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ECONOMIA

No Deal, Coldiretti: “Gran Bretagna rischia di diventare il porto franco del falso Made in Italy”

Cresce il timore per l’export e la tutela delle eccellenze italiane. Il vino ha fatturato nel 2019 sul mercato inglese 771 milioni di euro
BREXIT, Coldiretti, UK, Non Solo Vino
Boris Johnson, premier Uk, verso una hard Brexit che mette a rischio il made in Italy

Continuano a tenere banco i futuri scenari legati alla Brexit con l’Italia che è spettatrice interessata soprattutto per il comparto agroalimentare. “Senza accordo sulle regole con l’Unione Europea, la Gran Bretagna rischia di diventare il porto franco del falso Made in Italy in Europa per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp), che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore”. Parole pronunciate dal presidente Coldiretti Ettore Prandini sulle misure adottate nell’Unione Europea e nel Regno Unito nel caso di “No Deal” sulla Brexit che ora appare più probabile.

“La Gran Bretagna - sottolinea la Coldiretti - potrebbe infatti diventare un porto franco per l’arrivo di prodotti agroalimentari di imitazione del Made in Italy che nel mondo fatturano 100 miliardi e che vedono tra i maggiori contraffattori gli Usa, con i quali gli inglesi hanno stretto un accordo commerciale, ma anche il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth. Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano. Ma è anche possibile che in Gran Bretagna senza le regole sanitarie dell’Unione Europea arrivino prodotti arrivino prodotti vietati nell’Unione come il pollo al cloro o la carne agli ormoni permessi in Nordamerica”.

Secondo Coldiretti il rischio è che “si affermi una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati britannici e che boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simbolo, dall’extravergine di oliva al prosciutto di Parma, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano”.

Le esportazioni di prodotti alimentari tricolori sono state pari a 3,4 miliardi di euro nel 2019, in testa c’è il vino che, trainato dal Prosecco Dop, complessivamente ha fatturato sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro. Bene anche i derivati del pomodoro con 350 milioni di euro nel 2020, con un aumento del 14% in valore nei primi nove mesi dell’anno ma che ora “rischiano di subire l’impatto dei nuovi standard imposti con l’uscita della Gran Bretagna dalle Ue. Per questo - spiega Coldiretti - nel primo contratto di filiera pluriennale del pomodoro da industria per il sud Italia tra Princes industrie alimentari e Coldiretti è stata introdotta per la prima volta in Italia la tecnologia blockchain in grado di fissare immutabilmente in un database pubblico tutti i dati relativi al “viaggio” del pomodoro dal campo allo stabilimento industriale. Nella blockchain sono stati raccolti tutti i dati relativi all’origine del prodotto (tutti gli appezzamenti di terreno coltivati), ai lavoratori assunti per la raccolta ed ai macchinari utilizzati nonché i dati relativi al trasporto ed alla trasformazione. Un progetto, con la collaborazione della Casaleggio Associati, che ha coinvolto 300 aziende agricole, 19 cooperative e 9 organizzazioni dei produttori - conclude la Coldiretti - per un totale di quasi 3 milioni di quintali di prodotto destinato all’estero dove le grandi catene chiedono il rispetto di precisi standard sanitari, ambientali e di tutela del lavoro contro il caporalato”.

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