02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
AGRICOLTURA

Pac 2023-2027: ancora niente accordo in Ue su una misura da 386 miliardi di euro

Nuove trattative a giugno. Il ministro Patuanelli: “serve sostenibilità ambientale, ma anche economica”. Deluse le organizzazioni agricole
AGRICOLTURA, ALLEANZA DELLE COOPERATIVE, Coldiretti, PAC, PAOLO DE CASTRO, POLITICA AGRICOLA, STEFANO PATUANELLI, UE, Non Solo Vino
Pac 2023-2027: ancora niente accordo in Unione Europea su una misura da 386 miliardi di euro

Ancora niente di fatto: in Europa non si trova l’accordo tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue sulla Pac 2023-2027, una delle misure più importanti dell’Unione, che vede a bilancio una somma di 386 miliardi di euro, di cui 50 in quota italiana. E un nuovo round di trattative è previsto a giugno. “L’agricoltura deve dare un contributo alla sostenibilità ambientale e sociale, ma la sostenibilità economica del settore primario è dominante. Per questo - aveva commentato ieri il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli - a livello Unione Europea diciamo di fissare obiettivi sfidanti, ma diamo la flessibilità agli Stati membri per raggiungere quegli obiettivi, perché non partiamo tutti dalla stessa condizione. Non abbiamo le grandi campagne francesi, né i terreni tedeschi: abbiamo le nostre peculiarità e ciascuno Stato membro deve poter attuare interventi che consentano di raggiungere gli obiettivi”.
Parole che, a loro modo, dicono di quanto sia difficile, in agricoltura come in altri campi, trovare una quadra tra Paesi tanto diversi tra loro. “Credo sia necessario che ciascuno Stato membro, il Parlamento Europeo e la Commissione Europea negli ambiti di loro competenza, facciano dei passi indietro per fare alcuni passi avanti tutti assieme”, aveva aggiunto il Ministro, sottolineando che “è necessario chiudere l’accordo sulla nuova Pac post 2020, comprendere le esigenze dei sistemi agricoli dei diversi Stati e fare uno sforzo sull’architettura verde e sulla condizionalità sociale, che sono i due elementi ancora in discussione. da parte nostra c’è la massima disponibilità a trattare su diversi argomenti”, ma l’elemento della condizionalità deve essere “un elemento fondante della nuova Pac. Vanno garantiti i diritti dei lavoratori, ma al contempo non devono venire introdotte misure penalizzanti dal punto di vista burocratico per le aziende e per gli Stati membri”.
“Dopo quattro giorni di negoziato, le distanze tra le tre istituzioni rimangono troppo ampie per raggiungere un compromesso”, ha detto Paolo De Castro, Coordinatore del Gruppo dei Socialisti e Democratici in Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo: “si tratta di un’occasione persa ma il nostro lavoro continua per garantire che la Pac continui a essere il volano per la crescita economica dei nostri agricoltori e delle nostre aree rurali, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro giugno. “Grazie agli sforzi di questi mesi - aggiunge De Castro - abbiamo raggiunto risultati importantissimi, evitando la ri-nazionalizzazione della Pac, salvaguardando il ruolo delle nostre regioni, rafforzando le misure di gestione del rischio anche nel primo pilastro, dando la possibilità di effettuare programmazione produttiva a tutte le Dop e Igp, anche nel settore viti-vinicolo. Non solo: per la prima volta nella storia, la Pac riconoscerà il ruolo fondamentale dei lavoratori agricoli, con un meccanismo che penalizzerà quegli imprenditori che non rispettino le norme sul lavoro, e premierà quelli che si impegnano a garantire i più elevati standard di sicurezza. Tutto questo lavoro non andrà sprecato: grazie all’impegno e allo spirito di compromesso di tutte le parti in causa, sono certo che riusciremo a siglare un accordo ambizioso capace di salvaguardare al meglio la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle nostre aziende agricole e aree rurali”.
Sono di delusione, ovviamente, i primi commenti delle organizzazioni agricole, che hanno bisogno di un quadro normati chiavo per pianificare l’attività in un settore che richiede tempi lunghi, come quello dell’agricoltura. “Grande rammarico per il mancato accordo fra Consiglio e Parlamento europeo sui tanti nodi negoziali, che lasciano purtroppo tutte le questioni ancora aperte - commenta Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Coopertative - con il negoziato rinviato a giugno non ci resta che auspicare che si possa riprendere in tempi brevi le fila del dialogo. I nostri agricoltori e le nostre cooperative hanno infatti bisogno di certezze giuridiche e di operare in un quadro legislativo ben definito. C’è inoltre il rischio che questo mancato accordo a livello comunitario finisca per rallentare ancora di più il percorso di scrittura e di approvazione del Piano strategico nazionale, frenando ulteriormente un percorso che già stenta a partire. Nel Piano strategico nazionale dovranno infatti trovare spazio interventi urgenti e molto attesi da tutto il comparto agricolo, quali le misure di assicurazione e di gestione del rischio a tutela del reddito degli agricoltori, oggi più che mai necessarie per dare sostegno alle aziende sempre più colpite da eventi climatici avversi”. “Serve al più presto un accordo sulla riforma Pac per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027”, aggiunge il presidente Coldiretti Ettore Prandini, nell’esprimere sostegno alle posizioni sostenute da Patuanelli. “Auspichiamo che a tre anni dalla presentazione della proposta di riforma della Pac - sottolinea Prandini - si possa al più presto raggiungere un accordo necessario per garantire regole certe e stabilità agli agricoltori per i prossimi anni, in termini di investimenti e programmazione, soprattutto in un periodo di incertezza e difficoltà di mercato a causa della pandemia. Finché non saranno chiari i contorni della Pac del futuro si rallenterà il percorso di stesura dei Piani Strategici Nazionali, che dovranno essere ambiziosi in termini di investimenti in innovazione, anche per restare in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, per garantire un reddito certo ed una maggior competitività alle imprese agricole italiane, nel rispetto del principio che gli aiuti vadano agli agricoltori che vivono di agricoltura e nel rispetto delle regole e delle normative del lavoro. Occorre arrivare al più presto ad un accordo che tenga conto dell’obiettivo di sostenere adeguatamente i redditi degli agricoltori, premiare comportamenti virtuosi in coerenza anche con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, di affrontare i danni provocati dai cambiamenti climatici, favorire il ritorno alla terra in atto nelle giovani generazioni e garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e i requisiti sociali dei pertinenti contratti collettivi. Ma la riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. In questo senso, Coldiretti continua a sostenere l’assoluta necessità che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore”.
Diverso il punto di vista di Confagricoltura: “nonostante le difficoltà emerse, un accordo sulla riforma della Pac è possibile e auspicabile, ma non a tutti i costi. Perché la politica agricola dell’Unione Europea - ha detto il presidente Massimiliano Giansanti - deve continuare a sostenere un processo economico finalizzato a fornire ai consumatori cibo in quantità adeguate, sicuro e di altissima qualità. È evidente che le imprese agricole sono di fronte ad una nuova sfida - prosegue Giansanti - che è quella di una maggiore sostenibilità ambientale. Vale a dire, salvaguardare i livelli di produzione riducendo la pressione sulle risorse naturali. Non servono, però, nuovi e complessi adempimenti burocratici; mentre risulta fondamentale un’efficace tutela dei redditi di tutte le imprese, senza penalità in funzione della dimensione. Senza dimenticare che la continuità dell’attività agricola è essenziale per la vitalità sociale ed economica delle zone rurali e delle aree interne. Ci auguriamo - conclude Giansanti - che la ripresa delle trattative tra le istituzioni dell’Unione sia caratterizzata da una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze economiche delle imprese”.

Copyright © 2000/2021


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2021

Altri articoli