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EUROPA

Nella Pac del futuro il dibattito è sui diritti di impianto: limite all’1% fino al 2045?

La linea di Francia e Spagna in vantaggio: no all’innalzamento al 2%. In Italia in tanti - fuori dalle Do - fanno il tifo per la liberalizzazione
DIRITTI DI IMPIANTO, PAC, VITICOLTURA, Mondo
I diritti di impianto al centro della Politica Agricola Comune (Pac)

C’è la nuova Pac al centro del dibattito europeo, che, tra le tante cose, dovrà decidere anche il futuro delle autorizzazioni di impianto, che regolano le superfici vitate nel Vecchio Continente. Nel negoziato interistituzionale in corso, le posizioni restano quelle note, con differenze di vedute non solo tra Paesi, ma anche tra i diversi player del mondo enoico. Le denominazioni, infatti, come già ribadito qualche settimana fa dalla Efow - European Federation of Origin Wines (ne abbiamo scritto qui), sono assolutamente contrarie ad un innalzamento al 2% del limite annuo ai nuovi impianti. Una posizione sposata da Spagna e Francia, in maniera compatta, meno dall’Italia, che negli ultimi anni, a differenza dei due competitor, ha raggiunto il suo potenziale produttivo e, visti i ritmi di crescita delle proprie superfici vitate, vedrebbe di buon occhio un innalzamento, dal 2031, al 2%. Stando ai calcoli dell’Oiv, infatti, l’Italia è l’unico Paese tra i grandi produttori ad aumentare la superficie, con un incremento di oltre il 2% tra il 2014 e il 2019. Nello stesso periodo il vigneto francese è rimasto invariato, mentre quello spagnolo si è addirittura rimpicciolito.
Difficilmente andrà così, perché, come rivela l’Informatore Agrario, gli aumenti della superficie vitata dovrebbero rimanere al al minimo (1%) fino al 2045, con le speranze di liberalizzazione di molti grandi produttori italiani che si infrangerebbero così contro lo scoglio dello status quo, con le autorizzazioni di impianto dei vigneti blindate al vincolo annuale dell’1%. Non è un dramma, perché il regime delle autorizzazioni, sin qui, si è dimostrato efficace, ma qualche preoccupazione c’è, considerato anche l’incremento del rischio climatico e fitosanitario. L’importante sarebbe assicurarsi quantomeno la possibilità di trasferire le autorizzazioni tra Regioni, e che la nuova Pac garantisca la possibilità di non perdere i diritti di reimpianto non utilizzati, di cui l’Italia dispone per migliaia di ettari.
Non mancano comunque le criticità. Per Roberto Scalacci, Direttore per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale della Regione Toscana, “i diritti di impianto sono una complicazione inutile, la programmazione va fatta in modo ragionato, a livello territoriale e all’interno delle denominazioni di origine, con l’accordo dei Consorzi e dei produttori. Per limitare l’espansione ‘non dop’ dovrebbero entrare in gioco regole di pianificazione territoriale e ambientale, non economiche. Inoltre, se le autorizzazioni non sono trasferibili si rischia di creare un sistema rigido che limita l’accesso ai giovani e non incentiva il ricambio generazionale”.

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