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L’ANALISI

Oltre il prezzo: il ruolo sociale ed economico per il territorio della denominazione

Albino Armani (Pinot Grigio delle Venezie): “il valore sociale di ciò che facciamo va ben al di là del prezzo a cui vendiamo il nostro vino”
ALBINO ARMANI, DENOMINAZIONI, DOC DELLE VENEZIE, PREZZO, TERRITORI, VALORE, Italia
Vigneti di Pinot Grigio

“Il valore di una denominazione va ben al di là del prezzo medio a cui si vende il vino, ed abbraccia tanti altri aspetti, prima di tutto quello sociale”. Ad allargare lo sguardo, spostando l’attenzione dal dato specifico a ciò che c’è dietro, è Albino Armani, alla guida della Doc Pinot Grigio delle Venezie, che in quattro anni è stato capace di fare ordine in un panorama produttivo da 230 milioni di bottiglie, mettendo insieme le tante anime di un territorio gigantesco. Come racconta a WineNews, “lo scopo di una denominazione come la nostra è quello di generare reddito per migliaia di viticoltori, che in una terra come la nostra non hanno alternative altrettanto remunerative, se non quella, dolorosissima, di abbandonare l’agricoltura. In questo senso, il valore sociale di ciò che, con grande sacrificio, stiamo facendo, può rivelarsi enorme, ma è anche ciò che ogni imprenditore dovrebbe fare: restituire qualcosa al proprio territorio, anche solo in termini di tempo”.
Un concetto che, ovviamente, si può estendere ad altre denominazioni del Belpaese, con il prezzo che, così, rimane sì una componente importante, ma non esiste una ricetta uguale per tutti. “Prendiamo l’esempio del Prosecco - riprende Albino Armani -
che oggi in molti criticano, proprio in virtù di prezzi medi considerati troppo bassi. Eppure, se pensiamo alla qualità della vita di chi faceva vino in quelle zone fino a venti anni fa, il miglioramento è indubbio ed evidente. Giovani che una volta sarebbero stati costretti ad andare altrove, e che oggi invece portano il Prosecco in giro per il mondo ed investono sul territorio. Capisco che ci sia chi, nel Conegliano Valdobbiadene, debba affrontare costi diversi e punti a qualcosa in più, è lecito e legittimo, ma mettere in dubbio il successo del sistema Prosecco mi sembra ingeneroso, e fuori dalla realtà”.
Ci sono voluti anni, per costruire un sistema solido, e la strada non sarà breve neanche per la Doc del Pinot Grigio delle Venezie, che qualche risultato l’ha già raggiunto, come ricorda ancora Albino Armani. “Siamo riusciti a far convivere le tante anime di una denominazione che coinvolge vere e proprie multinazionali del vino, del calibro di E & J Gallo, trovando la quadra con i produttori più piccoli e con le organizzazioni agricole. E poi, passando dall’Igt alla Doc, abbiamo fatto scendere le rese massime a 180 quintali ad ettaro, di cui solo 150 rivendicabili come Doc. Per qualcuno è ancora troppo, ma ricordiamoci che per l’Igt il limite era di 190 quintali ad ettaro, e ancora oggi, in altri territori, di ben 195 quintali ad ettaro, per cui è già un passo importante. Quest’anno, poi, la raccolta, come in tutto il resto d’Italia, è stata decisamente meno generosa della 2018, con rese che, secondo le nostre prime stime, in attesa dei dati ufficiali, dovrebbero attestarsi su una media di 127 quintali ad ettaro, e comunque sensibilmente sotto il limite massimo permesso. E ancora, il blocco degli impianti, che è l’unico modo per rivalutare il patrimonio vitivinicolo, insieme ovviamente alla crescita dei prezzi, tenendo sempre bene a mente che anche un guadagno di 5 centesimi in più al litro, per noi, è un risultato, un passo verso la sostenibilità economica della nostra viticultura”.

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