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Quotidiano Nazionale

Il conte di Pignoletto … Family feeling, passione di famiglia. Lui, il conte Luca Visconti di Modrone, produce Pignoletto e Barbera sui Colli bolognesi nell’Azienda Agricola Tizzano. Lei, la moglie, Maria José Bossi Fedrigotti, con la sorella Isabella, nota scrittrice, è titolare della cantina Bossi Fedrigotti di Rovereto, terra di rossi come Teroldego e Marzemino. Bologna invece, o meglio i suoi colli, sono la culla del bianco autoctono Pignoletto che oggi rappresenta l’uva più coltivata sia nella denominazione Colli bolognesi Doc che nella recentissima Docg Pignoletto. Due consorzi con lo stesso obiettivo: rilancio e valorizzazione di un territorio e delle sue uve che fino a qualche anno fa erano un po’ figli di un dio minore dal punto di vista enoico e che oggi stanno crescendo in qualità e notorietà. Tizzano è una delle cantine più grandi del territorio. L’azienda agricola è storica e importante: 220 ettari sparsi fra le colline di Casalecchio e Sasso Marconi, quasi 30 ettari di vigneti, il resto seminativi: frumenti, girasole, sorgo. I terreni, esposti a mezzogiorno, e il clima asciutto, soleggiato e ventilato favoriscono la vitivinicoltura, che veniva già praticata nel 1500. Nell’azienda, al centro di un ampio e lussureggiante parco, sorge villa Marescalchi, residenza per secoli della omonima nobile ed il-lustre famiglia bolognese, i cui intensi legami con la Francia (Ferdinando Marescalchi fu ministro degli Esteri di Napoleone, che ospitò due volte alt Bologna) hanno fatto sì che già nel secolo scorso Tizzano fosse usata per sperimentare vitigni francesi (Pinot, Cabernet, Sauvignon). La tenuta è arrivata ai Visconti di Modrone per via di matrimonio: “Mia nonna, Matilde Marescalchi, aveva sposato Guido Visconti di Modrone, musicista e direttore d’orchestra”, racconta Luca. Lui, il nipote, con forti interessi nell’agronomia, ha scoperto tardivamente la vocazione del vigneron, dopo varie esperienze imprenditoriali: una riseria, poi il commercio internazionale di cereali. Fu frequentando la Borsa merci di Bologna che il Conte tornò ad occuparsi di Tizzano, affidata dal 1982 alle cure professionali dell’agronomo Gabriele Forni, ancora oggi saldamente al timone dell’azienda. “A un certo punto racconta Luca - la mia vita riprese a girare qui. Iniziammo a rinnovare l’azienda, ristrutturando i vigneti, rimodernando la cantina e curando poi l’aspetto commerciale che oggi è decisivo per le sorti di una azienda del vino”. La produzione odierna è di 150mila bottiglie, il potenziale sarebbe ancora più alto. I numeri più importanti li fa il Pignoletto nella versione frizzante e spumante. “In questi ultimi 20-25 anni il vino italiano ha fatto passi da gigante: la qualità è cresciuta e anche noi ci siamo adeguati, ritrovando anche passione e gusto per una azienda che ha 300 anni di storia. Qui si è fatta la storia dell’agricoltura bolognese: nell’archivio Marescalchi conserviamo documentazione di vendemmie dei primi dell’Ottocento, memorie storiche importanti”. Il Pignoletto Docg dei Colli ha qualità nettamente più alta di quello di pianura. I disciplinari sono diversi. Il vino di collina fa meno rese, costa di più. “Purtroppo al momento della vendita la maggior qualità non viene riconosciuta nel prezzo finale”, lamenta il conte Luca. “Bisogna promuovere di più la Docg e spiegare al consumatore che vale la pena spendere di più per la qualità”. Tizzano è stata tra i primi a spumantizzare il Pignoletto: il prodotto funziona ma anche qui i prezzi non rendono onore alla qualità. Tra i rossi il conte non ha dubbi: il rosso tipico dei Colli bolognesi è la Barbera che nella versione frizzante “è una valida alternativa al lambrusco”. Promozione e lavoro di squadra: i Colli bolognesi devono trovare l’orgoglio della propria vocazione enoica conclude il conte - e raccontarla alla città: “Non è possibile che in tanti ristoranti bolognesi di livello ci siano in carta vini di tutta Italia tranne che del nostro territorio. Oggi la nostra qualità non ha nulla da invidiare ai territori più blasonati. Serve una piccola rivoluzione culturale, di cui noi produttori dobbiamo essere convinti”.

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