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Più di una spiaggia, un museo o una piazza: il ricordo di una vacanza in Italia è legato al cibo

Indagine di Sociometrica: cresce la passione degli stranieri per la nostra cucina. Prima della pandemia la loro spesa ammontava a 8,4 miliardi di euro
CIBO, FIPE CONFCOMMERCIO, SOCIOMETRICA, STRANIERI, vino, Non Solo Vino
Un pranzo su Ponte Vecchio a Firenze (ph: Bruno Bruchi Photo)

Cosa resta in mente di una vacanza in Italia ad un turista straniero? La nostra cucina. Senza ovviamente sminuire il valore e la bellezza intoccabile di piazze, musei e spiagge, è il cibo però a lasciare il ricordo più importante a tutti quei visitatori che scelgono il Belpaese seguendo il trend del turismo enogastronomico che va sempre più per la maggiore. Il cibo, l’Italia vanta il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione europea, è dunque la principale passione dei turisti stranieri al termine del loro soggiorno in Italia. A certificarlo è un’indagine semantica condotta da Sociometrica, che ha analizzato 570.000 post social in lingua inglese, rilevando come il cibo e la ristorazione siano gli elementi di successo messi maggiormente in evidenza da parte dei visitatori stranieri. E questo non può che tradursi in un toccasana per le attività: il dato è infatti confermato dalla capacità di spesa dei turisti internazionali che, nel 2019, ultimo anno prima della pandemia, ammontava a 8,4 miliardi di euro l’anno, cui vanno aggiunti altri 10,1 miliardi garantiti dal turismo interno.
“Anche grazie al green pass -sottolinea il Centro Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi -nell’estate appena conclusa i turisti hanno aumentato la loro spesa in bar e ristoranti di ben 3 miliardi di euro, ma l’assenza dei flussi internazionali, provenienti in particolare dall’Asia, pesa ancora per oltre 2 miliardi di euro sul comparto. Ecco perché bisogna lavorare tanto per il rilancio di un settore strategico per l’offerta turistica del nostro Paese. Purtroppo, l’attuale Pnrr, a nostro avviso, non presta la dovuta attenzione al consolidamento e allo sviluppo dell’enogastronomia e della ristorazione in generale. Un errore da non sottovalutare: solo 150 Comuni italiani su 8.092 non hanno neppure un bar o un ristorante. Il che significa che i Pubblici Esercizi svolgono un ruolo di aggregazione e animazione urbana anche nei più piccoli centri abitati. Una particolarità italiana che piace molto ai turisti internazionali, attratti dal nostro modo di vivere il fuori casa”.

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