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LA RIFLESSIONE

Vino e mercati, il focus dei territori del mondo su barriere non tariffarie e norme di etichettatura

Da Wine Paris, il sondaggio di Wine Origins Alliance, che riunisce 36 denominazioni (tra cui il Chianti Classico), con le new entry Ontario e Mendoza

Più delle difficoltà economiche, più di dazi e altre restrizioni “esplicite”, in testa alle preoccupazioni del mondo del vino ci sono anche le cosiddette “barriere non tariffarie”, soprattutto sul fronte delle normative di etichettatura. Ovvero tutto quel coacervo di regole che ogni Paese o gruppo di Paesi ha al suo interno, che rendono farraginoso e costoso l’accesso ai mercati. A dirlo un sondaggio della Wine Origins Alliance, associazione che riunisce 36 regioni vinicole, in 11 Paesi del mondo - da Bordeaux, Borgogna/Chablis, Provenza, Valle del Rodano e Champagne per la Francia, al Chianti Classico per l’Italia, da Douro & Porto per il Portogallo a Jerez-Xérès-Sherry, Rioja e la Ribera del Duero per la Spagna, da Tokaj per l’Ungheria a Yamanashi in Giappone, da Baja California, Monterey County, Napa Valley, Paso Robles, Santa Barbara County, Sonoma County e Livermore Valley, Leelanau Peninsula e Old Mission Peninsula, Finger Lakes, Seneca Lake, Long Island, Missouri, Willamette Valley, Oregon, Virginia, Texas, Washington State e Walla Walla Valley in Usa, a Querétaro in Messico, ed a Barossa e McLaren Vale in Australia - e che a Wine Paris, l’evento di Vinexposium, di scena fino a domani, a Parigi, ha annunciato l’ingresso dell’Ontario dal Canada, e di Mendoza dall’Argentina, rappresentando, dunque, oltre 100.000 produttori e viticoltori, oltre 1 milione di posti di lavoro e più di 8 miliardi di dollari in esportazioni globali.
In particolare, secondo il sondaggio “nonostante la diversità geografica e le condizioni specifiche di ogni contesto, le regioni vinicole considerano collettivamente alcune barriere non tariffarie particolarmente gravose, con la frammentazione dell’etichettatura e i requisiti amministrativi che si distinguono. L’armonizzazione dell’etichettatura è la preoccupazione unanime tra le regioni intervistate, seguita dalla protezione del nome e dall’accesso al mercato. In particolare, Usa, Canada e Cina sono i Paesi al centro dell’attenzione. Negli Stati uniti, oltre al tema dei dazi e alle conseguenze delle guerre commerciali in atto, a pesare è la farraginosità (più volte in questi anni criticata) del “three-tier-system”, ovvero dell’obbligo della catena importatore-distributore-retail, ma dal sondaggio emerge anche come si inizia a guardare con preoccupazione al crescente sentimento “anti americano” nel mondo, e anche alla protezione delle Indicazioni Geografiche, che viene ritenuta “inadeguata” e rischia di creare continui problemi legali. In Canada, invece, il tema centrale sono i sistemi di monopolio sempre più rigidi, mentre in Cina le difficoltà maggiori sono rappresentate dalle continue richieste di documentazioni aggiuntive che si uniscono ad una burocrazia già molto complessa, che ovviamente non agevola il commercio di vino.
Ma in generale, spiega l’Alleanza, “l’incertezza commerciale del 2025 ha causato danni misurabili, dalla perdita totale del mercato, in alcuni casi, a cali delle esportazioni a due cifre. Ora è necessaria un’azione collettiva dell’industria per prevenire ulteriori erosioni. Il successo richiede sforzi coordinati: le regioni vinicole globali devono unirsi per promuovere l’armonizzazione, i governi devono riconoscere il valore culturale ed economico del vino, e i quadri multilaterali devono evolversi per ridurre le frizioni commerciali proteggendo al contempo l’autenticità”.
“I risultati di questo sondaggio mostrano che, sebbene i nostri membri possano essere concorrenti nel mercato globale, affrontano sfide simili per quanto riguarda le misure non tariffarie - ha dichiarato Charles Goemaere, dg Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne e co-presidente e membro fondatore Wine Origins Alliance - è urgentemente necessaria un’azione collettiva per garantire che il valore culturale ed economico del vino venga riconosciuto, e siamo orgogliosi di affrontare le questioni legate alle barriere non tariffarie e la protezione dei nomi dei luoghi di vino attraverso i nostri sforzi di advocacy presso l’Alleanza”.

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