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Pambianco wine&food

Brunello di Montalcino, un successo da sold out ... Numeri da record per il Brunello di Montalcino, la denominazione più prestigiosa della Toscana, che celebra in questi giorni l’edizione del trentennale di Benvenuto Brunello. L’evento di presentazione in anteprima delle nuove annate è stato infatti l’occasione per fare un punto sulla storia e per mettere in fila alcuni dati che raccontano il successo del primo wine district dell’era moderna. Una galassia di 218 aziende produttrici, che, attualmente, conta circa 14 milioni di bottiglie immesse nel mercato (di cui 9 milioni di Brunello di Montalcino e 4 milioni di Rosso di Montalcino), per il 70% destinate all’esportazione. Secondo i dati Valoritalia, sono 8,5 milioni le bottiglie (in larghissima maggioranza dell’annata 2016 e della Riserva 2015) immesse sul mercato nei primi 10 mesi di quest’anno, il 53% in più rispetto alla media registrata nell’ultimo quinquennio (+52% sul 2020). In doppia cifra anche il risultato nei dieci mesi del Rosso di Montalcino (+14 per cento). Se dunque la conta dei contrassegni di Stato rilasciati dal Consorzio per le bottiglie pronte a essere immesse sul mercato parla di un’annata 2015 (inclusa la Riserva) già sostanzialmente sold out, con oltre 10 milioni di fascette rilasciate, sono quasi 8,6 milioni quelle relative alla 2016 già assegnate nei primi 10 mesi dal suo esordio commerciale. Una ‘cavalcata’ che sembra inarrestabile, portando valore al brand, anche se questa inflazione della domanda potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio in prospettiva. La netta contrazione delle giacenze dell’imbottigliato in cantina, con un -25% rispetto a 12 mesi fa, e il parallelo incremento del prodotto sfuso (+15% sul 2020) mostrano una reazione orientata all’inseguimento del mercato nel breve termine. Scelta che potrebbe rivelarsi poco lungimirante. Scorrendo infatti il capitolo sulle giacenze nella ricerca sulla denominazione curata da Winenews in occasione del trentennale di Benvenuto Brunello, si scopre che gli stock conservati in botte nei caveau delle cantine valgono in questo momento 400 milioni di euro, ma varranno addirittura 1,2 miliardi una volta che il Brunello sarà imbottigliato e pronto alla vendita. Emerge dunque un interrogativo: l’accelerazione della domanda sui Brunello annata, che dunque abbandonano presto le cantine, potrebbe intaccare il valore potenziale ed esponenziale della produzione di questo gioiello enologico? Oppure contestualmente potrebbe invece spingere ancora in alto i prezzi, facendo guadagnare terreno al brand? Si tratta naturalmente di minuzie in un quadro che più positivo non potrebbe essere per quella che la ricerca di Winenews indica come “controrivoluzione agricola”, che nelle ultime tre decadi ha ripensato l’evoluzione di un territorio attorno allo sviluppo di un prodotto d’eccellenza. “Il concetto di qualità oggi non si limita al solo vino, ma abbraccia una sfera più ampia”, rimarca infatti il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci . “A un aumento della qualità del Brunello corrisponde in maniera direttamente proporzionale un incremento del benessere socioeconomico della comunità sul territorio”. A dimostrarlo sono i numeri che documentano una crescita trasversale del territorio. Se infatti nel 1992 un ettaro di terreno vitato di Brunello di Montalcino valeva 40 milioni di lire (36.380 euro attuali secondo il coefficiente Istat), oggi il prezzo è circa 20 volte superiore, pari a 750.000 euro, con una rivalutazione record del +1.962% che raggiunge il +4.500% se si allarga l’orizzonte temporale al 1966, quando un ettaro di terreno vitato costava 1,8 milioni di lire. Stando alle stime 2020 del Consorzio, il ‘vigneto Brunello’ vale oggi circa 2 miliardi di euro complessivi, e continua ad attrarre investimenti. Questi numeri sono l’output finale di un processo che ha portato a un quadro virtuoso. Montalcino registra infatti una disoccupazione che non arriva al 2 per cento, con un sistema produttivo in grado di assorbire anche gran parte della manodopera (giovanile in primis) dei territori limitrofi, ma anche di attrarre professionalità da 70 Paesi diversi. Negli ultimi 30 anni sono decuplicati gli esercizi nel campo della ristorazione e dell’hospitality, dato che il sodalizio con le altre eccellenze di questa terra (tartufo bianco, olio, miele, zafferano, formaggio, prugne, pasta e farro) ha spinto turismo enogastronomico. Ogni anno Montalcino accoglie dunque oltre 1 milione di enoturisti e tra questi una quota importante di “big spender” da 60 Paesi.

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