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FINANZA ENOICA

Vino e pegno rotativo, tra accordi “nazionali”, come Valoritalia-Credit Agricòle, e “di territorio”

Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, con Monte dei Paschi, e Barolo e Barbaresco con Intesa San Paolo
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Vino e pegno rotativo, tra accordi “nazionali”, come Valoritalia-Credit Agricòle, e “di territorio”

Nel suo impatto pesantissimo, l’emergenza Covid ha stimolato anche delle misure che, guardando oltre l’emergenza, potranno tornare utili al mondo del vino, anche in tempi più normali. Tra queste, una delle più apprezzate, senza dubbio, è quella che ha esteso la possibilità del “pegno rotativo” con il prodotto a garanzia anche al settore enoico, mentre era già prevista per alcune produzioni alimentari Dop e Igp. E sono tanti gli enti ed i Consorzi che stanno rendendo effettivamente operativa questa misura importante che, semplificando, trasforma in liquidità economica per le aziende il vino che riposa in cantina, che funge come garanzia di un prestito con il prodotto che, però, resta nelle disponibilità del produttore, e che può essere sostituito da quello delle annate successive. Talvolta con accordi a livello “nazionale”, altre, come spesso accade in tanti aspetti del business del vino, con logiche e legami “di territorio”.
Tra gli accordi di più ampio respiro, c’è quello chiuso da Federdoc, Valoritalia, che è il più importante ente di certificazione del vino italiano, e Credit Agricòle Italia.
Con con Credit Agricòle Italia che valuta la concessione del credito in base ai valori di mercato del prodotto in giacenza, e Valoritalia, che vede alla guida il presidente Francesco Liantonio ed il dg Giuseppe Liberatore, che attesta la presenza fisica del vino in cantina anche in relazione a quanto riportato nei registri telematici da parte dell’azienda, procede ad un’analisi chimico-fisica del prodotto, ne verifica la conformità con quanto previsto dal Disciplinare di Produzione e informa la banca con specifici report.
Tanti sono, invece, gli accordi chiusi dai Consorzi di Tutela di alcune delle denominazioni più importanti del vino italiano, in particolare di Toscana e di Piemonte, e altri istituti bancari, spesso fortemente radicati negli stessi territori delle denominazioni. E così, per esempio, alcuni dei consorzi più importanti di Toscana, da quello del Brunello di Montalcino, guidato da Fabrizio Bindocci, a quello del Chianti Classico, presieduto da Giovanni Manetti, passando per quello del Vino Nobile di Montepulciano, che vede al vertice Andrea Rossi, hanno chiuso accordi operativi con la Banca Monte dei Paschi di Siena, che, in tutti e tre i casi, vedrà la banca senese erogare prestiti per un importo pari all’80% del prezzo medio delle mercuriali pubblicate dalle Camere di Commercio, oltre ad altre misure ad hoc per le cantine socie dei rispettivi Consorzi.
Il Consorzio di Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, invece, sul fronte del “pegno rotativo” ha chiuso, da qualche giorno, un accordo con la banca torinese Intesa San Paolo, come confermato a WineNews dal presidente del Consorzio Matteo Ascheri.
Segnali di una filiera del vino che guarda sempre più alla finanza, senza rinunciare a quel legame con i territori di origine, che ha nel suo Dna, soprattutto quando si parla di qualità ed eccellenza.

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