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Per gli analisti nel negoziato commerciale della Brexit tra i settori a maggior rischio c’è il vino. Ma dall’Ocm alle Doc, etichettatura, bio e diritti d’impianto sono tanti i temi da affrontare: così Confagricoltura con l’Ambasciatore Uk a Vinitaly

Seppure ancora non possano essere fatte previsioni poiché il negoziato commerciale attorno all’uscita del Regno Unito dall’Ue non è iniziato, dalla “Relazione preliminare sugli impatti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” pubblicata dal Copa-Cogeca (il Comitato delle Organizzazioni e delle Cooperative agricole europee) emerge che i settori produttivi soggetti a maggiore rischio sono la carne bovina, il lattiero caseario, il vino, l’ortofrutta ed il riso. Tra questi, il vino rappresenta una delle voci più importanti dell’export del nostro Paese verso l’Uk. Ma le tematiche da affrontare sono moltissime e riguardano tutte le regolamentazioni europee: dall’Ocm al riconoscimento del sistema delle denominazioni, dall’etichettatura, al biologico, fino ai diritti d’impianto. È emerso in un convegno promosso ieri da Confagricoltura con l’Ambasciatore britannico in Italia Jill Morris, a Vinitaly, su quali potrebbero essere gli effetti della Brexit sul mercato del vino. Il 60% dei prodotti agricoli ed agroalimentari consumati nel Regno Unito sono importati e circa il 75% di questi proviene dalla Ue è stato ricordato (con un trend in costante crescita sia in valore sia in volume). Per quanto riguarda, in particolare, le importazioni di vino e spumanti del Regno Unito sono circa il 90% dei consumi e circa il 70% proviene dalla Ue. In particolare l’Italia, in termini quantitativi ha superato la Francia e, dopo Usa e Germania, la Gran Bretagna è il nostro terzo mercato di sbocco. In termini di valore l’export di vini e spumante nel 2017 ha superato gli 815 milioni di euro, con un incremento tra il 2012 e il 2017 del 51,37%.

Obiettivo del convegno è stato quello di analizzare le vie possibili per mantenere aperto il dialogo commerciale tra i due Paesi, limitando il più possibile i cambiamenti negli attuali rapporti commerciali, ovvero cercando di creare un’area di libero scambio regolamentata con criteri similari ad altri accordi stipulati tra la Ue ed altri Paesi europei. “Le guerre commerciali non giovano a nessuno e rischiano di compromettere la ripresa economica che è in atto su scala mondiale - ha rimarcato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - i negoziati di libero scambio sono alla base della reciprocità e non bisogna incoraggiare i protezionismi, invitando il mondo a chiudersi, ma incentivare il dialogo”. Ma non solo. “L’agricoltura è un business e, come tale, deve guardare lontano e il nostro sistema agro-alimentare ha bisogno di mercati aperti sui quali far valere la qualità e la competitività delle produzioni. E i mercati vanno gestiti sulla base di regole multilaterali, rigorose in termini di sicurezza alimentare, protezione dell’ambiente e tutela sociale”.

L’Ambasciatore britannico Morris ha voluto sottolineare come il Regno Unito sia “un grande mercato di sbocco per i vini italiani. I miei connazionali nutrono una forte ammirazione per l’Italia e sempre più turisti britannici visitano il Belpaese alla ricerca di esperienze eno-gastronomiche sopraffine. Il legame della cultura eno-gastronomica è solo un aspetto della forte partnership che lega il Regno Unito e l’Italia, un legame che di certo Brexit non potrà recidere. La scelta del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea non si tradurrà in un voltare le spalle ai nostri partner europei”.

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