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LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Nuovi sistemi informatici e collaborazione: così si difende l’Amarone in rete

Il Consorzio Vini Valpolicella punta sul sistema di intelligence dell’Università degli Studi di Trento, con la regia della Guardia di Finanza
AMARONE, BLOCKCHAIN, CONSORZIO VINI VALPOLICELLA, CONTRAFFAZIONE, ONLINE, UNIVERSITÀ DI TRENTO, Italia
La lotta alla contraffazione del vino in rete

Stop all’Amarone contraffatto in rete, grazie ad un sistema di intelligence online messo a punto dall’Università degli Studi di Trento che consentirà al Consorzio Vini Valpolicella, in via sperimentale, di lavorare su due diversi fronti: da un lato, sensibilizzando le proprie aziende associate a collaborare nell’identificazione di situazioni “borderline” e a rischio; dall’altro, testando i nuovi sistemi informatici anticontraffazione come la tecnologia blockchain, software e algoritmi specificamente messi a punto con l’Università trentina, in grado di identificare siti web contenenti presunti prodotti falsificati ed eventuali illeciti nell’utilizzo di riferimenti alle denominazioni di origine, con la cabina di regia affidata al Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza. È quanto prevede il protocollo di collaborazione firmato oggi, tra gli altri, dal Consorzio Vini Valpolicella con il Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, la Provincia Autonoma di Trento e l’Ateneo, che vede per la prima volta i grandi Rossi della Valpolicella sorvegliati speciali sul web.
Dal 2018 ad oggi, sono complessivamente 54 le iniziative legali a livello internazionale promosse dal Consorzio e 48 i controlli inclusi nell’attività di vigilanza a livello nazionale. Con una spesa media nel triennio di oltre 150.000 euro l’anno, il capitolo “tutela e vigilanza” rappresenta una delle voci di costo più importanti del bilancio consortile, oltre che una delle principali attività istituzionali perseguite dall’ente. Oltre al Consorzio Vini Valpolicella, che farà da apripista a un format di tutela replicabile per altri prodotti dell’agroalimentare tricolore minacciati dall’Italian sounding, aderiscono al protocollo anche altri enti e associazioni impegnate a salvaguardare l’autenticità dei prodotti anche da pratiche commerciali sleali che possono impattare negativamente sul sistema primario, come la tutela dei lavoratori in agricoltura e la credibilità presso i consumatori.
“La firma di questo protocollo - spiega Andrea Sartori, Presidente del Consorzio Vini Valpolicella - conclude un percorso che ha caratterizzato il mio mandato, ponendo al centro la tutela delle nostre denominazioni, sempre più copiate e contraffatte. L’iniziativa ci ha visti da subito parte attiva nella costruzione di un ulteriore strumento per combattere la pirateria enoica e alimentare. Ringrazio il Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, la Provincia Autonoma di Trento - continua Sartori - per averci coinvolti in un progetto che per la prima volta dà vita ad un network tra pubbliche amministrazioni e associazioni imprenditoriali, con l’obiettivo di tutelare la reputazione e il valore dei prodotti italiani”.
“La lotta alla criminalità organizzata - prosegue il Generale di Brigata Ivano Maccani, Comandante Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza - si può e si deve vincere anche con l’innovazione. Fare squadra con gli attori della società civile e coniugare le strategie investigative con la ricerca scientifica per fare un salto di qualità nella tutela dell’economia legale, nel contrasto alla commercializzazione di prodotti contraffatti, al lavoro nero e all’abusivismo commerciale, è il senso del protocollo firmato il 7 luglio 2020 a Trento. Uno dei filoni messi in campo, riguarda l’analisi avanzata di dati online e l’esplorazione del web, sempre più nuova frontiera dei traffici illeciti e vetrina attraente anche per le organizzazioni criminali”.

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