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Tra critica tradizionale e “di massa”, ecommerce, big data e vino italiano nel mondo: a WineNews parla Heini Zachariassen, fondatore della App Vivino, la più utilizzata e livello mondiale, con 23 milioni di utenti, di cui 2 in Italia

Italia
Heini Zachariassen, fondatore della App Vivino, la più utilizzata e livello mondiale, con 23 milioni di utenti

“La grande critica tradizionale del vino ha avuto e continuerà ad avere un suo ruolo importante. Ma di fatto solo il 25% dei vini in commercio è recensito e valutato dai critici. Noi consentiamo a tutti di esprimere una valutazione del vino che bevono, e crediamo che un giudizio “di massa”, alla fine, sia più consistente della valutazione espressa da un singolo esperto. E inoltre, abbiamo visto che c’è anche una certa corrispondenza, soprattutto per i vini considerati di migliore qualità, tra il giudizio della critica espressi con il sistema dei 100 punti, e quello dei nostri utenti espresso in voti da 1 a 5. E forse sta anche in questo il segreto del nostro successo”. Così a WineNews parla Heini Zachariassen, fondatore della App Vivino, la più utilizzata e livello mondiale, con 23 milioni di utenti, di cui 2 in Italia, che consente di scannerizzare, condividere, valutare e ora anche comperare con pochi click oltre 200.000 diverse etichette di vino in tutto il pianeta, oltre che comparare recensioni valutazioni e prezzi in una “libreria” di 10 milioni di vini diversi. “Penso che gli esperti di vino resteranno, che la grande critica non scomparirà, ma le generazioni più giovani vedono il mondo del vino in maniera leggermente diversa dal passato. Guardano ai loro coetanei, ai loro amici e così via. Non conoscono bene gli esperti come le generazioni precedenti. Vivono un nuovo modo di conoscere le cose che ha già cambiato i ristoranti, con realtà come Tripadvisor e Yelp, e ora è arrivato davvero il turno del vino”. D’altra parte, anche il mondo di Bacco, a suo modo, non è immune dalla cosidetta rivoluzione della “sharing economy”, e Vivino deve gran parte del suo successo anche all’aver saputo interpretare appieno questo fenomeno: “abbiamo voluto creare un’App - spiega Zachariassen - che fosse utilizzabile da tutti: i “normali” consumatori di vino, non solo gli esperti. Questa era la cosa più importante, oltre al focalizzarsi sui dati e sulle recensioni per costruire lo strumento migliore per i consumatori medi di vino che vogliono scegliere una bottiglia”. E ora, come detto, Vivino, tramite partnership con enoteche on line e player di mercato, consentirà, attraverso la propria App, anche di comprare il vino. “Pensiamo che sia la cosa migliore per chiudere il cerchio. Ad esempio: voi siete al ristorante, assaggiate un vino e potete comprarlo con la app. Perchè pensiamo che non sia sempre così facile scegliere e comprare un vino al giorno d’oggi, ma con la app si può fare in 2 o 3 click”.

Un servizio che a fine anno sarà disponibile anche in Italia, dove però, come noto, l’ecommerce enoico, a differenza di altri Paesi come Usa, Uk, Cina o Francia, per esempio, non sfonda, con tutte le vendite online di wine & food che valgono ancora meno del 2% del totale. “Non sappiamo perchè l’Italia abbia percentuali più basse, ma ogni Paese è passato da una fase simile. Per cui, magari ci vorrà un po’ più di tempo, ma questo canale si svilupperà sicuramente di più anche anche qui”, commenta Zachariassen.

Che, dal suo osservatorio privilegiato, con tutti i big data che la app è in grado di raccogliere, ha parole incoraggianti per il vino italiano, nel suo complesso: “penso che probabilmente la vostra sia la produzione più in vista del mondo in questo momento, un po’ ovunque. Sicuramente grazie alle denominazioni più conosciute, come Brunello di Montalcino, Barolo e Amarone della Valpolicella, ma su Vivino ci sono anche tanti altri vini italiani, soprattutto rossi valutati con punteggi molto alti. Attualmente il vino con la valutazione è il Sassicaia del 1985”. Guarda caso, il vino che, nella sua quasi quarantennale carriera, è piaciuto di più in assoluto al più celebre dei critici, Robert Parker, come lui stesso ha raccontato a WineNews (https://goo.gl/fD4tIu).

E a proposito di “Big Data” raccolti dagli utenti, una delle caratteristiche principali e più importanti di qualsiasi App. E secondo Vivino, in Italia, gli “stili” più popolari tra gli appassionati del Belpaese sono i vini rossi dell’Italia centrale (13,6%), seguiti dai rossi del Nord (12,3%), e da quelli del Sud. Poi vengono i bianchi del Nord (8,5%), del Sud (6%) e del Centro (4,5%). Categoria “generali”, seguite dallo Champagne (4,2%), e poi dalle singole denominazioni o varietali. In testa, neanche a dirlo, il Prosecco (2,7%), seguito da Barbera (2,5%), Barolo, Chianti Classico e Brunello di Montalcino (tutti con il 2,1%), poi Amarone della Valpolicella e Nebbiolo (1,9%), Chianti (1,6%), Bolgheri (1,5%) e Primitivo (1,4%).

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