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ITALIA

Niente dieta o menù vegan, per gli italiani sarà una Pasqua tradizionale

Indagine Coldiretti-Ixè: in cima alle preferenze colomba, uovo di cioccolato e agnello, determinante per la sopravvivenza della pastorizia
Coldiretti, ITALIANI, PASQUA, TAVOLA, Non Solo Vino
Niente dieta o menù vegan, per gli italiani sarà una Pasqua tradizionale

Alla faccia di diete, menu vegani o vegetariani. Per il Belpaese sarà una Pasqua tradizionale, con agnello, Colomba e uovo di cioccolato tra gli alimenti più gettonati nelle tavole e otto italiani su dieci che rispetteranno le proprie tradizioni, tra carne, salumi, uova e formaggi da consumarsi magari in campagna, a contatto con la natura, sfruttando il lungo ponte primaverile con 25 aprile e 1 maggio. È quanto emerge da un’indagine Coldiretti-Ixè di scena a “Qualità e origine in tavola” organizzata con il Codacons e gli agrichef di Campagna Amica, i cuochi contadini al lavoro per far conoscere i segreti delle ricette tramandate da generazioni nelle campagne.
Solo il 3% degli italiani a Pasqua sceglierà un menu vegano o vegetariano mentre ben l’80% rispetterà la tradizione che prevede di portare a tavola carne, salumi, uova e formaggi, da consumare tal quali o nelle ricette storiche regionali. Inoltre, nonostante l’avvicinarsi dell’estate, sono comunque pochi gli italiani che restano a dieta e scelgono un menu light ipocalorico (5%), mentre altri a causa di allergie o scelte personali escludono alcuni alimenti come olio di palma e saccarosio o scelgono cibi senza glutine (5%).
Sulle tavole immancabile tra i dolci la Colomba, scelta dal 70% delle famiglie a pari merito con le uova di cioccolato (ma non mancano quelle vere, 400 milioni consumate nella Settimana Santa tra colazione, abbellimento e ricette tradizionali). Molto diffusi anche i salumi - dalla corallina laziale alla finocchiona toscana, dalla soppressata calabrese al salame napoletano, ingrediente immancabile del Casatiello - e i formaggi a partire dal pecorino, servito tal quale ma anche come ingrediente di preparazioni salate tipiche come la pizza di Pasqua delle Marche o dell’Umbria e le torte rustiche del sud Italia.
Ma la portata più attesa sulle tavole pasquali, sostiene la Coldiretti, è certamente la carne di agnello, servita in oltre la metà delle tavole (51%) di case, ristoranti e agriturismi e possibilmente di origine nazionale. Lo richiede l’88% degli italiani, e quasi uno su quattro ha scelto addirittura di acquistare direttamente dal pastore, per garantirsi personalmente della provenienza in una situazione in cui la maggioranza dell’offerta viene dall’estero (soprattutto da Romania e Grecia) . L’agnello è una presenza antica della tradizione gastronomica italiana, come dimostrano anche i piatti della transumanza tramandati da secoli: in Abruzzo agnello cacio e uova, il molisano agnello sotto il coppo e l’abbacchio alla scottadito del Lazio. E poi arrosticini, costolette panate, polpettine pasquali con macinato di agnello del Trentino, Cutturiddu pugliese, agnello cotto nel brodo con le erbe tipiche delle Murge, gnocchi al sugo di castrato. Molte di queste specialità sono servite nei 23.00 agriturismi italiani dove, grazie a Campagna Amica, sarà presente la figura dell’agrichef, il cuoco contadino che utilizza in cucina prodotti da lui stesso coltivati nella sua azienda.
Il tradizionale pranzo di Pasqua, sottolinea ancora la Coldiretti, è inoltre determinante per la sopravvivenza della pastorizia. Portare la carne di agnello a tavola significa aiutare la ripresa di aree duramente colpite dal sisma negli ultimi anni, a partire dall’Abruzzo (a 10 anni dal terremoto de L’Aquila) ma anche Umbria, Marche e Lazio dove la pastorizia è fortemente radicata. Un sostegno anche per i pastori sardi impegnati in una difficile battaglia per la sopravvivenza a causa dei prezzi che non coprono i costi di produzione e che, oltre alla concorrenza sleale di prodotti stranieri, al consumo massiccio di suolo e agli attacchi degli animali selvatici mette a serio rischio estinzione il mestiere della pastorizia. Secondo un’analisi Coldiretti, negli ultimi anni sono scomparse un milione di pecore dai 60.000 allevamenti presenti in Italia dove sono rimasti 6,2 milioni di animali, situati in maggioranza in Sardegna.
Un mestiere che è ad elevato valore ambientale poiché, continua la Coldiretti, si tratta di un’attività concentrata nelle zone svantaggiate che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze a vantaggio della biodiversità del territorio. “Gli animali custoditi negli allevamenti italiani - spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali”.
Dal sondaggio Coldiretti-Ixè emerge anche che saranno quasi 1,8 milioni gli italiani che nel lungo ponte di primavera (Pasqua, 25 aprile e 1 maggio) passeranno qualche giorno di vacanza in campagna a contatto con la natura e alla ricerca del buon cibo. Un interesse favorito dal calendario di una “Pasqua alta”, in primavera avanzata, con i lavori di preparazione dei terreni, la raccolta delle verdure e degli ortaggi e lo spettacolo degli alberi in avanzata fioritura, in un Paese come l’Italia che può contare su ben quasi 900 parchi e aree naturali protette che coprono il 10% del territorio nazionale.
Una tendenza che si sposa spesso con l’enogastronomia e la possibilità di provare prodotti tipici sulla base dell’ultimo Rapporto sul turismo enogastronomico 2019. Infatti, continua la Coldiretti - nella scelta della meta del viaggio il 59% dei turisti italiani valuta come importante o importantissima la presenza di un’offerta enogastronomica e fra le esperienze più apprezzate ci sono la visita a un’azienda agricola (39%), di una cantina (31%) e di un caseificio (27%). Un risultato che dimostra l’immenso valore storico e culturale del patrimonio enogastronomico nazionale che è diffuso su tutto il territorio e dalla cui valorizzazione dipendono molte delle opportunità di sviluppo economico ed occupazionale. Il turismo della tradizioni locali e della campagna interessa in modo trasversale tutte le generazioni con il 47% degli appartenenti alla Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980) e il 46% dei Millennials (1981-1998).

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