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Vino italiano: “nonostante le tante criticità del momento, ci sono i motivi per essere ottimisti”

La lettura, tra passato, presente e futuro, di “pionieri” come Piero Antinori, Marco Caprai, Paolo Damilano, Gaetano Marzotto e Josè Rallo

C’è chi ha iniziato il suo lavoro nel vino nel 1986, 40 anni fa, nell’anno dello scandalo del metanolo, chi lo ha dovuto affrontare da produttore, ma anche da presidente Federvini, evento tragico che è stato, però, la scintilla del “rinascimento” del vino italiano, grazie allo sforzo congiunto di imprese ed istituzioni. C’è chi ha fatto diventare una questione complessa come la mancanza di manodopera in occasione vera di integrazione economica e culturale. C’è chi ha trasformato una criticità come il troppo caldo inventandosi la vendemmia notturna, che è diventata anche un grande strumento di comunicazione. C’è chi ha contribuito a rendere vini, all’epoca quasi sconosciuti, in pilastri del vino italiano in Usa e nel mondo. E c’è chi ha investito, nonostante valori elevatissimi, nelle vigne più pregiate di Barolo, nella convinzione che un vino ed un territorio già ai massimi livelli potessero dare ancora di più. Insomma, c’è chi ha superato, con successo, negli ultimi 40 anni, le tante crisi che ciclicamente il vino italiano si trova ad affrontare, e che, anche per questo, oggi che tante congiunture economiche, sociali e geopolitiche mettono in difficoltà il settore, guarda comunque con grande ottimismo al futuro. Messaggio di sintesi che arriva dalle voci di “pionieri” del vino italiano moderno, come lo sono stati Piero Antinori, oggi presidente onorario della storica famiglia del vino italiano Marchesi Antinori, tra i nomi più ammirati nel mondo, Marco Caprai, che con la cantina di famiglia Arnaldo Caprai ha rilanciato il Sagrantino di Montefalco nel mondo e fatto rinascere tutto il suo territorio, e, ancora, Josè Rallo, alla guida con il fratello Antonio di Donnafugata, cantina che sotto la guida del padre, Giacomo Rallo, ha segnato in maniera indelebile il “rinascimento” della Sicilia del vino, Paolo Damilano, alla guida di una delle griffe più affermate e prestigiose del Barolo e delle Langhe, fino a Gaetano Marzotto, presidente Herita Marzotto Wine Estates, tra i principali player del vino italiano nel mondo, oggi nel lancio di Vinitaly 2026, all’edizione n. 58 che sarà di scena dal 12 al 15 aprile a Veronafiere a Verona (e dei quali, WineNews, ha raccolto riflessioni e visioni a tu per tu).
Un messaggio arrivato da un luogo altamente simbolico, la Sala della Lupa di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, dove, il 10 luglio 1946, vennero proclamati i risultati del referendum che fece diventare l’Italia una Repubblica, e dove è conservata una delle tre copie originali della Costituzione. “Un luogo importante per rendere omaggio al valore assoluto del vino italiano”, hanno detto il vicedirettore del “Corriere della Sera”, Luciano Ferraro, ed il presidente Veronafiere, Federico Bricolo, alla presenza del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Aprendo il dibattito che si è snodato tra testimonianze di impresa e visioni tutt’oggi attualissime. Chiuse da un messaggio chiaro, comunque di ottimismo tra le difficoltà, firmato dallo stesso Piero Antinori, dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e dal presidente Ita-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas (con il quale abbiamo analizzato l’avvio 2026 per le esportazioni di vino italiano in Usa).
“Sono passati 40 anni dal momento tragico del metanolo, ma per me - ha raccontato Piero Antinori - è come fosse successo ieri, tanto fu il trauma per questo evento drammatico, con morti e intossicati, fu un trauma gigantesco per il settore. Io ero in Canada con altri produttori per un viaggio di lavoro, dovetti interrompere improvvisamente e tornai in Italia, ero anche presidente Federvini ed ero chiamato a prendere decisioni per limitare i danni. Che ci furono, e furono pesanti: le vendite di vino crollarono, molti Paesi che erano già mercati importanti bloccarono le importazioni. I danni nell’immediato furono pesanti. Ma credo che furono presi provvedimenti importanti, anche a livello governativo, con controlli sulla filiera e sanzioni per i trasgressori, ma anche dal punto di vista diplomatico fu fatto un grande lavoro. Il Ministro degli Esteri era Giulio Andreotti - ricorda Piero Antinori - che attivò ogni canale diplomatico per convincere tutti i Paesi che si trattava di casi isolati, che non riguardavano tutto il vino italiano. Ma anche in noi produttori ci fu una voglia di riscatto, la volontà di cancellare un marchio di infamia che ci era caduto ingiustamente addosso. Si moltiplicarono gli sforzi di comunicazione per restituire il dovuto rispetto al vino italiano, in Italia e all’estero. Ma ci fu soprattutto una presa di coscienza da parte delle autorità governative, che capirono che la strategia doveva puntare sulla qualità del prodotto italiano. Lo capirono anche il commercio e la distribuzione, che la selezione non poteva essere solo sul prezzo, e anche il consumatore, che comprese che il vino non poteva costare meno dell’acqua minerale. E se nel breve il danno fu notevole - ricorda ancora Piero Antinori - questo episodio è considerato anche l’inizio di una modernizzazione del sistema vino, e di un percorso virtuoso in tutto il mondo. E se oggi il vino italiano è al vertice dei mercati del mondo è grazie a questo nuovo corso “post scandalo del metanolo”. Fu un processo graduale, che richiese qualche anno, ma anche rapido, perché fu uno schock. Come si dice, non tutto il male viene per nuocere, a volte da eventi negativi può scaturire qualcosa di bello. E venendo a oggi - sottolinea ancora Piero Antinori - il momento è difficile, ma si dovrebbe anche smettere di parlare solo delle cose negative, e di più dei tanti aspetti positivi del nostro vino, che è insostituibile, e che meglio di altri prodotti accompagna il buon cibo e la buona tavola”.
Ad aver trasformato le criticità in opportunità, andando oltre l’utilità aziendale, è anche la case history di Marco Caprai, che con il progetto di inclusione e lavoro sociale con la Caritas di Foligno - pluripremiato, dall’Onu a Symbola-Fondazione per le Qualità Italiane, e con il produttore che ha ricevuto il riconoscimento di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - in 10 anni ha dato a lavoro a centinaia di richiedenti asilo politico, favorendo, così, la loro integrazione in Italia e nel tessuto sociale del territorio del Sagrantino di Montefalco. E che racconta la sua versione della storia recente del vino: “ho iniziato a lavorare nel vino a Vinitaly, a Verona, proprio nel 1986, l’ambiente era traumatizzato. Di quel momento ricordo la fortuna di aver ascoltato Luigi Veronelli che ci ha detto quello che dovevamo fare. Grazie a lui abbiamo capito il valore del territorio, della qualità delle uve, della biodiversità, dei nostri territori, delle nostre storie. Perché il vino è tutto questo, non solo una bevanda: nel bicchiere c’è una quantità di cultura che non c’è in nessuna altra bevanda alcolica. Il vino fa parte della nostra cultura e della nostra storia, e gli elementi culturali, in questa fase, sono fondamentali. Il bere in maniera intelligente, i valori immateriali che sono nel bicchiere. Dobbiamo far riscoprire i territori, come dopo il Covid, e su questo Verona ha fatto un grande lavoro. Nella nostra azienda per affrontare il problema manodopera abbiamo iniziato a lavorare con la Caritas, dando occupazione a 300-400 persone di oltre 30 diverse nazionalità. La nostra agricoltura fa integrazione vera, fa diventare cittadini consapevoli chi arriva nel nostro Paese, che spesso è solo un punto di passaggio. E va incontro ad un problema reale, perché c’è una crisi di natalità, ci sono Paesi e campagne che si svuotano, e non tutto è recuperabile con la meccanizzazione. Ma chi fa impresa ha il dovere di essere ottimista, l’ottimismo è il sale della vita, e l’imprenditore deve usarne con generosità. La fortuna dell’Italia del vino, e non solo - continua Marco Caprai - è avere giacimenti ancora da scoprire. Andiamo nelle nostre campagne e troviamo ancora prodotti che non avevamo mai assaggiato, è quello che fa innamorare il mondo di noi. Il turismo legato alla qualità dei prodotti è un vantaggio che ci rende unici nel mondo”.
Ottimismo e visione sono alla base anche della rinascita della Sicilia del vino, di cui Donnafugata è una delle firme più importanti, anche a livello di comunicazione, come ricordato da Josè Rallo: “i miei genitori, nostro padre Giacomo, in particolare, mi hanno fatto crescere a pane, vino e complicazioni. Mio padre ha sempre detto che dovevamo fare qualità, ma sapendola anche raccontare. Ricordo che era il 1998, lo Chardonnay era in fase di maturazione precoce, e i primi di agosto andava raccolto. Il nostro enologo, Vincenzo, suggerì la raccolta notturna, per portare in cantina uve più fresche, preservando gli aromi. Mio padre condivise, ma non si accontentò, e disse “dobbiamo comunicarlo”. E si decise di fare una festa per far vedere la raccolta sotto le stelle (che ancora oggi è uno dei più celebri esempi di enoturismo “ante litteram”, e attira centinaia di appassionati, ndr). Fu un modo di raccontare una Sicilia all’avanguardia, innovativa e di qualità”.
Un’iniziativa coraggiosa, all’epoca, come coraggio, ha sottolineato Ferraro, è servito alla famiglia Damilano, alla guida della cantina di Barolo Damilano, per investire somme importanti nel Cru di Cannubi, tra i più preziosi di una denominazione dove, oggi, il valore dei Cru più prestigiosi può superare di molto i 2 milioni di euro ad ettaro. Ma con il vino che da nasce da quei vigneti Damilano è salito alla ribalta mondiale, come nel 2023, quando il Barolo Cannubi Riserva 1752 2016 (insieme al Barbaresco Rabaja 2020 di Falletto di Bruno Giacosa, ndr), è stato scelto dal critico internazionale James Suckling come uno dei due vini da 100/100 proprio per la guida “I Migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2024 del “Corriere della Sera”, curata dallo stesso Ferraro. Anche se per Paolo Damilano, che guida l’azienda, “parlare di coraggio quando si investe in Italia è quasi inopportuno, perchè l’Italia è il Paese più bello del mondo. Abbiamo 3 miliardi di persone tra cinesi e indiani che stanno per comprare il loro primo biglietto aereo, probabilmente per venire in Italia. Io se, avessi l’opportunità - ha detto - comprerei tutti i vigneti che posso, non solo nelle Langhe, perché credo che in futuro l’Italia sarà il simbolo dell’eccellenza del vino mondiale, ma anche per quanto riguarda agroalimentare e turismo. Io non mi sento così coraggioso, Cannubi è uno dei Cru più importanti del Barolo, riconosciuto a livello mondiale. Non c’è neanche da impegnarsi così tanto lì, per fare qualità, sono terreni incredibili. Bisogna però promuoverlo bene, il nostro vino di qualità, e i dazi in Usa ci hanno fatto capire che è un mercato che va approcciato in maniera diversa, ma anche che dobbiamo diversificare in altri Paesi, e coinvolgere le nuove generazioni. E a volte servono anche dei colpi di fortuna, che però vanno cercati, viaggiando e lavorando, perchè stando seduti sul divano non arrivano”, ha detto Damilano, commentando la notizia del video pubblicato nelle settimane scorse dalla stella del basket Usa, Lebron James, proprio con il Barolo Cannubi di Damilano.
E un colpo di fortuna fu anche quello che portò, molto tempo fa, Tony Terlato (alla guida di Terlato, una delle più importanti realtà del vino in Usa, ndr) a scegliere il Pinot Grigio di Santa Margherita (oggi Herita Marzotto Wine Estates) da importare negli Usa, facendone un simbolo del made in Italy, ha ricordato Gaetano Marzotto. “Il Pinot Grigio in Usa non lo conosceva nessuno. Arrivò da noi, a Portogruaro, Tony Terlato che si fece consigliare dai ristoranti milanesi quale era il migliore dei Pinot Grigio, e gli consigliarono il nostro. Terlato sposò la nostra causa posizionandoci nei migliori ristoranti in America, e piaceva perché era un vino fresco, fruttato e leggero, e si sposava bene con tutte le cucine, non solo con quella italiana, e conquistò soprattutto le donne, che bevevano molto, specie nel weekend. Poi è arrivato anche il Prosecco, che ci ha dato risultati straordinari. Non dobbiamo mai fermarci, se innovi di continuo hai successo. Ora la gente beve meno, ma cerca più qualità. In Usa bevono 10 litri procapite all’anno, quindi c’è ancora uno spazio enorme. Abbiamo investito tanto, abbiamo seguito l’esempio di Antinori investendo in terreni e cantine. Come famiglia abbiamo altri business, ma quando ci incontriamo parliamo di vino, perché ci porta in luoghi straordinari. Siamo alla terza generazione, stiamo passando alla quarta, è sempre complicato, ma vediamo grandi opportunità nel futuro, nonostante Trump”.
E grandi opportunità per il futuro, nonostante tutto, le vede anche lo stesso Piero Antinori: “è vero che il momento difficile, ma ci sono tante aree del mondo che il vino ancora non lo conoscono, e sono certo che prima o poi lo faranno e lo apprezzeranno. Per questo, non si può che essere ottimisti”. Ma è fondamentale che imprese e istituzioni lavorino insieme per il bene del settore, come hanno testimoniato il presidente Ita-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, e il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
“Vinitaly - ha detto Matteo Zoppas - è sempre più riferimento mondiale. Mi ha emozionato Marzotto con il Pinot Grigio e Tony Terlato, io l’ho conosciuto, e grazie a Bill Terlato, con il Ministro Lollobrigida, abbiamo sviluppato Vinitaly.Usa, che nel 2027 sarà a New York, il 26-27 ottobre, a poche ore dalla “Wine Experience” di “Wine Spectator” (22-24 ottobre, ndr). Ci sono evoluzioni importanti, abbiamo numeri critici in questo avvio di 2026, che, però, ci devono preoccuapare fino ad un certo punto, perchè il vino italiano si è dimostrato sempre forte. Ma non per questo non dobbiamo rilassarci. A Vinitaly portiamo almeno i due terzi dei buyer più importanti del mondo, grazie ai 100 milioni in più trovati in Finanziaria anche grazie al Ministro Lollobrigida, con cui incrementiamo anche le nostre attività nel resto del mondo. E dove facciamo promozione, vediamo che il vino cresce”.
“Il vino ha bisogno di una visione poliedrica, che vada oltre il commercio - ha detto dal canto suo il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - perché è cultura, storia e molto di più. Servono istituzioni che ascoltino le imprese più brave a capire i cambiamenti. Il vino per esempio, ha visto i consumi calare drasticamente in 30 anni, ma è cresciuto in maniera enorme in qualità, come è naturale in un mondo cambiato. Turismo e ristorazione sono cresciute enormemente, oggi chi fa vino deve guardare anche a questo, connettersi al turismo. E a Vinitaly il tema del Ministero sarà legato al concetto del riconoscimento della cucina italiana Patrimonio Unesco, che è un modo di stare insieme a tavola che non può essere tale senza vino. La convivialità senza vino non è la stessa. Le cene che abbiamo fatto per promuovere la cucina italiana nel mondo sono state tutte un successo, ma quelle dove non ci poteva essere il vino, per esempio nei Paesi musulmani, non sono andate bene come le altre. In ogni caso - ha aggiunto Lollobrigida - il vino ha saputo rilanciarsi in fasi critiche come dopo il metanolo, in alcune zone ha cambiato il paesaggio in meglio in pochi anni, come in Franciacorta, per esempio, abbiamo unicità come l’Etna, in Sicilia, per non parlare di tutto il resto dell’Italia già più affermata. Il nostro strorytelling non ha pari. Noi cerchiamo di aiutare le aziende ad essere più resilienti, di accompagnarle nel mondo, come fa benissimo Ice, ma non solo. Abbiamo lanciato una campagna di comunicazione sul vino, nei giorni scorsi, che certamente non ha risolto tutti i problemi, ma ha portato un cambio di approccio: prima c’era timore a parlare di vino “perché fa male”. Noi vogliamo tornare a dire il contrario. Sembra che i giovani se bevono energy o soft drink, o cocktail si divertono, mentre se bevono vino sembrano destinati a perire: non è vero e non questo il messaggio, dobbiamo dirlo. A Vinitaly questo sarà uno dei temi, mentre l’altro sarà lo spazio del Ministero che ricorderà una grande bottiglia di vino, con lo slogan “c’è l’Italia dentro”, e conterrà arte, cultura, momenti di approfondimento e così via”.
Aspettando un Vinitaly 2026 nel quale, dunque, il vino italiano vuole suonare la sua riscossa, unito, come fece 40 anni fa, dopo il metanolo.

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