie forze, magari impiegando in questo servizio il personale attualmente inutilizzato. Per questo invitiamo tutti gli imprenditori che vedono nel delivery un’opportunità per la propria azienda, ad utilizzare sin da subito questo nuovo strumento. Come Federazione sentiamo il dovere di richiamare l’attenzione delle imprese alle misure di sicurezza raccomandate dalle autorità sanitarie in un momento difficile come questo”.
D’altronde, se analizziamo il comparto delivery, emerge come le potenzialità non manchino, anche perché sono solo in minima parte sfruttate, per aumentare il giro di affari della ristorazione tradizionale. E se la scintilla non è scattata, non è solo un problema di “visione” ma anche di attuazione del servizio in questione. L’indagine effettuata dal Centro Studi Fipe mostra infatti come soltanto il 5,4% degli imprenditori era già in grado, al momento dell’entrata in vigore del decreto dell’11 marzo, di fornire un servizio di food delivery. Il 10,4% si è subito attivato per svilupparlo mentre il restante 85% ha affermato di non avere intenzione di muoversi in questa direzione.
Eppure nel quadro di una situazione che resta decisamente complicata, il 40% dei ristoratori segnala una buona crescita della domanda di cibo a domicilio. Tra coloro che hanno dichiarato di non essere interessati al food delivery, e che pertanto hanno chiuso l’attività, il 35,5% ritiene di non avere i mezzi necessari per farlo mentre il 64,5% pensa che in questa situazione non sia economicamente sostenibile
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Dal punto di vista dei consumatori, il delivery sta comunque prendendo campo, giocoforza, anche a causa delle limitazioni degli spostamenti che ne hanno cambiato in maniera sostanziale l’approccio tanto per i fruitori abituali che per quelli saltuari o addirittura per quelli che mai si erano avvicinati al mondo della consegna a domicilio.
Secondo il Centro Studi Fipe, tra gli utilizzatori saltuari nel periodo pre Covid-19, il 24% da quando è iniziata la crisi ha fatto ordini almeno una o due volte. Una percentuale che sale al 53% tra coloro che lo aveva utilizzato solo poche volte. E va sottolineato che tra quelli che prima non ne avevano mai usufruito, adesso poco meno del 10% ha iniziato a farlo. Il minor ricorso al food delivery, invece, è essenzialmente dovuto ad una maggiore volontà degli intervistati a cucinare a casa (69%), un consumatore su quattro, inoltre, lo fa per timore del contagio e il 14% per risparmiare.
Per le preferenze sui piatti tra chi utilizza ancora oggi il food delivery, il 68% ordina soprattutto pizze, il 26% preferisce piatti tipici della cucina italiana e il 22% va sul classico hamburger con patatine. La barriera per una diffusione ancora più ampia del food delivery è dunque al momento riconducibile al timore per la sicurezza alimentare. Ma il servizio è apprezzato dai consumatori e non ci sarà da sorprendersi se sempre più spesso, già nelle prossime settimane, il campanello di casa dei buongustai suonerà all’ora di cena.

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