02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
LA CURIOSITÀ

Un passato antico e lo sguardo al domani: rivivono i vigneti della millenaria Abbazia di San Galgano

La storia dell’Azienda Agricola Nenni, guidata di Pierpaolo Fontana Nenni (nipote di Pietro Nenni), e delle vigne della “spada nella roccia”

Una storia millenaria, fatta anche di viticoltura, che si incontra con una storia moderna, nata quasi per caso, da cui nascono quei vini che, al di là delle loro qualità in bottiglia, sono capaci di affascinare per il solo fatto di esistere. Sono i vini che nascono dai vigneti creati dai monaci cistercensi di San Galgano, una delle abbazie più antiche ed affascinanti del mondo - a Chiusdino, a pochi passi da Siena - grazie alla totale assenza di tetto e alla presenza della “spada nella roccia” lasciata lì da Galgano Guidotti, poi San Galgano, che, nel 1180, lascio gli abiti da cavaliere e si fece eremita.
L’abbazia cistercense che di li a poco nacque, nel 1272 fondò a Frosini un villaggio dedicato alla produzione di vino Sangiovese, lungo la via Francigena. E oggi quelle vigne, coltivate ancora con l’alberello come facevano i monaci, sono curate dall’Azienda Agricola Nenni, guidata da Pierpaolo Fontana Nenni (nipote del celebre politico, giornalista ed esponente di primo piano del Partito Socialista Italiana Pietro Nenni), un passato in tv, alla Rai, oggi anima e cuore nelle vigne che guardano la millenaria abbazia.

“Sono arrivato qui davvero per caso, era il 2007, stavo andando verso Grosseto con un mio zio, ho sbagliato bivio e ci siamo ritrovati a San Galgano”, racconta Pierpaolo Nenni a WineNews “ho trovato questo podere, ad una decina di chilometri dall’abbazia, e abbiamo iniziato a costruire questo progetto che seguivo a distanza mentre lavoravo in tv in Rai, ma l’idea ce la avevo abbastanza chiaro. È un azienda che ha 800 anni di storia ma è anche giovane”.
La prima annata prodotta è stata il 2012, qualche migliaio di bottiglie, ma la vera uscita è stata il 2013, con le etichette dedicate a San Galgano. “E abbiamo depositato subito il marchio San Galgano e Spada, temendo che lo facessero altri. La tenuta è di 35 ettari, di cui 5 vitati. I vigneti sono quelli che avevano individuato i monaci Cistercensi, l’azienda era quella dei monaci, ci sono ancora tracce della loro presenza, la casa dove noi viviamo era una sorta di vedetta per controllare che tutti lavorassero. I Cistercensi che avevano imparato le tecniche all’epoca moderne in Borgogna, e avevano scelto di costruire qui la vigna - spiega Nenni - ad un altitudine di 600 metri, con grande ventilazione, terreni di arenaria ed argilla che drenano bene, e che già all’epoca davano uve sanissime. Abbiamo mantenuto la tecnica dell’alberello che utilizzavano loro, mentre le piante ovviamente sono dei nostri tempi. Alcune hanno oltre 50 anni, ma molte abbiamo dovuto reimpiantarle”.La produzione è tutta ad Igt, con il Sangiovese che è la varietà predominante, e tutta “single vineyards”. “Io vengo dal marketing, quando ragionavo sull’azienda, i vini che andavano per la maggiore erano i Supertuscan, che erano tutti Igt, e per questo ho fatto questa scelta. E poi questo consente anche una maggiore libertà di sperimentare. Senza contare che il nome San Galgano vive di vita propria, ma sto pensando se iniziare l’iter per una denominazione San Galgano, visto che qui intorno stanno arrivando anche altri produttori”.
Come detto, una storia antica, quasi ancestrale, ma che si incontra con la modernità: “abbiamo mantenuto l’alberello, ma i cloni sono moderni. Ci siamo evoluti con le tecniche, il cambiamento climatico lo impone, utilizziamo pratiche come la musicoterapia in vigna per contrastare alcuni parassiti. Abbiamo diminuito lo stress da lavoro intensivo sulle piante dei primi anni, ora si lavora in modo più naturale, con cimature un po’ più lunghe, più attenzione a non creare microlesioni quando si pota, si usa l’inerbimento e così via, è tutto in regime biologico e da due anni non abbiamo più malattie, che è una cosa molto rara”.
Intanto, però, il vino prodotto nei vigneti del Medioevo, e l’arte orafa senese, altra tradizione quasi millenaria, si sono incontrati ai giorni nostri, in “Un Sorso di Medioevo”, una delle iniziative della rete InSiena, di cui è capofila la scuola “Siena Experience Italian Hub” diretta da Barbara Latini, dove non solo i vini di Nenni sono stati degustati, ma dove l’artigiano-artista Marco Caratelli ha personalizzato con una foglia oro le bottiglie dell’Azienda Nenni, che, in settembre, andranno ad un’importante asta di beneficenza americana.
“È stato interessante unire queste due elementi come il vino e l’oro, io realizzo riproduzione di fondi oro senesi e fiorentini con la tecnica che si usava nel 1300, nella mia bottega si rivive l’aria delle antiche botteghe senesi”, ha spiegato Caratelli. E così, i vini prodotti dai vigneti medioevali di San Galgano, adornate con la pittura d’oro alla guisa di Duccio di Buoninsegna o di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, per citare alcuni dei pittori senesi più famosi, si sono unite per portare, nel presente, un sapore ed un atmosfera antica. Con lo zampino di San Galgano.

Copyright © 2000/2020


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2020

Altri articoli