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ALLARME CLIMA

Primo giorno di primavera, dopo un inverno tra i più caldi. La siccità condiziona l’agricoltura

La mancanza di acqua incide sulle scelte delle aziende: meno mais e riso, più soia e frumento. E anche gli hobby farmer si adeguano
AGRICOLTURA, Coldiretti, HOBBY FARMING, PRIMAVERA, SICCITA', VITA IN CAMPAGNA, Non Solo Vino
Arriva la primavera, ma permane l’emergenza siccità (ph: Pexels)

Primo giorno di primavera (l’equinozio cade questa sera alle 22.24), dopo un inverno che si classifica dal punto di vista climatologico come il quinto più caldo a livello planetario, con una temperatura combinata della Terra e della superficie degli oceani superiore di +0,9 gradi rispetto alla media del XX secolo: emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Noaa, il National Climatic Data Centre, che registra le temperature mondiali dal 1880. Ma quest’inverno è stato anche contrassegnato da precipitazioni al di sotto della media, dopo un 2022 in cui era già caduto il 30% di pioggia in meno. Una situazione complicata che incide sull’agricoltura e sulle scelte delle aziende, che stanno abbandonando mais e riso in favore di soia e frumento. E anche chi coltiva la terra per hobby cambia strategie per dedicarsi all’auto-produzione.
Una conferma della tendenza al surriscaldamento viene anche dai dati dell’Europa, dove la temperatura media dell’ultimo inverno è stata addirittura di 1,44 gradi superiore alla media della stagione 1991-2020, sulla base dei dati del sistema europeo Copernicus Climate Change Service (C3S) che evidenzia anomalie del clima nei diversi Paesi del Vecchio Continente. In tutta Europa le temperature sulla terraferma dell’inverno e del 2022-2023 sono state prevalentemente superiori alla media con valori che un Gran Bretagna sono stati superiori di 0,2 gradi la media, mentre in Germania l’anomalia è stata addirittura di 1,5 gradi. Una situazione che è stata accompagnata da scarse precipitazioni, con l’allarme siccità che impatta sulle produzioni agricole: come in Francia, dove con le alte temperature crescono le difficoltà per le produzioni di fiori da destinare ai raffinati profumi, o in Spagna, dove per la mancanza di precipitazioni non ci sono le ghiande per alimentare i maiali destinati al prelibato Pata Negra, e a soffrire sono anche le esportazioni di ortofrutta.
In Italia l’inverno dal punto di vista climatologico è stato il quinto più caldo dal 1800, con una temperatura superiore di 1,21 gradi la media storica, ma l’anomalia è addirittura di 1,38 gradi in più al nord, dove si registra peraltro una storica siccità, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr. L’inverno ha anche lasciato l’Italia del nord a secco, con precipitazioni al di sotto della media, dopo un 2022 in cui è caduta il 30% di pioggia in meno. Gli effetti sono evidenti, con i grandi laghi che hanno ora percentuali di riempimento che vanno dal 22% del lago di Como al 38% del lago di Garda, fino al 44% di quello Maggiore, mentre il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca è sceso a -3,2 metri, come in piena estate, e si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico. La mancanza di precipitazioni sta condizionando le scelte delle aziende agricole, che si stanno spostando da mais e riso verso colture come soia e frumento. Per le semine del riso si stima un taglio di 8.000 ettari e risultano al minimo da 30 anni. Sono circa 300.000 le imprese agricole che si trovano nelle aree più colpite dall’emergenza siccità del Centro Nord, con la situazione più drammatica che si registra nel bacino della Pianura Padana, dove nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e la metà dell’allevamento che danno origine alla “food valley” italiana conosciuta in tutto il mondo. Dalla disponibilità idrica dipende la produzione degli alimenti-base della dieta mediterranea, dal grano duro per la pasta alla salsa di pomodoro, dalla frutta alla verdura, fino al mais per alimentare gli animali per la produzione dei grandi formaggi, come Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, ed i salumi più prestigiosi, come il prosciutto di Parma o il Culatello di Zibello.
A preoccupare è anche l’innalzamento dei livelli del mare in Italia, con l’acqua salata che sta già penetrando nell’entroterra bruciando le coltivazioni nei campi e spingendo all’abbandono l’attività agricola. La risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni con uno scenario che, sottolinea Coldiretti, è più che preoccupante per l’economia agricola proprio nella valle del Po.
Il caldo fuori stagione ha stravolto completamente i normali cicli colturali e di conseguenza anche le offerte stagionali presenti su scaffali e bancarelle in questo periodo dell’anno, con l’arrivo delle gustose primizie, dagli asparagi alle fragole, dai piselli alle fave, dai carciofi alle zucchine. Nelle campagne il caldo anomalo ha provocato il “risveglio” anticipato della natura, con le margherite e le primule sbocciate nei campi e mandorli, albicocchi e pesche in fioritura e quindi particolarmente sensibili all’arrivo del freddo e del maltempo, che rischia di compromettere i prossimi raccolti di frutta. Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione, che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che rischiano quest’anno di superare quelli del 2022, quando hanno raggiunto i 6 miliardi di euro.
Il tema della siccità è stato anche al centro di “Vita in Campagna”, fiera tutta dedicata agli hobby farmer - un mondo che in Italia conta 1,2 milioni di appassionati e curiosi - che si è svolta in questi giorni a Montichiari. “Le reazioni della natura ai mutamenti climatici sono ormai evidenti e influenzano chiunque pratichi agricoltura, anche non a livello professionale - spiega Alberto Locatelli, giornalista della rivista specializzata che organizza da dieci anni la rassegna- la carenza di acqua influenza dalla scelta delle colture alle pratiche messe in atto, e anche gli appassionati amatoriali ora sentono il bisogno di formarsi e far fronte ad una contrazione della disponibilità idrica che, trasformandosi da condizione emergenziale a strutturale, può e deve trasformarsi anche in prassi più sostenibili per la tutela ambientale”. Si va quindi dall’impiego della pacciamatura al ridisegnare la composizione dei nostri giardini, come osserva Francesca Moscatelli, agronoma forestale ed esperta in vivaistica: “Lavande, teucrium, mirti, fillirea e lentisco saranno sempre più protagonisti nelle nostre aree verdi, mentre le piante tipiche delle zone del nord, che hanno bisogno di ambienti più umidi e meno caldi, troveranno riparo nei sottoboschi”.
Non è un caso che circa 4 hobby farmer su 10 si dedichino all’autoproduzione per risparmiare: secondo un sondaggio realizzato dalla manifestazione, la percentuale di coloro che coltivano da soli i prodotti che consumano è passata dal 26,9% nel 2022 al 38,5% di quest’anno. Si tratta di un tentativo di far fronte al carovita riscontrabile anche nella scelta delle coltivazioni: rispetto al 2019 è più che raddoppiata la percentuale di agricoltori per passione che coltiva ortaggi, a cui si dedica oggi il 42,6% degli intervistati, mentre si posizionano al secondo posto per popolarità le piante da frutto (20,8%).

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