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LO SCENARIO

Guerra in Medio Oriente, la Fao: effetto domino sui sistemi agroalimentari mondiali

Ripercussioni dirette anche per l’Italia, grande produttore, ma anche trasformatore e importatore di materie prime agricole, dice l’Organizzazione
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Guerra in Medio Oriente, la Fao: effetto domino sui sistemi agroalimentari mondiali

L’esplosione del conflitto nel Golfo Persico a fine febbraio 2026 sta già producendo un effetto domino sui sistemi agroalimentari mondiali, con ripercussioni dirette anche per l’Italia, grande peoduttore, ma anche trasformatore e importatore di materie prime agricole. Il blocco dello Stretto di Hormuz - snodo da cui transita circa un quarto del petrolio globale e una quota rilevante di fertilizzanti - ha fatto crollare il traffico marittimo di oltre il 90% in pochi giorni, innescando un’impennata dei prezzi energetici e mettendo sotto pressione l’intera filiera agricola. A delineare, questo quadro, è la Fao in un documento pubblicato, nei giorni scorsi, sulle “Implicazioni globali per il settore agroalimentare del conflitto in Medio Oriente del 2026: Impatto sul commercio di energia e fertilizzanti e sulla sicurezza alimentare”, che afferma come l’agroalimentare italiano, fortemente dipendente da input esterni e integrato nei mercati internazionali, rischia di subire un doppio colpo: da un lato l’aumento dei costi di produzione per le imprese agricole e dell’industria alimentare, dall’altro la volatilità dei prezzi delle materie prime, con possibili effetti su margini, competitività e prezzi al consumo.
Secondo la Fao, l’aumento del costo del petrolio tra il 20% e il 35% e del gas dal 50% al 75% si traduce immediatamente in maggiori spese per carburanti, irrigazione, trasformazione e logistica, mentre il rincaro dei fertilizzanti - saliti fino al 20% in pochi giorni e destinati a crescere ulteriormente - minaccia direttamente le rese agricole globali. Un quadro confermato anche da Confagricoltura che registra come dall’inizio del conflitto in Iran il prezzo dell’urea, per esempio, sia schizzato in alcune aree da 55 a 75 euro al quintale, con episodi di indisponibilità del prodotto dovuti non tanto a scarsità reale, quanto a fenomeni speculativi che aggravano ulteriormente la situazione. Parallelamente, il gasolio agricolo ha superato in pochi giorni la soglia di 1,20 euro al litro rispetto agli 80 centesimi precedenti, con un impatto immediato sui costi operativi delle imprese agricole. Anche Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani sottolineano come i costi energetici e dei fertilizzanti rimangono significativamente più alti rispetto al periodo prebellico, con aumenti che negli ultimi quattro anni hanno raggiunto il +49% per i fertilizzanti e il +66% per l’energia, aggravando la competitività del settore e rendendo più fragile il sistema produttivo nazionale. Coldiretti avverte che il conflitto rischia di replicare lo shock già vissuto nel 2022, con impatti potenzialmente devastanti sui costi di produzione e sulla tenuta delle imprese, già colpite da concorrenza estera sleale e dinamiche di mercato distorte.
Il nodo centrale resta quello dei fertilizzanti: fino al 30% del commercio mondiale transita proprio dallo Stretto di Hormuz, rendendo il sistema estremamente vulnerabile. La riduzione delle forniture e l’assenza di scorte strategiche internazionali costringe molti agricoltori a ridurre gli input, con conseguente calo delle rese e possibili tensioni future sui mercati dei cereali. Il rischio è che nelle regioni del Nord Italia le concimazioni di fondo per mais, soia e sorgo possano di saltare, sia per condizioni meteo sfavorevoli sia per la situazione geopolitica che rende proibitivo l’acquisto degli input essenziali.
Riguardo all’export agroalimentare, il conflitto in Iran minaccia le rotte commerciali, aumentando costi e rischi per le spedizioni, fino a bloccare in alcuni casi l’arrivo delle merci nelle destinazioni mediorientali.
Infine, sebbene al momento i prezzi alimentari globali restino sotto i picchi del 2022, i primi segnali di rialzo sono già evidenti e il rischio è quello di una nuova ondata inflattiva nel 2026, soprattutto se il conflitto dovesse protrarsi.

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