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Usa, effetto Millennials: aumentano i consumatori di vino, ma in meno lo bevono abitualmente

A dirlo lo “Us Landscapes 2020 Report” by Wine Intelligence
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Usa, effetto Millennials: più consumatori di vino, ma in meno lo bevono abitualmente

Al netto di come evolverà la questione dazi, in Usa, fino ad oggi motore primario del mercato del vino mondiale e, soprattutto, italiano, c’è un altro aspetto che deve far riflettere i produttori: se da un lato aumenta il numero delle persone che bevono vino, dall’altro diminuisce chi, un calice, se lo concedere con maggiore regolarità. E questo per effetto dei celeberrimi o famigerati Millennials, sempre più influenti sul mercato del vino, che non riescono, però, almeno fino ad oggi, a rimpiazzare i consumi, calanti, delle generazioni precedenti, e che hanno guidato il boom del consumo di vino in Usa negli ultimi anni (dove il consumo pro capite, nel 2018, era di 12 litri a testa, secondo i dati Oiv, per un totale di 33 milioni di ettolitri, il dato più alto al mondo, ndr).
Emerge dallo “Us Landscapes 2020 Report” di Wine Intelligence, secondo cui, rispetto ad una popolazione over 21 (l’età per cui è legale bere alcolici in Usa) di 241 milioni di persone, i consumatori occasionali di vino (coloro che ne bevono almeno una volta all’anno), dal 2011 al 2019, sono cresciuta dal 108 a 118 milioni di persone, mentre i regular wine drinkers, ovvero coloro che bevono vino almeno una volta al mese, sono diminuiti da 81 a 77 milioni di persone.
“Il punto chiave di questo calo tra i consumatori abituali è la coorte dei Millennials, delle persone tra i 21 i 34 anni: questo gruppo era composto da 29 milioni di consumatori regolari nel 2015, scesi a 21,5 milioni nel 2019”, spiega Wine Intelligence.

“I consumatori americani di vino hanno alimentato una crescita senza precedenti per il business e del vino nel 21esimo secolo. Ma i dati che stiamo vendendo raccontano un quadro che sta cambiando. Il successo nel mercato Usa per la prossima decade sarà misurato da quanto positiviamente il vino saprà adattarsi ad una nuova realtà di consumo, sempre più influenzata da scelte legate alla salute, e da una crescente possibilità di scelta tra bevande diverse”, commenta Lulie Halstead, ceo dell’agenzia di ricerca inglese.

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