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TERRITORI

Vino e finanza: Intesa San Paolo e Consorzio del Barolo affinano lo strumento del pegno rotativo

Matteo Ascheri: “le vendite hanno tenuto, ma cedendo qualcosa in valore. Per mantenere il posizionamento servono investimenti e risorse”
CONSORZIO DEL BAROLO E DEL BARBARESCO, FINANZA, INTESA SAN PAOLO, PEGNO ROTATIVO, vino, Italia
La bellezza delle Langhe, terra natale di grandi vini come Barolo e Barbaresco

Dopo un 2020 in cui, almeno sul fronte delle esportazioni, il vino italiano sembra aver resistito all’impatto del Covid, anche il 2021 si preannuncia tutt’altro che semplice. Per questo è determinante cogliere tutte le opportunità finanziare che esistono per far fronte alle difficoltà che possono esistere sul fronte della liquidità. Tra queste, come ormai noto, una delle più interessanti quella del pegno rotativo sulle scorte di cantina autorizzata dal “Cura Italia”, che già trova strade peculiari, come quella della cartolarizzazione messa a punto dalla partnership tra Intesa Sanpaolo e Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani. Nello specifico, si parla di un finanziamento a 5 anni, con un periodo di preammortamento, quanto occorre per far fronte alle difficoltà del settore, ristabilire un equilibrio finanziario in azienda e investire nella ripartenza. A presentare il nuovo strumento, oggi via webinar, il presidente del Consorzio dei Barolo e Barbaresco Matteo Ascheri, e Teresio Testa, Direttore Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria di Intesa Sanpaolo.
L’operazione - tecnicamente una cartolarizzazione messa a punto dalla Divisione IMI Corporate & Investment Banking - permette alle aziende di accedere a un finanziamento pluriennale e continuativo a fronte dell’iscrizione in pegno delle ultime 3 annate di vino “atto” a Barolo e delle ultime 2 annate di vino “atto” a Barbaresco. Il valore della garanzia sottostante è calcolato sulla base del prezzo delle uve pubblicato dalla Camera di Commercio di Cuneo.
L’operazione si basa sulla struttura giuridica del pegno rotativo non possessorio su prodotti agricoli e alimentari, secondo cui il produttore può disporre liberamente del vino dato in garanzia per tutti i processi di lavorazione e affinamento.
Uno strumento importante, come sottolineato da Matteo Ascheri: “le cose tutto sommato hanno tenuto, in termini di vendite complessive, anche se ovviamente con la ristorazione ferma c’è stata una contrazione di valore. La situazione è complicata - ha detto rispondendo a WineNews - la durata della pandemia e l’incertezza non aiutano, dovremmo tenere duro ancora per la prima metà dell’anno, sperando che nella seconda la situazione sia migliorata. Il 2021 è partito abbastanza bene, dato il quadro complessivo. Chiaramente non si parla di numeri eccezionali. Come detto, i problemi non sono legati tanto alle vendite quanto ai valori: dobbiamo investire per vendere meglio, e anche per questo strumenti come quello che abbiamo messo a punto con Intesa San Paolo è interessante. Anche perchè ci siamo ormai resi conti che i sostegni alle imprese più che dalle istituzioni possono arrivare dal sistema bancario.
In più, possiamo fare forza sui nostri vini come Barolo e Barbaresco, che sono vini “universali”, non legati a trend o mode. Sono longevi, e quindi possono avere vita molto lunga in cantina e nelle vendite, in un mercato globale, grazie al lavoro delle nostre aziende nel mondo negli ultimi 40 anni, che hanno posizionato al meglio territorio e marchi. È chiaro che per essere ben posizionati e per crescere ancora servono investimenti che richiedono risorse, e quindi la possibilità di rendere “liquide” dal punto di vista monetario le scorte di è una cosa utilissima per affrontare questi investimenti e le sfide future. Che sono legate alla riconoscibilità, all’origine, all’affermazione delle filosofie aziendali”.
Il territorio di Langhe Roero e Monferatto, ha sottolineato Intesa San Paolo, grazie ad anni di lavoro pregresso e di investimenti su qualità, identità, certificazioni e legami con la filiera, mantiene le potenzialità per affrontare l’emergenza in corso. A cominciare dalla qualità: la produzione di vino Dop e Igp in Piemonte rappresenta quasi il 94% del totale regionale. A livello nazionale la Regione, si posiziona al secondo posto per esportazioni, pari nel 2019 a 1,1 miliardi di euro, nonostante si collochi solo al settimo posto per produzione, con 2,5 milioni di ettolitri. Anche nel difficile contesto del 2020 il distretto dei Vini delle Langhe, Roero e Monferrato si è distinto per una buona resilienza sui mercati esteri, posizionandosi tra i migliori distretti dei vini italiani in termini di esportazioni, con un calo nei primi 9 mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo 2019 contenuto a -1,1%. In particolare, la provincia di Cuneo nei primi nove mesi dell’anno (ultimi dati disponibili) è riuscita ad incrementare le vendite negli Stati Uniti e in alcuni importanti mercati europei come Belgio, Norvegia, Svizzera, Francia, Slovacchia e Paesi Bassi. La disponibilità di nuovo credito permetterà alle imprese che vorranno usufruirne di avere maggiori risorse da investire in strategie per la ripartenza. Oltre a introdurre la novità del pegno rotativo, il rinnovo dell’accordo conferma la collaborazione tra Consorzio e Banca sui principali temi in risposta alle specifiche necessità del settore: credito, sostegno all’export, accordi di filiera. Sul fronte dell’e-commerce, dove con il lockdown gli acquisti online sul mercato italiano sono cresciuti del 55% rispetto al 2019, Intesa Sanpaolo offre ai produttori l’accesso a Destination Gusto. La piattaforma online per la valorizzazione e la vendita delle eccellenze enogastronomiche del made in Italy garantisce pagamenti sicuri e si fa carico della logistica.
“Abbiamo voluto costruire una soluzione su misura per il nostro territorio e darle forza - ha aggiunto Teresio Testa, Direttore Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria di Intesa Sanpaolo - con un primo stanziamento di 50 milioni di euro. Il vino che si affina in cantina diventa un attivo nel bilancio dell’azienda: un’idea semplice, ma che richiede una Banca che voglia assumersi il rischio, un partner affidabile come il Consorzio e il coraggio dei nostri produttori che comprendono come l’unica via praticabile sia continuare ad investire in digitalizzazione, nuovi strumenti di lavoro, formazione, comunicazione”.

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