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“La sbornia? È organizzata” Ma è guerra al tour alcolico ... La moda dilaga. Alemanno stoppa le comitive dei “pub crawl”... Si chiama “pub crawl”, letteralmente significa: “strisciare di pub in pub”. Lo staff raccoglie le iscrizioni, sceglie i locali da inserire nel tour (meglio se equamente suddivisi nelle varie zone della città), fissa ora e luogo del ritrovo e guida i partecipanti di pinta in pinta. La sfida è consumare in ogni pub almeno una birra. Vince chi ci riesce. Nato come rito nel rugby anglosassone, il pub crawl si tiene da anni a Dublino, Londra e Berlino. Nel Nord Europa è addirittura un’attrazione per turisti: alcuni hotel lo inseriscono nella lista delle proposte per la serata. In Italia è arrivato via internet da pochi anni e, soprattutto, è già un problema. Il primo a dichiarare guerra ai tour alcolici è stato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La polizia locale della capitale ha individuato tre associazioni che organizzano giri per turisti. I partecipanti, tra i 20 e i 30 anni, pagano 20 euro allo staff che li condurrà lungo il percorso. Nel primo pub ci si ferma un’ora e si può bere a volontà senza pagare nulla in più. Negli altri locali in vece si paga a prezzi di favore.

Il ritrovo nella Capitale è alle 21 di solito alla stazione metrò Colosseo. “E negli spostamenti tra i locali i ragazzi, numerosi e ubriachi, schiamazzano - precisa Alemanno - e bevono alcolici in strada, in contrasto con l’ordinanza comunale”. Da qui la crociata del sindaco. Il problema è capire in che condizioni i ragazzi tornano a casa, e come possano mettersi alla guida una volta finito di bere. A Roma il tour si limita ai locali del centro. A differenza del pub crawl d’Oltremanica e di quanto avviene a Milano. Nel capoluogo lombardo infatti il pellegrinaggio è organizzato dal blog “AlcoolicA”, fondato nel 1999 da Francesco Mucci, 33 anni, dipendente di una nota multinazionale dell’informatica e, manco a dirlo, giocatore del Rugby Cernusco. “Il nome del blog - spiega Mucci - nasce dalla passione per i Metallica e dalla, passione per la birra”. Come ovvio, lui non vede di buon occhio la campagna di Alemanno. “Il pub crawl - dice - attraversa tutta Milano: dallo Smeraldo alla Darsena, passando per il centro. È un modo diverso per conoscere la città e socializzare. Non è una gara. Noi sconsigliamo di tornare a casa in auto e chiediamo a ogni gruppo di nominare un conducente designato disposto a farsi il crawl senza bere. Alla peggio, sono io stesso a prendere l’auto e accompagnare chi non ce la fa. AlcoolicA, va ricordato, è lo stesso blog che organizza Milanopoly, una caccia al tesoro in bici basata sul gioco del Monopoli e ispirata ai temi della mobilità sostenibile. Non c’è solo l’alcol”.

Il pub crawl milanese è aperto a tutti, turisti e no. Nove i locali inseriti nel percorso. Si inizia alle 18.30 e si chiude a mezzanotte e mezza. La quota di iscrizione è di 10 euro: i partecipanti si prenotano sul blog, dove viene indicato il punto di ritrovo. Prima di partire ricevono una maglietta che dovranno indossare per tutta la serata, in modo che i gestori dei locali possano riconoscerli e dare loro da bere a prezzi di favore, quelli concordati con lo staff del tour. Alcune tappe, a Milano, hanno un canovaccio definito. La settima, per esempio, è all’Old Fox (poco fuori dai Navigli) dove si entra a piedi nudi. “Perché? Perché è una tradizione”, spiega Mucci. In piazza Sant’Ambrogio (a metà tour) altra tradizione vuole che Ciccio, il capitano della squadra di rugby in cui gioca Mucci, racconti ai partecipanti la storia della “Colonna del diavolo”. Anche a Milano, come a Roma, il Comune pone limiti.

I minori di 16 anni, che non possono bere, i maggiorenni non possono portare bottiglie in strada. Sul pub crawl è stata Roma a bruciare tutti sul tempo. A Milano però il pub crawl è solo uno degli eventi a base di alcol. AlcoolicA organizza anche il Campari Vertical Limit, una gara (stavolta sì) a chi beve più in fretta i sei differenti cocktail a base Campari. In palio c’è anche il premio per chi fa “il passo più lungo della gamba”. Poco rassicurante come nome. Altra serata alcolica è il “Left Hand Drinking Only”, gioco che impone di bere tutta la sera solo con la mano sinistra. La destra si spera sia risparmiata per richiamare l’attenzione di un tassista.

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