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Viticoltori, paesaggisti inconsapevoli, e protagonisti di una viticoltura che deve saper cambiare e dialogare con le altre anime dei territori senza per questo snaturarsi. Il messaggio arriva dalla Valpolicella, nel convegno “Il Valore della Ricerca”

Una viticoltura che non può rimanere ferma guardando solo al passato, per quanto glorioso possa essere, ma che deve guardare al presente e al futuro con la capacità di cambiare e di integrarsi con le altre necessità del territorio in cui vive, dialogando con le altre filiere e le istituzioni, senza per questo snaturarsi o perdere il valore più importante, che è la sua identità. Con la bellezza ed il pregio del paesaggio che è formato dai viticoltori stessi, “paesaggisti inconsapevoli”, e che influisce anche sulla percezione della qualità del vino stesso. Ecco, in estrema in sintesi, il messaggio emerso nel convegno “Il Valore della Ricerca”, promosso da Cantina Valpolicella Negrar, nel premio “Vivi la Valpolicella”, dedicato ad uno dei distretti del vino più importanti d’Italia.

“I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico - ha detto Diego Tomasi, direttore del CreaVit di Conegliano - ed i viticoltori creano luoghi di valore, ma la biodiversità resta prioritaria per l’equilibrio ambientale e per il forte potere suggestivo che il paesaggio di un’area viticola evoca nel consumatore. Da tempi immemorabili le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, bensì accordare i caratteri strutturali del paesaggio con l’attività viticola. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa - spiega Tommasi - il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile e non trasferibile: su di esso si basa l’immagine di un’area viticola e su di esso si imprime il ricordo più immediato del consumatore. Il paesaggio genera emozione e porta con sé un messaggio e uno stato d’animo che si trasmette in modo inconscio fino alla qualità percepita del vino: paesaggio significa allora valore aggiunto al vino da sfruttare e valorizzare. Il paesaggio della Valpolicella - ha concluso Tomasi - vanta molti primati da anni riconosciuti, ma proprio in un momento in cui l’attività viticola si fa più importate ed “aggressiva”, bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e di guida per salvaguardare ed indirizzare l’attività viticola in un contesto ambientale nel quale il paesaggio non può essere dimenticato, anche perché bene comune e dal forte potere identitario”. E, a proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, Daniele Accordini, direttore Cantina Valpolicella Negrar, ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi - produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti - per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina cooperativa, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme”.

“Le istituzioni hanno sempre manifestato un grande interesse per il nostro territorio, basti ricordare che nel 1956 la commissione provinciale di Verona vincolò la Valpolicella alla legge ministeriale sulle protezione delle bellezze naturali”, ha detto Roberto Grison, sindaco di Negrar. Che ha aggiunto: “nel tempo c’è stata qualche crepa, ma ora è necessario confrontarci e dialogare insieme per arrivare a regole condivise e tornare alla fusione dell’opera della natura con quella dell’uomo”. “È bene che si parli adesso di territorio, prima che siano compiuti errori irrimediabili”, ha detto Gianmaria Tommasi, presidente di Valpolicella Benaco Banca. Che ha anche annunciato l’organizzazione di un master (gennaio/febbraio 2016) rivolto ai produttori per far conoscere loro il patrimonio culturale del territorio”.

Focus - Il concorso “Vivi la Valpolicella”

Il concorso “Vivi la Valpolicella”, sostenuto da Cantina Valpolicella Negrar e Benaco Banca, è stato creato dall’Associazione Vivi la Valpolicella, con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l’obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

A vincere l’edizione 2014/15 del concorso sono stati: per l’area Viticoltura, Università di Verona, tesi di Dennis Borchia sul lavaggio delle uve, lavoro iniziato dal professor Roberto Ferrarini, scomparso prematuramente; per l’area Enologia, Università di Udine, tesi di Elio Boscaini sulla valutazione agronomica ed enologica di alcuni vitigni resistenti a peronospora e oidio nel Veronese; per l’area Economica, Università di Trento, tesi di Francesco Zardini sul paesaggio della Valpolicella e della Lessinia. Le tesi toccano temi d’attualità - la salubrità delle uve e dei vini, la salvaguardia del paesaggio, la riduzione degli antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali - argomenti che sono stati ripresi nel convegno.

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