Uno degli argomenti più diffusi nel 2025 nel mondo del vino - ed anche in questo avvio di 2026 - è stato l’andamento del mercato negli Stati Uniti, primo player mondiale per i consumi di vino, ormai notoriamente in calo per una serie di ragioni più volte affrontate su WineNews, e quindi dall’applicazione dei dazi voluti dal presidente Donald Trump alla svalutazione del dollaro, dal calo dei consumi alla crescita di altre bevande che hanno “eroso” la quota di mercato dei vini. Una situazione che ovviamente ha interessato anche l’Italia che vede negli Stati Uniti il suo primo e storico partner commerciale: un Paese, gli States, che, al momento, appare difficilmente sostituibile, nonostante che l’impegno a trovare nuovi mercati di sbocco sia una delle sfide primarie (e più grandi) del comparto. E che il 2025 sia stato un anno complicato lo dimostrano anche i dati doganali statunitensi analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino Spagnolo (Oive), e riportati da WineNews, secondo cui gli Stati Uniti hanno registrato un calo delle importazioni totali di vino, e questo sia in valore (-11,6%) che in volume (-2%), raggiungendo 5,5 miliardi di euro e 1,2 miliardi di litri. Sfiora la doppia cifra il calo del prezzo medio del vino (-9,8%), sceso a 4,62 euro al litro.
Per gruppo di prodotti, sempre a livello complessivo, anche le importazioni di vini in bottiglia sono diminuite nel 2025, sia in valore (-11,7%) che in volume (-1,4%), attestandosi a 5,3 miliardi di euro e 866,1 milioni di litri con un prezzo medio del vino in bottiglia sceso a 6,14 euro al litro (-10,5%). Giù anche le importazioni di vino sfuso che nel 2025 sono diminuite, negli Stati Uniti, del -7,6% in valore (a 228,3 milioni di euro) e del 3,3% in volume (334,8 milioni di litri) con il prezzo medio a -4,3%, e quindi a 0,68 euro al litro.
Analizzando i singoli Paesi, l’Italia è il secondo Paese per acquisti di vino in valore da parte degli Stati Uniti, nel 2025, a 1,8 miliardi di euro di export, ma con un calo significativo del -13,2%, mentre resta il n. 1 nei volumi che sono stabili, sul 2024, a 352,9 milioni di litri (-0,2%). Nel ranking dei mercati la Francia è leader in valore con esportazioni verso gli Stati Uniti a 2,1 miliardi di euro (-7,9%) e resta dietro all’Italia nei volumi, ma con numeri in crescita e, quindi, a +6% per 188,3 milioni di litri. Vedendo i mercati in termini di valore, tutti i Paesi sono in negativo: la Nuova Zelanda, terzo esportatore, segna -12% a 421,8 milioni di euro, davanti a Spagna (302 milioni di euro, -16,5%), Australia (192 milioni di euro, -14,5%), Argentina (167 milioni di euro, -12,6%), Cile (140,9 milioni di euro, -6,8%), Portogallo (92,3 milioni di euro, -15,2%), Germania (58 milioni di euro, -19,3%) e Canada (55,1 milioni di euro, -6%). Andando nel dettaglio dei volumi, dietro Italia e Francia c’è il Canada che registra il calo più pronunciato nei Paesi in “top 10”, -19,6% a 163,7 milioni di litri. Posizione n. 4 per l’Australia (125,2 milioni di litri, +11,4%), davanti a Nuova Zelanda (103 milioni di litri, +13,7%), Cile (89 milioni di litri, +3,6%), Spagna (65,3 milioni di litri, -2,9%), Argentina (40,4 milioni di litri, -7,2%), Portogallo (21,9 milioni di litri, -5%) e Germania (14,2 milioni di litri, -4%).
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