02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Sette / Corriere Della Sera

Il design d autore fa crescere le vigne ... Aumentano le cantine che si sono affidate alle archistar per ridisegnare le loro strutture. E così cambia anche il paesaggio ... Ci vuole scienza per scoprire che i vim si vantano anche con gli “iconemi”
Nell’enciclopedica Storia moderna del vino italiano edita quest’anno da Skira (414 pp., euro 55), un tomo illustrato riccamente a cura di Walter Filiputti, fanno bella mostra giustamente una trentina di pagine finali dedicate alle nuove architetture della cantine, Il paesaggio vitivinicolo segna e scandisce il territorio
italiano come poche altre colture, ed è riconosciuto a livello internazionale: in fondo, il primo sito vinicolo al mondo che l’Unesco ha voluto segnalare come Patrimonio dell’Umanità, nel 2014, sono “I
Paesaggi viti-vinicoli del Piemonte-Roero-Langhe e Monferrato. Al giorno d’oggi il turismo enologico, che conosce l’impennata annuale dopo la vendemmia e con la spettacolare variazione dei colori naturali in autunno, trova nuovi stimoli nelle opere delle archistar. Come scrive l’esperto universitario Attilio Scienza, nella citata Storia moderna del vino italiano, in passato è stata la pittura a nobilitare culturalmente i vini italiani, e ‘mai finora si era scelto di privilegiare l’architettura per teatralizzare la viticoltura e i suoi territori, creando degli iconemi” (unità elementari di percezione visiva) e per mostrare identità aziendali e di marchio forti.

Una piccola mappa de capolavori di cemento tra e viti.Nelle cantine architettonicamente più spettacolari d’Italia (Storia moderna del vino italiano ne cita 26 da Nord a Sud), spesso sono gliele- menti scultorei a sorprendere per la loro arditezza: il Carapace della Tenuta Castelbuono, tra Bevagna e Montefalco (Perugia), firmato da Arnaldo Pomodoro; l’enorme bottiglia stilizzata che accoglie i visitatori alla Cittadella del vino
Mezzacorona (Trento), creata da Alberto Cecchetto; e il cubo
vetro inclinato della Cantina Bricco Rocche dei Ceretto, a Castiglione Falletto (Cuneo) dei progettisti Luca e Marina Deabate. Ma tra i primi monumenti al vino edificati in Italia non si può non citare il tempio firmato da Mario Botta, per Vittorio Moretti, a Suvereto, Livorno, così come dall’inizio degli anni Dieci si fa notare la gigantesca struttura di metallo verde che WernerTscholl ha voluto mettere sopra la nuova Cantin Tramin a Termeno (Bolzano). E, ancora, sono uniche e inconfondibili l’Ammiraglia dei Frescobaldi a Magliano, Grosseto, firmata Sartogo-Grenon; La Rocca di Frassinello, nel grossetano, di Renzo Piano; la nuova “fortezza” dell’avellinese progettata da Hikaru Mori e Maurizio Zito per Feudi di San Gregorio; la sofisticata nuova cantina Antinori dello studio Archea nel Chianti; le vele di Cmi Boeri per la Cantina Pieve Vecchia a Campagnatico, Grosseto...

Ma sul podio svettano le sedi spagnole Senza dover andare pure dall’altra parte nel mondo, nella Napa Valley, dove opere d’architettura spettacolari per le cantine non mancano, è la Spagna che presenta alcune eno-cattedrali mozzafiato. La sinuosa città del vino con le cantine Marques de Riscal di Frank O’Ghery; la caraffa gigante firmata Zaha Hadid per il centro degustazione di Rafael Loper de Heredia Tondonia; e le cantine Ysios, che sembrano un’enorme onda increspata, con il tocco di Santiago Calatrava: solo per dire delle tre maggiori nella regione vitivinicola della Rioja. Sorprendono anche il trifoglio futurista di Norman Foster e associati a Gumiel de lzàn, per le cantine Faustino, e la purezza degli edifici di Rafaei Moneo, per le cantine di iuliàn Chivite a Estella, la più antica doc (1637) della Navarra.

Il destino di una stanza a Barbaresco
e le libagioni rituali agnostiche
Tra segreti iniziatici sulla costruzione delle nuove eno-cattedrali e memoria del Gran Comandante del Supremo Consiglio della Franco-Massoneria, conte de Ségur, la mente corre subito alla stretta correlazione storica tra vino e loggia. Il rituale dell’Agape massonica, a base di brindisi, risalirebbe addirittura alle più antiche libagioni, alle prime offerte divino in onore degli dei. Senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio, in un ben noto palazzo di Barbaresco è conservata perfettamente la stanza affrescata del Gabinetto di Loggia. L’aveva allestita il fondatore della magione, nonché di un’azienda vinicola eccellentissima. Oggi viene singolarmente adibita a gabinetto tout court, del resto il nuovo proprietario, forse non casualmente, di nome proprio fa Angelo (“Né per fede, né per gli Angeli” recita un antico credo
gnostico che sarà pur risuonato anche in quelle stanze...).

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli