Un volume totale, nel 2025, di 329 milioni di casse di vino, in calo dai 335,9 milioni del 2024 (-2%), per un valore generato di 74,3 miliardi di dollari, dato inferiore ai 75,5 miliardi di dollari del 2024 (-1,6%). Anche l’industria vinicola statunitense accusa un 2025 non privo di difficoltà, basti pensare, ad esempio, alle estirpazioni dei vigneti in California e ad un calo dei consumi ormai generalizzato, spinto da un ricambio generazionale che sembra preferire al vino altre bevande, nei pensieri come nel calice. Lo stato dell’arte del vino made in Usa, arriva dall’analisi WineNews dello “State of the Us Wine Industry” 2026, pubblicato dalla Silicon Valley Bank (Svb), divisione della First Citizens Bank, fonte di primo piano riguardo alle informazioni sulle tendenze di mercato nel settore dei vini premium. Ma nonostante il periodo sia difficile, non tutte le aziende vinicole lo stanno vivendo allo stesso modo. Emerge, infatti, una netta divisione tra chi si evolve con il mercato e chi, invece, fatica a tenere il passo. La domanda sta diminuendo, trainata in gran parte dai vini con prezzi inferiori ai 12 dollari; il settore ha chiuso l’anno con una compressione dei margini di profitto e livelli di inventario più elevati. La buona notizia? Tanto i volumi che i valori, pur se in negativo nel 2025, hanno migliorato la performance 2024. Anche i vini di fascia più alta faticano: il segmento premium, secondo Svb, “registrerà probabilmente il suo primo calo del tasso di crescita delle vendite dal 2020”. Nella prima metà 2025, si parla di ricavi a -1,2% con scorte tendenti al rialzo.
Gli scenari per il futuro non sembrano essere dei migliori. “Prevediamo che il calo della domanda di mercato migliorerà nel 2026, toccando il fondo tra il 2027 e il 2028, prima di tornare a tassi di crescita modesti”, ha affermato Rob McMillan, fondatore Silicon Valley Bank Wine Division di First Citizens Bank e autore del rapporto. Ma aggiungendo che “non è un ciclo che si può star lì ad aspettare. Le aziende vinicole che ancora mostrano crescita non scommettono su un ritorno alla normalità: stanno modificando radicalmente il modo in cui interagiscono con i consumatori, gestiscono l’inventario e ridefiniscono la proposta di valore del loro marchio”.
Per le aziende più piccole viene notato un calo per le visite nelle sale di degustazione e scontrini “più leggeri” nella vendita diretta. E se l’offerta abbondandante rappresenta un ostacolo, le scorte di sfuso di alta qualità hanno portato a una crescita tra i marchi privati dove la domanda di vino sta crescendo in doppia cifra.
Capitolo consumi: la fascia più anziana di consumatori di vino sta invecchiando e i giovani non la sostituiscono. I consumatori della Generazione Y e della Generazione Z, spiega il report, sono distribuiti in più categorie e bevono complessivamente meno, in particolare sotto i 29 anni. D’altronde i consumatori più giovani interagiscono con il vino in termini diversi. Queste aspettative influenzano il modo in cui la domanda si manifesta nei club, nelle sale di degustazione e online, costringendo le aziende vinicole a ripensare il messaggio pubblicitario.
Il sentiment delle cantine non è uniforme: metà delle aziende vinicole valuta negativamente il 2025, per un terzo è positivo. Tuttavia, coloro che lo hanno definito “uno dei nostri anni migliori” o addirittura “il miglior anno della nostra storia” è leggermente aumentata sul 2024.
La linea tracciata dalle aziende vinicole leader si concentra sull’allineamento con il cliente e sulla chiarezza del marchio, e considerano la vendita diretta al consumatore (Dtc) come un motore di fidelizzazione, non solo un canale di vendita. Le sale di degustazione e i wine club rappresentano, ormai, il 53% delle vendite medie di una cantina con alcune regioni che si affidano alla Dtc fino al 78% del fatturato. Le cantine più resilienti stanno puntando su strategie incentrate sull’ospitalità, che enfatizzano la connessione e la fidelizzazione. Stanno personalizzando le offerte, le esperienze di marca e allineando gli strumenti digitali per rafforzare, e non per sostituire, il contatto diretto che alimenta questa fidelizzazione. E questa appare come la strada da seguire per il prossimo futuro.
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