Ore 16 di oggi, 2 aprile, a Washington Dc, ore 22 ore italiana: dopo settimane di annunci e speculazioni, di minacce e risposte tra Usa e Ue, che hanno già causato notevoli danni economici, il presidente Usa, Donald Trump, dirà ufficialmente cosa vorrà fare con i dazi sui prodotti europei. Un asse, quello tra America ed Europa, che interessa il mondo, visto che, nel 2023, su questa rotta si sono mossi 1.600 miliardi di euro in beni e servizi, pari al 30% del commercio mondiale, secondo i dati del Consiglio Europeo. Ed a cui guarda anche il made in Italy agroalimentare, che, negli States, ha il suo primo partner extra Ue, con 7,8 miliardi di euro di esportazioni nel 2024 (su 69 miliardi totali), con una crescita del 17% sul 2023, ed il vino in particolare, che vede negli States il suo primo mercato straniero, con 1,9 miliardi di euro su 8,1 complessivi, e che con le spedizioni già fermate da settimane da parte del trade Usa, sta già subendo un danno notevole, quantificato i 6 milioni di euro al giorno, da Coldiretti.
Una prospettiva ormai sempre più concreta, quella dei dazi, che non piace neanche al trade americano di wine & spirits, e alla ristorazione, i cui fatturati molto dipendono anche dai vini importanti, da Italia e Francia in testa. In ogni caso, come riportato nei giorni scorsi, indiscrezioni rilanciate dalla Us Wine Trade Association, prevedono un dazio lineare per tutti i prodotti e per tutti i Paesi, e quindi anche per il vino italiano, non del 200% come minacciato con toni roboanti dallo stesso Trump (che vorrebbero dire la chiusura del mercato americano), ma in una forbice tra il 10% ed il 25%, con la soglia del 20% vista tra le più probabili, che comunque avrebbe un impatto molto forte e difficile da sopportare.
Altre ipotesi, invece, parlano di un sistema fatto con tre livelli di dazi mirati a singoli Paesi o gruppi. Ma sono solo speculazioni, che, tra qualche ora, verranno chiarite: l’unica certezza, come comunicato dalla Casa Bianca, è che le tariffe saranno operative da subito dopo il discorso di Trump, in quello che lui stesso ha definito il “Liberation Day”, dopo aver più volte additato l’Unione Europea come un organismo creato appositamente per “fregare gli Stati Uniti”. Sul fronte Ue, la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, ha dichiarato: “una cosa deve essere chiara: l’Europa non ha iniziato questo scontro ma è pronta a rispondere con forza. Andiamo verso i negoziati con una posizione di forza, l’Europa ha molte carte in mano”. E, secondo gli analisti, ad essere colpiti, innanzitutto, potrebbero essere i servizi che gli Usa esportano oltreoceano. Verrebbero, inoltre, ripristinate quelle tariffe introdotte dall’Unione Europea nella prima guerra commerciale con Trump. Tariffe poi a lungo sospese.
Salendo di livello è tutt’altro che escluso che Bruxelles punti il mirino verso le Big Tech, che, tra l’altro, potrebbero essere sanzionate per violazione del Digital Market Act. Ma, da più parti, soprattutto da parte dell’Italia, si predica la via della prudenza e della moderazione: “non dobbiamo piegare la testa, ma neanche essere antiamericani - ha detto il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani - bisogna trovare una soluzione che permetta a tutte le imprese italiane di non subire danni. I dazi non fanno bene a nessuno. Non possiamo trattare a livello nazionale. L’Italia non può fare da sé, è competenza Ue. Può esserci dialogo su altre questioni. Possiamo avere una politica commerciale nazionale, ma i dazi li fa l’Europa”, ha aggiunto Tajani. Anche se in molti, sottolineano il ruolo che può avere l’Italia, grazie alle buone relazioni tra il Governo italiano e quello americano, con la Premier Giorgia Meloni che, in vari interventi, e anche in una recente intervista al quotidiano britannico “Financial Times”, non ha risparmiato critiche all’Europa condividendo in parte quelle del vicepresidente Usa, Jd Vance, ma ha anche ricordato che il presidente Donald Trump è il primo alleato dell’Italia, definendo “infantile” l’idea di dover scegliere tra Trump e l’Unione Europea. Tutte ipotesi ed opinioni, fino a qui. Dalle ore 22 del 2 aprile 2025, invece, si passerà ai fatti.
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