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Tra la riduzione di terreni coltivabili e le importazioni di cibi da paesi lontanissimi, l’abbandono delle campagne italiane costa all’agricoltura 400 milioni di euro all’anno. A dirlo i dati dell’Ispra, analizzati da Coldiretti, nell’“Earth day”

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L’abbandono delle campagne italiane costa all’agricoltura oltre 400 milioni di euro all’anno. A dirlo i dati dell’Ispra, analizzati da Coldiretti, nell’Earth day

Tra la riduzione di terreni coltivabili e le importazioni di cibi da paesi lontanissimi, l’abbandono delle campagne italiane costano all’agricoltura oltre 400 milioni di euro all’anno. A dirlo i dati dell’Ispra, analizzati da Coldiretti, nell’“Earth day”, la Giornata mondiale della Terra, di scena ieri, proclamata dall’Onu. Con l’organizzazione agricola che ha anche presentato una “Black list dei cibi che inquinano sulle tavole degli italiani”.

“In Italia - sottolinea la Coldiretti - si è verificata la perdita del 28% della superficie coltivata per colpa della cementificazione, dell’abbandono e dell’invasione di cibi dall’estero provocati da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole utilizzabili. E negli ultimi quindici anni è scomparsa una pianta da frutto su tre, tra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, secondo un’analisi Coldiretti sugli ultimi dati Istat, con il “frutteto italiano” che è passato da 426.000 ettari a 286.000, con un crollo netto del 33%”.


Il risultato è il degrado ambientale in un territorio più fragile dove - riferisce la Coldiretti - sono 7.145 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, l’88,3% del totale, ma anche l’aumento dell’inquinamento provocato da prodotti che devono percorrere migliaia di chilometri prima di giungere sulle tavole.

“È stato calcolato che un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11.000 chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica, mentre le noci dalla California viaggiano per quasi 9.000 km, brucia 5 chili di petrolio e liberano 15,6 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto e i fagiolini dall’Egitto viaggiano per oltre 2.000 km, consumano 1,2 chili di petrolio ed emettono 3,8 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei”.

Un impatto ambientale che 30 milioni di italiani sono impegnati a ridurre facendo la spesa a chilometri zero secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, direttamente dal contadino almeno una volta al mese per acquistare prodotti locali che sostengano l’economia dei territori, tutelino l’ambiente e taglino trasporti, sprechi e inquinamento.

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