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LO STUDIO

160 miliardi di dollari il business del vino nei primi 50 mercati, +3% nel 2017 sul 2016

Wine Intelligence: Stati Uniti, Germania, Canada, Cina, Francia, Svizzera, Regno Unito, Australia, Italia e Paesi Bassi i mercati più “attrattivi”

Stati Uniti, Germania, Canada, Cina, Francia, Svizzera, Regno Unito, Australia, Italia e Paesi Bassi: ecco, nell’ordine, i mercati più “attrattivi” per il vino, secondo il “Wine Intelligence’s Global Compass 2018-19”, che ha analizzando l’andamento dei primi 50 mercati enoici del mondo. Analisi che, nel complesso, conferma una tendenza in atto da anni: i volumi consumati non crescono, tanto che nei mercati campione sono stabili, nel 2017 sul 2016, mentre aumenta la spesa per il vino, a 160 miliardi di dollari, +3%. Un effetto, questo, che per lo studio inglese (che tiene conto di parametri economici generali come la popolazione adulta, il reddito procapite, la disoccupazione e la corruzion, e di altri specifici del settore, dai volumi e valori di consumo di vino domestico ed importato al consumo procapite, dalla redditività del mercato del vino alla capacità di accesso al prodotto, ndr), è dato da una maggiore attenzione alla qualità da parte dei consumatori, ma anche alla scarsità delle ultime vendemmie, che hanno spinto verso l’alto i prezzi, e alle politiche fiscali di alcuni Paesi, che in alcuni casi hanno alzato le tasse sugli alcolici, e in altri, anche grazie ad accordi bilaterali, in particolare in Asia, le hanno abbassate in maniera sostanziosa. Per il Belpaese, la buona notizia è che nella classificazione di Wine Intelligence, sono considerati in crescita i mercati principali per il Belpaese. Sotto la voce “growth”, che etichetta quei mercati in cui il vino è ormai un prodotto di massa e con consumi in crescita, ci sono gli Stati Uniti, il Canada e la stessa Italia, negli anni scorsi considerata stabile.
Tra i mercati “mature”, che sembrano aver raggiunto il massimo potenziale in termini di volumi di vino consumati, ci sono altri sbocchi importanti per il Belpaese enoico, come Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito (sul quale, però, pesano le incognite della Brexit), ma anche Svezia, Danimarca, Austraia, Spagna, Belgio e Norvegia, tra gli altri.
Considerate “established”, ovvero stabili, invece, piazze come l’Australia, i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Giappone ed Hong Hong, mentre tra i Paesi “emerging”, dove la crescita è forte ma da dove si parte da volumi molto bassi, al top si confermano Cina, Russia e Brasile (mercato che, in generale, sta assistendo ad un recupero complessivo dal punto di vista economico), in compagnia di mete come Taiwan, la Colombia, la Turchia, il Perù e l’Angola. Tutti da scoprire, invece, in Paesi “new emerging”, dove il vino è davvero una novità ma dove sembra esserci del potenziale, come le Filippine, la Malaysia, l’Indonesia, l’India, il Vietnam, la Thailandia e la Nigeria.
Nel complesso, comunque, “il mercato mondiale del vino sembra in buona salute, grazie alla crescita economica globale - commenta il Coo di Wine Intelligence Richard Halstead - e alla forte spinta di Cina e Stati uniti, che trainano la domanda di vino. Tuttavia, in un quadro complessivamente positivo, non mancano motivi di preoccupazioni, in primis l’impatto della Brexit sull’econoima Ue e non solo, e, guardando all’America, la possibile fine di un periodo di 25 anni di crescita del mercato, che potrebbe mescolarsi allo scontro internazionale sui dazi”.

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