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POLITICA INTERNAZIONALE

Russia ed Ucraina, con la regia della Turchia, trovano l’accordo: via libera al grano

A garantire la sicurezza del trasporto dal porto di Odessa sarà l’Onu. 25 milioni di tonnellate di cereali per sfamare il mondo
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Le navi cariche di grano pronte a partire dal porto di Odessa

Dopo settimane di trattative, finalmente Russia ed Ucraina, con la regia della Turchia e la supervisione dell’Onu, che garantiranno la sicurezza dei traffici commerciali nel Mar Nero, hanno trovato l’accordo per sbloccare il grano ed il mais che da mesi è fermo nel porto di Odessa e nei depositi della regione, centro nevralgico delle mire russe sul territorio ucraino, sotto attacco ormai da cinque mesi. Ad annunciare l’intesa, firmata oggi a Istanbul, il presidente turco Erdogan. 22 milioni di tonnellate di grano, e altre 3 di mais, per garantire la pace sociale in Africa e Medio Oriente, le aree che più dipendono dalle importazioni ucraine, bloccate da Mosca pronta a usare anche l’arma dell’instabilità politica globale, oltre a quella del gas. 

Il via libera, però, è un balsamo anche per l’economia italiana, pronta ad accogliere quasi 12 milioni di quintali di mais per l’alimentazione animale, grano tenero per la panificazione e olio di girasole dall’Ucraina, secondo le stime Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero 2021. L’Ucraina, nonostante il calo dei raccolti, resta uno dei principali produttori e rappresenta il 10% del commercio mondiale di frumento tenero destinato alla panificazione ma anche il 15% del mais per gli allevamenti.

L’accordo raggiunto per la ripresa del passaggio delle navi cariche di cereali sul Mar Nero è importante per salvare dalla carestia quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione, ma anche per i Paesi più sviluppati, costretti ad affrontare una crescente inflazione spinta dal carrello della spesa e favorita dalla crisi energetica ma anche dai cambiamenti climatici che con caldo e siccità hanno tagliato i raccolti.

L’emergenza mondiale riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame. Inoltre, sottolinea ancora la Coldiretti, l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (785 milioni di chili), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili) senza dimenticare gli arrivi di ben 260 milioni di chili di olio di girasole.

Lo sblocco delle spedizioni sul Mar Nero è importante per l’Italia in una situazione in cui - continua la Coldiretti - senza precipitazioni rischiano di dimezzare i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali di cui l’Italia è peraltro fortemente deficitaria, mentre la produzione di grano tenero risulta in calo del 20%. Caldo e siccità hanno colpito duramente la pianura padana dove si concentra 1/3 della produzione agricola nazionale e circa la metà degli allevamenti dai quali nascono formaggi e salumi di eccellenza Made in Italy.

“L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni”, commenta il presidente Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare l’importanza di intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro. “Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali ma - conclude Prandini - serve anche investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici”.

“Con la ripresa delle esportazioni via mare dell’Ucraina, circa 20 milioni di tonnellate di grano potranno essere collocate sui mercati internazionali, con il risultato di ridurre sensibilmente il rischio di una crisi alimentare globale. Adesso valuteremo gli effetti dell’intesa sul mercato, anche alla luce della flessione che le produzioni hanno subito e subiranno a causa della siccità. L’accordo raggiunto è positivo anche sotto un altro aspetto di rilievo. La ripresa delle vendite all’estero da parte dell’Ucraina consentirà di liberare le strutture necessarie per lo stoccaggio dei nuovi raccolti, facilitandone l’ordinata commercializzazione. Seguiremo con particolare attenzione anche gli eventuali effetti che lo sblocco dell’export agricolo ucraino potrà avere sulle quotazioni internazionali dei cereali”. È il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sull’accordo firmato oggi per lo sblocco dell’export agroalimentare dai porti dell’Ucraina.

Secondo i dati della FAO - evidenzia Confagricoltura - sono più di 50 i Paesi in via di sviluppo che, fino allo scorso anno, dipendevano dal grano esportato dall’Ucraina per la copertura del fabbisogno totale interno. Nel 2021, ha fatto sapere la Commissione europea, le esportazioni agroalimentari dell’Ucraina ammontarono a circa 24 miliardi di euro. Le vendite all’estero di grano e semi oleosi hanno inciso per l’84% sul totale. Quasi il 90% dell’export complessivo di settore è stato effettuato via mare. Secondo i dati ancora provvisori dell’Istat, nei primi tre mesi di quest’anno il saldo valutario dell’Italia per l’interscambio con l’estero di cereali, semi oleosi e farine proteiche è risultato negativo per 781 milioni di euro, con un incremento di 240 milioni sullo stesso periodo del 2021.

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