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Olio: entra in vigore l’obbligo del tappo antitruffa nei pubblici esercizi. Soddisfazione di Coldiretti. Assitol e Federolio esprimono apprezzamento ma manifestano anche preoccupazione per lo scenario di incertezza per gli operatori del settore

Contro le truffe, entra in vigore l’obbligo del tappo antirabbocco per tutti i contenitori di olio extra vergine di oliva serviti nei pubblici esercizi (legge Ue 2013 bis). Si tratta di una misura di trasparenza, secondo Coldiretti, per evitare che le vecchie oliere in bar, mense, ristoranti e pizzerie vengano riempite o allungate con prodotti stranieri spacciati per italiani, come purtroppo spesso avviene in una situazione in cui sono aumentate del 45% le importazioni nei primi sette mesi del 2014. Secondo il provvedimento, gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta. La legge prevede anche sanzioni per chi non userà oliere con tappo antirabbocco che vanno da 1 a 8.000 euro e la confisca del prodotto.
Assitol e Federolio, da parte loro, esprimono apprezzamento sulla disposizione che introduce l’obbligo del tappo anti rabbocco (o anti riempimento) per le bottiglie di olio extravergine d’oliva servite nei pubblici esercizi, ma allo stesso tempo manifestano preoccupazione per lo scenario di forte incertezza che si viene ad aprire per gli operatori del settore con l’entrata in vigore della norma. Le due associazioni hanno sempre visto con favore l’introduzione di una disposizione normativa sul confezionamento dell’olio d’oliva che garantisca chiarezza e trasparenza ai cittadini sulla qualità dell’olio consumato sulla tavola di un ristorante, di una trattoria o in un bar, salvaguardandoli così anche da possibili frodi o inganni a tavola. Pur condividendo, dunque, la ratio della norma, Assitol e Federolio non possono esimersi dal sottolineare come la nuova disposizione sia stata adottata come modifica della Legge Mongiello, sulla quale risulta ancora aperta una procedura pilota di infrazione da parte Ue che, come noto, rende tutta la legge sostanzialmente inapplicabile. Rilevano poi come la nuova norma non chiarisca quali dosatori possano essere considerati conformi alla legge, generando così una legittima e seria preoccupazione tra i produttori di tappi dosatori e le aziende confezionatrici, che non sanno “cosa fare” per fornire agli operatori della ristorazione confezioni che possano essere considerate non rabboccabili. Una situazione resa, tra l’altro, ancor più critica e complessa dal fatto che la legge non concede congrui termini sia per lo smaltimento delle scorte che per far adeguare alla già lacunosa normativa i produttori di tappi dosatori, le aziende confezionatrici e i ristoratori. Assitol e Federolio auspicano, quindi, che il legislatore si pronunci al più presto e fornisca indicazioni chiare per consentire a tutti i confezionatori, dai frantoi e dai piccoli produttori agricoli alle maggiori industrie, di poter fornire prodotti conformi alla legge; le due associazioni auspicano, inoltre, che il legislatore, nel pronunciarsi su questo tema, non tralasci di prevedere dispositivi di chiusura che abbiano per gli operatori costi sostenibili, salvaguardando così da ulteriori aggravi confezionatori, ristoratori e consumatori finali.
Le novità per il prodotto simbolo della dieta mediterranea non si fermano, però, soltanto al tappo antirabbocco, in quanto è prevista anche una più accentuata rilevanza cromatica rispetto all’etichettatura degli oli che siano prodotti con miscele provenienti da uno o più Stati, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto. Va detto, anche che le modifiche introdotte nel corpo della cosiddetta legge salva-oli ne assicurano ora la più ampia operatività richiedendo a tutti gli organi di polizia giudiziaria un rafforzato impegno su tutti i fronti, dal controllo del traffico di perfezionamento attivo a quello delle modalità di vendita sottocosto. “In una situazione in cui la produzione nazionale è crollata quest’anno del 35% a circa 300.000 tonnellate - afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo nel chiedere di mettere a punto “una task force coordinata di controllo per l’immediata attuazione delle norme contenute nella legge “salva olio” - occorre adottare tutte le misure necessarie per garantire trasparenza negli scambi, combattere i rischi di frodi e assicurare la possibilità di fare una scelta di acquisto consapevole ai consumatori italiani”. Il richiamo in particolare, è alle norme sul funzionamento del mercato e della concorrenza: dalla previa autorizzazione del Ministero delle Politiche Agricole all’ammissione al regime di perfezionamento attivo nel caso di acquisto dai Paesi extra Ue di miscele di olio fino alla disciplina contro il segreto, che contempla l’accesso ai documenti degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera delle informazioni detenute attraverso collegamenti a banche dati elettroniche.
L’Italia è il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri.
Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n. 182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli.
I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato, il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. L’Italia può contare su un patrimonio di 250 milioni di piante su 1,1 milioni di ettari di terreno con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro ed un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative.

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